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Il silenzio delle nuove generazioni

All’ultimo consiglio comunale non c’erano ventenni, né trentenni, né associazioni giovanili. Nessuna rappresentanza. Eppure si parlava di futuro…

Durante l’ultimo Consiglio comunale di Fiumicino, dedicato alla riperimetrazione della Riserva Statale del Litorale Romano, il confronto è stato acceso, come era prevedibile. Favorevoli e contrari si sono alternati negli interventi, ognuno con le proprie ragioni e convinzioni.

Ma al di là del merito del dibattito, c’è un’assenza che pesa più di ogni schieramento: quella dei giovani.
Non c’erano ventenni, né trentenni, né associazioni giovanili. Nessuna rappresentanza, neppure simbolica, di quella parte di popolazione che dovrebbe guardare alla politica come al proprio futuro. Un segnale preoccupante, perché racconta meglio di qualsiasi statistica quanto profonda sia la distanza tra le nuove generazioni e le istituzioni.

La politica, da tempo, ha perso la capacità di parlare ai giovani, ma oggi sembra aver perso anche quella di ascoltarli. E così, in un momento storico in cui la partecipazione civica è in caduta libera e il numero di non votanti cresce a ogni elezione, la democrazia rischia di restare senza eredi.

Non si tratta di idealizzare la gioventù o di attribuirle virtù salvifiche. Ma se chi dovrebbe raccogliere il testimone non è nemmeno in sala, vuol dire che qualcosa si è rotto nel patto generazionale.

Ricucirlo non sarà facile: serviranno spazi di confronto reali, linguaggi nuovi, fiducia reciproca. Perché senza giovani — e senza cittadinanza attiva — la politica non ha futuro.