IL FATTO
|Roma, sequestrati 3 milioni all’“uomo liquido” che riciclava per la Banda della Magliana
La confisca, divenuta definitiva, riguarda immobili e disponibilità finanziarie accumulate grazie ad attività di usura e riciclaggio condotte dagli anni ’70 per più gruppi mafiosi
Roma, 1 dicembre 2025 – Unità immobiliari e disponibilità finanziarie per oltre 3 milioni di euro sono state confiscate a un romano di 83 anni, accusato attività usurarie e di riciclaggio di capitali illeciti fin dagli anni ’70 per conto di diverse organizzazioni mafiose e in particolare nell’interesse della Banda della Magliana. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Roma, è stato eseguito dal personale della Divisione Anticrimine della questura di Roma dopo la pronuncia della Cassazione. L’uomo svolgeva attività di usura anche per conto di ‘Ndrangheta, Camorra e di Cosa Nostra.
L’attività costituisce il parziale epilogo dell’operazione Ragnatela del 2021, nel cui ambito gli specialisti della Divisione Anticrimine avviarono le indagini, ricostruendo la carriera criminale e analizzando la posizione economico-patrimoniale di due persone, il romano di 83 anni e un calabrese della zona dei Castelli Romani, inserito in pericolosissimi contesti di criminalità organizzata di matrice ‘ndranghetista, operante nel mandamento tirrenico, che face capo alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, e quella dei loro nuclei familiari.
Nel 2001 il Tribunale (Sezione Misure di Prevenzione), a seguito della proposta del questore di Roma avanzata ai sensi della normativa antimafia, a marzo 2021 ha disposto il sequestro e, successivamente, a maggio 2023, ha ordinato la confisca di un compendio patrimoniale del valore di oltre 3 milioni di euro, riconducibile al romano e al calabrese. Contro questa sentenza i due avevano fatto ricorso alla Corte d’Appello che a maggio del 2024 ha confermato il decreto, divenuto definitivo il 24 settembre scorso per il calabrese mentre il romano ha presentato ricorso in Cassazione. A dicembre del 2024 la Suprema Corte ha annullato la decisione dei giudici di secondo grado e ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello per nuovo giudizio nei soli confronti dell’83enne romano. La Corte d’Appello ha poi confermato la confisca disposta dal Tribunale. Infine la Cassazione, il 18 novembre scorso, dichiarando inammissibile l’ulteriore ricorso presentato, ha confermato la pronuncia della Corte di Appello stabilendo la definitività della confisca emessa nel maggio 2023.
La misura, ora definitiva, certifica la rilevante sproporzione tra fonti di reddito lecite, attività economica esercitata e disponibilità di beni posseduti direttamente o indirettamente dal romano, che, durante un interrogatorio si era definito ‘uomo liquido’, cioè a disposizione di diverse organizzazioni criminali, con il compito di riciclarne gli enormi proventi illeciti. Nella sua attività di usura era solito vantarsi con le vittime dei suoi intimi rapporti con i vertici della Banda della Magliana e della mafia siciliana.
Tra i beni irrevocabilmente confiscati, entrati a far parte del patrimonio dello Stato ci sono un complesso immobiliare nel Comune di Rocca di Papa, adibito ad albergo-ristorante, assegnato alla Protezione Civile, una unità immobiliare nel Comune di Roma, nella zona urbanistica della Magliana, disponibilità finanziarie giacenti su diversi rapporti creditizi per un valore complessivo di oltre 300.000 euro. L’uomo, colpito da confisca, non risulta colpito da provvedimenti limitativi della libertà personale e vive nella Capitale.


