Secondo i dati diffusi da Aeroporti di Roma (ADR), a Fiumicino l’impatto delle cancellazioni legate alla crisi in Medio Oriente si è concentrato in quattro giornate: sabato 28 febbraio sono stati annullati 21 voli tra arrivi e partenze; domenica 1 marzo i voli cancellati sono stati 28; lunedì 2 marzo il numero è salito a 45; martedì 3 marzo risultano 12 cancellazioni. In totale, circa 100 voli soppressi tra sabato e domani compreso, su un’operatività media di circa 800 movimenti giornalieri da e per lo scalo. ADR sottolinea inoltre che i passeggeri più colpiti sono stati quelli di sabato, perché molti hanno ricevuto la notizia della cancellazione quando erano già in aeroporto o stavano per raggiungerlo. Già dalla mattina di sabato, invece, chi aveva voli prenotati per i giorni successivi ha iniziato a contattare le compagnie ed è stato avvisato tramite e-mail e altri canali, evitando così di presentarsi in aeroporto dopo la conferma dello stop.
L'EMERGENZA
|Medio Oriente, traffico aereo nel caos: oltre 5mila voli cancellati e più di un milione di passeggeri bloccati
Centinaia di voli cancellati anche a Fiumicino. L’intera area regionale coinvolta nel conflitto è diventata una zona ad altissimo rischio per l’aviazione civile
Fiumicino, 2 marzo 2026 – Nei tabelloni degli aeroporti, in queste ore, una sola parola domina: cancellato. Quella che molti immaginavano come un’offensiva limitata contro l’Iran si è trasformata in poche ore in un conflitto su vasta scala, rendendo l’intero Medio Oriente una zona ad altissimo rischio per l’aviazione civile. Il risultato è stato il blocco parziale di uno dei corridoi aerei più trafficati al mondo, quello che collega Europa, Golfo Persico e Asia.
I numeri danno la misura dello shock: tra sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo sono state cancellate oltre 5.000 partenze, con più di un milione di passeggeri rimasti a terra. Si tratta della più grave interruzione del trasporto aereo globale dai primi mesi della pandemia di Covid-19.
Non è stato un singolo scalo a entrare in crisi, ma l’intera rete. Gli hub intercontinentali più strategici – Dubai, Doha e Abu Dhabi – sono andati in tilt, trascinando con sé rotte a lungo raggio e catene di coincidenze costruite proprio attorno a questi grandi nodi. Quando un hub rallenta o si ferma, l’effetto domino si propaga a migliaia di chilometri: aerei e equipaggi finiscono fuori posizione, gli slot si comprimono e i ritardi si moltiplicano.
Secondo i dati di tracciamento voli, nella sola mattinata di domenica 1° marzo risultavano oltre 6.700 voli in ritardo e circa 1.900 cancellati a livello mondiale, numeri che si sommano alle migliaia già registrate il giorno precedente. I vettori del Golfo sono tra i più colpiti: Emirates avrebbe annullato il 38% dei voli, Etihad il 30% e Qatar Airways il 41%.
Molte compagnie aeree, di fronte al rapido peggioramento della sicurezza, hanno sospeso collegamenti o ridisegnato le rotte. Per i passeggeri italiani le decisioni più rilevanti riguardano ITA Airways, che ha sospeso i voli da/per Tel Aviv fino all’8 marzo e prolungato fino al 4 marzo la sospensione dei collegamenti da/per Dubai. Misure analoghe – stop totali o parziali – sono state adottate da numerosi vettori europei, nordamericani e asiatici, lasciando migliaia di persone bloccate nelle città dell’area almeno fino a lunedì 2 marzo, in attesa di sviluppi.













