Senegal-Marocco, finale di Coppa d’Africa nel caos: rigore al 98’, protesta in campo e bufera su arbitro e VAR
Una finale tesissima a Rabat, tra un rigore assegnato nel recupero dopo review, il Senegal che lascia il campo per protesta e una coda di accuse e scontri verbali. La CAF apre un dossier, Infantino condanna le scene
Rabat, 19 gennaio 2026 – Nel calcio, a volte, la partita è l’ultimo dettaglio. Senegal-Marocco, finale di Coppa d’Africa a Rabat, è finita così: 1-0 Senegal dopo i supplementari, ma il risultato è rimasto sullo sfondo, inghiottito da una sequenza di episodi che ha acceso polemiche arbitrali, proteste plateali e una coda disciplinare già in movimento.
Il rigore nel recupero e la protesta: il Senegal lascia il campo
Il punto di rottura arriva nel finale dei tempi regolamentari. Il Marocco ottiene un rigore nel recupero, assegnato dopo intervento del VAR. Il Senegal reagisce in modo durissimo: giocatori e staff contestano, poi abbandonano temporaneamente il terreno di gioco, con la gara che resta ferma per diversi minuti.
Secondo la ricostruzione di Reuters, il rientro in campo avviene dopo una lunga interruzione e anche grazie al lavoro di mediazione di Sadio Mané. Poi il rigore viene calciato e fallito: Brahim Díaz prova il “cucchiaio”, Edouard Mendy para. A quel punto la partita riparte, ma l’atmosfera è ormai tossica.
Un finale “strano” prima ancora del fischio d’inizio: le accuse sull’organizzazione
Le polemiche non nascono solo dal rigore. Nei giorni precedenti, il Senegal aveva già alzato la voce contro l’organizzazione in Marocco, parlando di criticità logistiche e sicurezza insufficiente all’arrivo a Rabat. In un passaggio riportato da Al Jazeera, la federazione senegalese sostiene che “questa carenza ha esposto giocatori e staff a rischi incompatibili” con una finale continentale.
Quel clima da resa dei conti ha fatto da combustibile. E quando l’arbitro e il VAR hanno messo mano all’episodio decisivo, la miccia era già accesa.
Infantino e CAF: “scene inaccettabili”, parte l’iter disciplinare
Il giorno dopo, il tema non è solo sportivo. Gianni Infantino interviene pubblicamente: condanna il comportamento in campo e sugli spalti e chiede di tutelare l’integrità del gioco. La CAF annuncia che sta esaminando immagini e rapporti e che avvierà procedimenti disciplinari contro i responsabili di eventuali condotte violente o intimidatorie.
Tradotto: non finirà con un comunicato. C’è il rischio concreto di squalifiche e multe, a seconda di ciò che emergerà dai filmati e dai referti.
Regragui contro Thiaw: lo scontro continua a microfoni accesi
Nel post partita, la tensione diventa politica del calcio. Walid Regragui, ct del Marocco, punta il dito contro il collega senegalese Pape Thiaw e definisce “shameful” la gestione della protesta, sostenendo che abbia danneggiato l’immagine del torneo. Sullo sfondo, anche un dopogara agitato tra media e delegazioni, ulteriore segnale di quanto la finale sia stata vissuta come uno scontro totale, non solo tecnico.
Cosa resta: un titolo, ma soprattutto una ferita aperta
Il Senegal si prende la coppa, con il gol nei supplementari che chiude il tabellino. Ma la narrazione che corre più veloce è un’altra: arbitro, VAR, proteste, caos, e ora la giustizia sportiva chiamata a mettere ordine. Perché quando una finale finisce così, non vince davvero nessuno. Tranne il tribunale disciplinare, che almeno avrà lavoro. (Credit foto: Adnkronos)


