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Rapporto Draghi 2024, a Roma il confronto su cultura, innovazione e fondi europei
Il convegno "Rapporto Draghi 2024. Innovazione, cultura e opportunità dei fondi europei"

Alla sede di Civita il confronto promosso dal Parlamento europeo in Italia. Istituzioni nazionali ed europee si confrontano come usare innovazione e fondi Ue per trasformare la cultura in motore di sviluppo economico

Roma, 1 dicembre 2025 – La cultura come motore economico e l’innovazione tecnologica come leva strategica per utilizzare al meglio le risorse europee. Sono i due assi attorno a cui si è sviluppato il convegno “Rapporto Draghi 2024. Innovazione, cultura e opportunità dei fondi europei”, andato in scena questa mattina nella sede dell’Associazione Civita, in piazza Venezia a Roma.

L’incontro, promosso dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia in collaborazione con Civita, ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, amministratori locali, imprese e operatori culturali per discutere come tradurre in politiche concrete le indicazioni contenute nel Rapporto Draghi sulla competitività europea, con particolare attenzione al settore culturale e creativo.

Al centro del dibattito, il ruolo della cultura non solo come fattore identitario, ma come vero e proprio driver di sviluppo. È stato evidenziato come i fondi europei possano sostenere filiere culturali e creative, turismo, rigenerazione urbana, tutela del patrimonio e innovazione digitale, se dietro c’è una strategia chiara e lungimirante.

Nel solco del Rapporto Draghi, la discussione ha insistito sulla necessità di investimenti stabili e programmabili, capaci di dare continuità ai progetti culturali e di trasformare i territori in piattaforme di innovazione sociale ed economica. Un orientamento ritenuto essenziale per colmare divari territoriali e rafforzare la competitività complessiva dell’Unione.

Gli interventi

Ad aprire i lavori è stato Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, che ha riportato la discussione sul terreno politico del Rapporto Draghi e sul valore della cultura come infrastruttura democratica ed economica: “La cultura, in sinergia con turismo e alta gamma, ha un ruolo fondamentale per la tenuta del nostro sistema e la creazione di posti di lavoro. Puntando sulla cultura l’Europa ha la forza di difendere i valori su cui si fonda la nostra civiltà.” Un’impostazione che ha dato subito la cornice dell’incontro: la cultura non come orpello, ma come asset strategico europeo.

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha invece insistito sul tema della competitività, richiamando l’urgenza di colmare il divario tra la retorica sul ruolo della cultura e gli investimenti reali:
C’è bisogno di maggiore consapevolezza sul ruolo della cultura per la competitività europea. Nella proposta sul QFP c’è un gap di investimenti per il settore che invece ha effetto moltiplicatore in termini di qualità, crescita e innovazione.”

Più orientato al tema dei divari territoriali l’intervento dell’europarlamentare Giusi Princi, che ha rimarcato quanto innovazione e cultura siano decisive per evitare un’Europa a geometria variabile:
“La cultura diventi perno dello sviluppo economico e sociale dei territori. Abbiamo un’Italia a due velocità: la competitività deve partire dall’innovazione con la cultura come motore. L’Europa lavori su reti e competenze per finalizzare le risorse.” Una prospettiva focalizzata sui territori e sulla capacità dell’Ue di accompagnare davvero la trasformazione locale.

Più critico invece il contributo dell’europarlamentare Nicola Zingaretti, che ha puntato il dito contro la frammentazione attuale delle politiche europee. Una lettura che ha introdotto la parte più politica dell’incontro, quella sulle scelte di bilancio e sulla direzione del prossimo QFP. “Serve un’iniezione importante di fondi su mercato unico, IT, cybersecurity, difesa, energia, IA. La frammentazione non aiuta: l’Ue non è abbastanza coraggiosa. Negativa la nazionalizzazione dei fondi di coesione: non è una buona notizia”.

Il quadro che emerge

Dal confronto è emersa la richiesta di procedure più semplici, una migliore assistenza tecnica per enti locali e operatori culturali e un raccordo più stretto tra politiche europee, nazionali e regionali.
L’obiettivo condiviso è rendere la cultura e l’innovazione elementi centrali della strategia europea per la competitività, evitando che le opportunità offerte dai fondi Ue si perdano in burocrazia o frammentazione.