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Donbass, Crimea e esercito ridotto: i 28 punti del piano Trump per fermare la guerra in Ucraina
Photo credit: whitehouse.gov

Mentre Trump rivendica le sue telefonate con Putin, fonti americane e russe descrivono un piano che chiede a Kiev concessioni territoriali e militari in cambio di garanzie di sicurezza occidentali

Washington, 20 novembre 2025 – “Fammi risolvere la tua cavolo di guerra”. Con questa frase, riportata dalla stampa statunitense e da agenzie internazionali, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha raccontato il tono di una delle telefonate con Vladimir Putin, durante il suo intervento all’Us-Saudi investment forum a Washington. Mentre il capo della Casa Bianca rivendicava il suo ruolo di mediatore e portatore di pace, in parallelo emergevano i dettagli di un nuovo piano di pace in 28 punti per la guerra in Ucraina, rivelato dal sito Axios e approfondito da diverse testate anglosassoni.

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Il nuovo piano di pace per l’Ucraina

Secondo le ricostruzioni di Axios, Washington e Mosca stanno lavorando ad un piano di pace che ridisegna la mappa dell’est ucraino e l’architettura di sicurezza europea. L’idea di fondo: la Russia otterrebbe il controllo effettivo di ampie porzioni del Donbass non ancora occupate, mentre Washington guiderebbe un sistema di garanzie di sicurezza per Kiev e per l’Europa in caso di future aggressioni da parte di Mosca

La convinzione di una parte dell’amministrazione, riferita da fonti citate da Axios, è che l’Ucraina rischierebbe comunque di perdere quelle aree se il conflitto proseguisse. Per questa ragione, secondo tali fonti, sarebbe “interesse di Kiev” considerare adesso un accordo, prima che la situazione militare sul terreno peggiori ulteriormente per il fronte ucraino.

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I 28 punti: Donbass, Crimea ed esercito ridotto

Nel dettaglio, il documento in 28 punti prevederebbe che la Russia ottenga il pieno controllo delle regioni di Luhansk e Donetsk, che insieme formano il Donbass, includendo anche quel 10–15% di territorio che oggi è ancora sotto controllo ucraino. Le zone dalle quali le forze di Kiev dovrebbero ritirarsi sarebbero classificate come area smilitarizzata, in cui Mosca non potrebbe dispiegare proprie truppe, almeno secondo le versioni circolate tra le capitali e riportate dai media.

Nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia il fronte verrebbe sostanzialmente congelato sulle attuali linee di controllo, con una possibile restituzione di piccole porzioni di territorio da parte russa, da definire nella fase negoziale. Un altro passaggio chiave riguarda Crimea e Donbass: Stati Uniti e altri Paesi riconoscerebbero formalmente queste aree come territorio russo, mentre a Kiev non verrebbe richiesto un riconoscimento legale, ma di fatto le perdite territoriali sarebbero consolidate.

Le indiscrezioni pubblicate dal Financial Times e riprese da altre testate descrivono anche un capitolo dedicato alle capacità militari ucraine: il piano prevederebbe una drastica riduzione dell’esercito di Kiev, fino a circa la metà delle forze attuali, e limitazioni sulle armi a lungo raggio, in particolare sui sistemi in grado di colpire in profondità il territorio russo. Il documento includerebbe inoltre il riconoscimento del russo come una delle lingue ufficiali dell’Ucraina e nuove garanzie per la Chiesa ortodossa filorussa, punti che ricalcano alcune delle richieste politiche avanzate da Mosca già nelle fasi iniziali del conflitto.

Resta poco chiaro, invece, cosa significhino nella pratica le garanzie di sicurezza promesse dagli Stati Uniti: nelle ricostruzioni finora pubbliche si parla di un impegno a difendere l’Ucraina da nuove aggressioni russe, ma non viene specificato se si tratterebbe di un trattato formale, di un paracadute politico o di un meccanismo simile all’articolo 5 della Nato.

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Qatar, Turchia e il lavoro degli emissari

Il negoziato non si consumerebbe soltanto tra Washington, Mosca e Kiev. Due Paesi mediatori già centrali nei dossier sul Medio Oriente, Qatar e Turchia, risultano coinvolti nella stesura del nuovo piano di pace, secondo fonti con conoscenza diretta del dossier citate da vari media internazionali. Doha e Ankara, che hanno avuto un ruolo nei negoziati per la tregua a Gaza, sarebbero impegnate a sostenere il tentativo statunitense di mettere intorno allo stesso tavolo russi e ucraini.

Sul versante americano, la redazione del documento è guidata da Steve Witkoff, inviato speciale del presidente Trump per le missioni di pace, che nelle ultime settimane ha tenuto una serie di colloqui riservati con l’emissario russo Kirill Dmitriev. Il piano sarebbe nato proprio a valle di questi incontri, tra cui un faccia a faccia di tre giorni a Miami, e si inserisce nella cornice definita dal vertice tra Trump e Putin ad Anchorage, in Alaska, lo scorso agosto.

Dalla parte ucraina, il principale interlocutore degli emissari americani è il consigliere per la sicurezza nazionale Rustem Umerov. Secondo alcune fonti citate da Axios, molti dei commenti di Umerov sarebbero stati incorporati nel testo, con diversi punti di convergenza. Una fonte ucraina ascoltata dalla stessa testata offre però una versione opposta: il consigliere avrebbe espresso una netta contrarietà su numerosi aspetti del piano, considerati incompatibili con le linee rosse fissate da Kiev.

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Zelensky, il piano alternativo e l’incontro saltato

Il capitolo più delicato resta quello politico. Secondo le ricostruzioni, il piano in 28 punti sarebbe stato presentato in forma di bozza a Kiev, con l’indicazione che la Casa Bianca considera favorevolmente un’intesa su quella base. In programma c’era anche un incontro ad Ankara tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l’inviato americano, ma l’appuntamento sarebbe stato annullato quando da Washington è emersa la percezione che il leader ucraino stesse facendo marcia indietro rispetto agli elementi discussi in precedenza con Umerov.

Zelensky è arrivato comunque in Turchia, ma con un piano alternativo elaborato insieme ad alcuni partner europei, descritto da fonti statunitensi come difficilmente accettabile dalla Russia. Sullo sfondo, pesa anche il clima interno a Kiev: le inchieste su episodi di corruzione che hanno lambito esponenti vicini al presidente e le tensioni nel suo partito vengono lette da alcune fonti occidentali come un ulteriore fattore di pressione sulla leadership ucraina.

Secondo un funzionario americano citato da diversi media, l’incontro con Zelensky potrebbe tenersi direttamente a Washington, se e quando il presidente ucraino decidesse di discutere il nuovo quadro negoziale. Per ora, la risposta ufficiale di Kiev è di ferma opposizione a un’intesa che viene descritta come “pesantemente sbilanciata verso la Russia” e “molto comoda per Putin”, formule riportate da persone che hanno avuto accesso al testo del piano.

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