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Chi è Giuseppe Cavo Dragone, l’ammiraglio italiano che valuta “risposte aggressive” contro Mosca
L'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (Credit foto: Adnkronos)

Presiede il comitato militare della Nato ed ha sottolineato come l’Alleanza Atlantica stia valutando un possibile cambio di strategia per rispondere alla guerra ibrida di Putin

Bruxelles, 2 dicembre 2025 – La Nato sta valutando di essere “più aggressiva” nella risposta agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo attribuiti alla Russia. A dirlo è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell’Alleanza atlantica, in un’intervista al Financial Times. “Siamo, in un certo senso, reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando“, ha spiegato il vertice militare, evocando la possibilità di attacchi preventivi in ambito cyber considerati comunque difensivi. Osservazioni che hanno acceso il dibattito, soprattutto nei Paesi dell’Est Europa, e mandato su tutte le furie il Cremlino. Ma chi è l’ammiraglio italiano che oggi guida i capi di Stato maggiore dei Paesi Nato?

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Giuseppe Cavo Dragone nasce ad Arquata Scrivia il 28 febbraio 1957. Entra in Accademia navale nel 1976 e ne esce nel 1980, per poi completare la formazione come pilota militare negli Stati Uniti. Una volta rientrato vola su elicotteri imbarcati e partecipa a missioni nel Mediterraneo, inclusa quella in Libano. Negli anni successivi assume vari comandi di naviglio, fino a diventare il primo comandante del Gruppo Aerei Imbarcati sulla portaeromobili Garibaldi, ruolo che segna la nascita della componente aerea imbarcata italiana.

Fra il 2002 e il 2004 torna sulla Garibaldi come comandante della nave, passo simbolico nella sua carriera.

Nel 2005 guida l’Aviazione navale come contrammiraglio. Nel 2008 riceve uno degli incarichi più delicati della Marina: la guida del Comsubin, il reparto subacquei e incursori. Dirige poi l’Accademia navale di Livorno, prima di passare al comando delle operazioni delle forze speciali e, successivamente, del Comando operativo di vertice interforze (COVI).

Nel 2019 viene nominato capo di Stato maggiore della Marina, e nel 2021 capo di Stato maggiore della Difesa, ruolo che conserva fino all’ottobre 2024, attraversando la fase più delicata per la sicurezza europea dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

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Il vertice militare dell’Alleanza

Nel gennaio 2025 entra ufficialmente in carica come presidente del Comitato militare della Nato, l’organismo che riunisce i capi di Stato maggiore di tutti i Paesi dell’Alleanza. È il principale consulente militare del segretario generale e del Consiglio Atlantico, dunque una figura centrale nella definizione della postura di deterrenza e difesa.

Ricopre il ruolo in un momento segnato dalla guerra in Ucraina e dai continui episodi di guerra ibrida attribuiti a Mosca: cyber attacchi, sabotaggi, attività sotto traccia contro infrastrutture critiche, intrusioni nello spazio aereo. (Credit foto: Adnkronos)

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