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Senza collegamenti non c’è futuro

Fiumicino cresce tra progetti di sviluppo e nuove sfide infrastrutturali. Ma senza un piano chiaro per la mobilità, il rischio è che porti, turismo e lavoro restino isolati.

A Fiumicino i treni non arrivano più da anni. Un tempo la città aveva una sua stazione, in centro, che collegava direttamente il territorio con la Capitale. Oggi non esiste più. E mentre si discute di grandi opere — dal porto commerciale al possibile approdo crocieristico — il tema della mobilità resta ancora sospeso, in attesa di chiarimenti precisi, di progetti concreti, di cronoprogrammi.

Perché non esiste sviluppo senza collegamenti efficienti. Il turismo, il commercio, il lavoro: tutto dipende dalla capacità di spostarsi in modo semplice, veloce, sostenibile. Eppure Fiumicino continua a vivere un paradosso: cresce come attrattore economico, ma fatica a garantire infrastrutture all’altezza delle sue ambizioni.

Il futuro porto, insieme all’aeroporto, potrebbe rappresentare una straordinaria occasione di rilancio territoriale, ma senza un sistema di mobilità moderno — su ferro e su gomma — rischia di restare un’isola dentro l’isola. Servono parcheggi di scambio, navette dedicate, linee di trasporto pubblico integrate e, soprattutto, una pianificazione chiara e condivisa.

La città deve essere pensata come un corpo unico, non come una somma di interventi scollegati.
Perché un porto, da solo, non basta; serve la strada per raggiungerlo, il treno per sostenerlo, la visione per farlo vivere.

Solo così Fiumicino potrà davvero diventare una città di mare connessa al mondo, non solo un terminal tra Roma e il litorale.