IL REPORT
|Infortuni sul lavoro, nel Lazio aumentano le denunce ma calano i decessi
Il rapporto Inail relativo ai primi 11 mesi del 2025. I dati laziali tra luci e ombre
Roma, 12 gennaio 2026 – Nei primi undici mesi del 2025 le denunce di infortunio in occasione di lavoro presentate all’Inail, al netto degli studenti, sono state 385.435, in lieve aumento (+0,4%) rispetto allo stesso periodo del 2024. Un dato che, letto nel lungo periodo, conferma però una tendenza complessiva alla riduzione: rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemia, le denunce sono diminuite del 9,7%, mentre l’incidenza sugli occupati è scesa del 13,7%, passando da 1.848 a 1.594 casi ogni 100mila lavoratori.
I dati nel Lazio
Dentro questo quadro nazionale, il Lazio emerge come uno dei casi più rilevanti. La regione registra infatti un aumento del 12,1% delle denunce di infortunio in occasione di lavoro, il dato percentuale più alto a livello regionale. Una crescita che contribuisce in modo significativo all’incremento complessivo del Centro Italia, area che segna un +3,0% a fronte di cali nel Nord-Ovest e nel Sud.
L’aumento laziale si inserisce in un contesto settoriale articolato. A livello nazionale crescono soprattutto le denunce nelle costruzioni (+3,7%), nel commercio (+2,3%) e nella sanità e assistenza sociale (+1,6%), comparti fortemente presenti anche nel tessuto produttivo regionale. In flessione, invece, manifatturiero, trasporti e servizi di supporto alle imprese. Dal punto di vista demografico, l’incremento delle denunce riguarda esclusivamente la componente femminile, mentre calano quelle maschili; diminuiscono i casi tra i lavoratori italiani e aumentano quelli tra gli stranieri.
Numeri in controtendenza
Diverso, e in parte opposto, è il quadro relativo agli infortuni mortali. A livello nazionale, nei primi undici mesi del 2025, i decessi denunciati in occasione di lavoro sono stati 729, sette in più rispetto al 2024, ma con un’incidenza sugli occupati in lieve calo rispetto al 2019 e stabile rispetto allo scorso anno. Nel Lazio, però, il dato va in controtendenza positiva: la regione registra 10 decessi in meno rispetto al 2024, collocandosi tra quelle con la riduzione più marcata insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna.
Anche sul fronte degli infortuni in itinere, quelli avvenuti nel tragitto tra casa e lavoro, il Lazio si distingue. A fronte di un aumento nazionale del 3,0% e di una crescita diffusa in tutte le macroaree, la regione segna un calo dello 0,5%, risultando tra le pochissime realtà in controtendenza. Un dato che pesa soprattutto se si considera l’elevata mobilità pendolare del territorio e il ruolo centrale del settore dei servizi.
Nel complesso, il Lazio presenta quindi un quadro a due velocità: da un lato l’aumento significativo delle denunce di infortunio sul lavoro, dall’altro la riduzione dei casi mortali e degli incidenti in itinere. Una dinamica che solleva interrogativi sulla qualità delle condizioni di lavoro, sull’organizzazione dei cantieri e dei servizi, ma anche sull’efficacia delle misure di prevenzione e sicurezza.
Numeri che, più che raccontare un’emergenza improvvisa, indicano una trasformazione del rischio lavorativo. E che nel Lazio, più che altrove, chiedono di essere letti insieme, non separatamente.
Cgil: “Lazio maglia nera sugli infortuni”
“Gli infortuni sul lavoro aumentano in tutto il Paese ma il Lazio, ancora una volta, risulta la maglia nera, segnando l’incremento più elevato tra tutte le regioni.” È la denuncia della Cgil di Roma e Lazio.
In una nota il sindacato fa sapere che “le denunce da gennaio a novembre 2025 sono state 40.809, con un incremento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2024.”
“L’aumento – spiega la Cgil – interessa in modo particolare alcuni settori con una forte incidenza in specifiche lavorazioni della manifattura. Si registrano forti incrementi nelle industrie del legno crescono del 34,14% e le industrie alimentari del 14%. Incrementi analoghi si rilevano anche nei servizi di informazione e comunicazione (+14%), nelle attività finanziarie (+11%), nelle attività immobiliari (+9%) e nelle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (+3%).”
“Questi dati, nel confermare come sulla nuova occupazione non s’investa sulla formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, evidenziano la necessità di agire con urgenza per evitare che le persone più anziane siano esposte ai lavori più gravosi, intensi e pericolosi“, conclude il sindacato.


