L'OPINIONE
|Crosetto a Dubai, l’Italia sceglie la caccia al ministro (la Francia sceglie l’unità)
Il ministro rientra da solo su volo militare dopo aver bonificato il triplo della tariffa, lasciando la famiglia al sicuro. eppure M5S e Pd chiedono le dimissioni. Parigi – anch’essa non informata dell’attacco – ci ha dato una lezione sul significato di “interesse nazionale”
Roma, 3 marzo 2026 – Mentre Guido Crosetto rientrava a Roma da Dubai a bordo di un Gulfstream dell’Aeronautica militare, dopo aver bonificato di tasca propria una cifra tripla rispetto alla tariffa prevista, l’Italia assisteva all’ennesima commedia teatrale mentre si consuma una tragedia. Il ministro della Difesa era partito venerdì con un volo di linea per motivi familiari, aveva raggiunto la moglie e i figli negli Emirati e si era trovato bloccato lì quando, il 28 febbraio, l’attacco congiunto Usa-Israele all’Iran ha fatto chiudere gli spazi aerei e Teheran ha risposto colpendo anche obiettivi nel Golfo. Crosetto ha scelto di tornare da solo, lasciando la famiglia al sicuro a Dubai, e ha pagato di più proprio per togliere alla polemica ogni pretesto: “Non voglio che mi si accusi di aver usato un volo di Stato”. Un gesto quasi surreale, da politico che ormai anticipa le accuse prima ancora che vengano formulate.
Eppure le accuse sono arrivate lo stesso, feroci e immediate. Il Movimento 5 Stelle ha chiesto le sue dimissioni seduta stante: “Questione istituzionale”, “non ci sentiamo tutelati”, “ministro della Difesa nel posto sbagliato al momento sbagliato come un turista qualsiasi”. Schlein e il Pd hanno battuto sullo stesso tasto: l’“amicizia con Trump” sbandierata da Meloni non è servita nemmeno a farsi avvertire in anticipo. Tajani ha ammesso candidamente di non sapere nemmeno che Crosetto fosse partito, mentre il ministro della Difesa ha ricordato che Washington ha informato l’Italia esattamente come ha informato gli altri alleati europei: a operazione già iniziata.
Ecco il punto che rende grottesca l’intera vicenda italiana. Perché in Francia, dove Emmanuel Macron ha dichiarato testualmente che “la Francia non è stata né avvertita né coinvolta”, esattamente come l’Italia, nessuno ha chiesto le dimissioni di nessuno. Anzi, l’opposizione di destra, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella, ha fatto esattamente il contrario di ciò che accade qui: ha invocato l’unità nazionale, ha chiesto a Macron di convocare subito i leader di tutti i partiti per un punto completo sulla crisi, ha parlato di “interessi superiori della nazione” che in momenti come questi devono prevalere sulle divisioni. Bardella ha detto che la Francia deve essere “al rendez-vous” con i suoi alleati e parlare “con una voce chiara, forte e indipendente”. Le Pen ha sottolineato la necessità di proteggere i cittadini e di gestire insieme i rischi securitari, economici ed energetici. Nessun “salvate il soldato Macron”, nessuna caccia alle streghe per un presidente che pure è stato tenuto all’oscuro dagli americani e dagli israeliani.
In Italia, invece, si è preferito trasformare un ministro bloccato all’estero – come centinaia di altri connazionali – in un caso di “inadeguatezza istituzionale”. Si è ironizzato sul “soldato Crosetto” si è deriso persino il gesto di pagare il triplo pur di non dare appigli, si è finto di dimenticare che Crosetto, pur da Dubai, ha partecipato a tutte le riunioni di crisi in videoconferenza e ha gestito i rapporti con gli Emirati proprio mentre i missili iraniani cadevano nella regione (lo smart working vale per tutti, pure per i ministri). Il risultato è un Paese che, di fronte alla stessa identica situazione dei francesi – esclusi dal giro delle informazioni preventive, costretti a rincorrere gli eventi – reagisce con un livello di infantilismo politico che lascia sconcertati. Ci siamo abituati, certo. Ma non per questo è meno importante prenderne, purtroppo, atto.
Il problema è un sistema che, di fronte a una crisi internazionale, invece di compattarsi intorno alle istituzioni sceglie di sparare sul ministro della Difesa perché era in vacanza con la famiglia quando nessuno – né Macron, né Starmer, né tantomeno Meloni – aveva ricevuto il biglietto d’invito all’operazione. Non sorprendiamoci se poi le grandi potenze non ci coinvolgono ai tavoli che contano: forse i primi a crescere dovremmo essere noi.











