MEDIO ORIENTE
|Emergenza voli, crisi senza precedenti. I voli azzerati, le perdite miliardarie, l’impatto sul turismo italiano
Almeno 20-30 compagnie aeree principali hanno sospeso o cancellato rotte da e per il Medio Oriente. L’Italia paga un conto salatissimo
Roma, 4 febbraio 2026 – La terza guerra del Golfo sta scatenando una crisi senza precedenti nel settore aereo e turistico.
Dall’inizio dell’escalation il traffico aereo nella regione ha subito la più grave interruzione globale dai tempi della pandemia Covid. Secondo dati di Flightradar24, Cirium e Bloomberg (aggiornati al 4 marzo 2026), sono stati cancellati oltre 12.300-20.000 voli da e per Medio Oriente e Golfo, con hub principali come Dubai, Abu Dhabi e Doha parzialmente o totalmente neutralizzati per giorni. Spazi aerei chiusi o limitati su Iran, Iraq, Israele, Libano, Giordania, Qatar, Kuwait, Bahrain, Emirati Arabi Uniti e parti di Arabia Saudita hanno costretto deviazioni massive, con voli da/per Asia deviati su rotte alternative (aumento di tempi e costi carburante).
Le compagnie aeree che hanno cancellato i voli
Almeno 20-30 compagnie aeree principali hanno sospeso o cancellato voli significativi (situazione fluida, con proroghe continue). Ecco le principali:
- Emirates: tutti i voli da/per Dubai sospesi almeno fino al 4-7 marzo (con limitati voli di rimpatrio e cargo); cancellati circa il 38% dei voli totali.
- Etihad Airways: sospesi da/per Abu Dhabi fino al 3-5 marzo (priorità a rimpatri).
- Qatar Airways: sospesi tutti i voli da/per Doha, prorogati almeno fino al 6 marzo; cancellati circa il 41% dei voli.
- Lufthansa Group (incluse Swiss, Austrian, ITA Airways): sospesi voli per Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil, Dammam, Teheran fino all’8 marzo; evita spazi aerei su Israele, Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrain, Iran e Dammam fino all’8 marzo; Dubai fino al 4 marzo.
- ITA Airways: sospesi per Tel Aviv fino all’8 marzo (incluso AZ809 del 9), Dubai fino al 4-6 marzo; evita spazi aerei Israele, Libano, Giordania, Iraq, Iran, Qatar, Kuwait, Bahrain, Emirati fino al 7-8 marzo; Riyadh sospesi 2-4 marzo.
- KLM: sospesi per Tel Aviv fino fine stagione invernale; Dammam, Riyadh e Dubai fino al 9 marzo.
- Air France: cancellati per Tel Aviv, Beirut, Dubai, Riyadh fino al 5 marzo.
- British Airways: cancellati per Amman, Abu Dhabi, Bahrain, Dubai, Doha, Tel Aviv almeno fino al 4 marzo.
- Turkish Airlines: cancellati per Libano, Siria, Iraq, Iran, Giordania; sospesi periodi specifici per Qatar, Kuwait, Bahrain, Emirati, Oman.
- Wizz Air: sospesi per Israele, Dubai, Abu Dhabi, Amman fino al 7 marzo.
- Aegean Airlines: sospesi per varie destinazioni (Tel Aviv, Beirut, Erbil, Baghdad, Dubai, Abu Dhabi, Riyadh, Jeddah) fino al 10 marzo in date variabili.
- Oman Air: sospesi per Iran e Israele.
- American Airlines, United Airlines, Delta Air Lines: sospesi o posticipati per Doha, Tel Aviv, Dubai fino al 4-8 marzo.
- Altre: Air India, Cathay Pacific, Singapore Airlines, Virgin Atlantic, flydubai, Air Arabia, Gulf Air, FedEx (cargo limitato), Air Canada.
Molte compagnie extra-regionali evitano del tutto lo spazio aereo sopra Iran/Iraq/Israele, causando caos su rotte Europa-Asia (es. Maldive, Thailandia, Oriente).
Impatto sul turismo organizzato italiano
Da quando è iniziato il conflitto, sono stati cancellati più di 3.000 pacchetti turistici nell’area. La perdita di fatturato per il turismo organizzato, in questi giorni, si aggirerà su 1,5 miliardi di euro, mentre la perdita totale si stima possa essere di 6 miliardi di euro nel 2026, considerando che in Medio Oriente vanno in media 600.000 turisti italiani l’anno. Ad affermarlo è Luana De Angelis, vice presidente vicario Fiavet (associazione delle agenzie di viaggio di Confcommercio), intervistata dall’Adnkronos.
Numeri importanti arrivano anche dall’unità di crisi della Farnesina: nelle ore attuali, nell’area interessata (Golfo e Medio Oriente), si stima la presenza di oltre 58.000 connazionali tra residenti e turisti. Solo a Dubai ci sono circa 30.000 italiani (20.000 residenti + turisti). In particolare, la Giordania – prima della crisi – viaggiava su cifre record: annualmente ci vanno 127.000 italiani.
“Il momento è difficile e la paura è tanta per i turisti che stanno in quelle zone, ce la possiamo solo immaginare”, ha detto De Angelis. Quanto all’impatto per il settore del turismo, in particolare per i pacchetti delle agenzie di viaggi: “potrebbe essere paragonato a quello provocato da due tsunami messi insieme. Del resto il problema che si sta creando in Medio Oriente e più nello specifico a Dubai e Abu Dhabi non va visto solo come destinazioni, ma soprattutto come principali snodi che collegano l’Europa, e quindi anche l’Italia, con destinazioni quali le Maldive, la Thailandia e l’oriente in generale”.
Sebbene fare previsioni a lungo termine sia complesso a causa della volatilità dell’area, si teme una perdita di fatturato significativa che potrebbe superare i 50.000 euro per singola agenzia, nei casi più gravi per gli specialisti in questo prodotto. “Fondamentale è il fattore petrolio che con i rincari influirà su tutto il turismo nel mondo”, conclude la rappresentante degli agenti di viaggio.
La situazione evolve rapidamente: hub come Dubai stanno ripartendo parzialmente (voli limitati di rimpatrio/cargo), ma molte sospensioni sono prorogate. La Farnesina ha attivato task force, voli charter speciali (es. da Mascate e Abu Dhabi) e raccomanda di registrarsi su Viaggiare Sicuri per aggiornamenti. Controlla sempre siti ufficiali delle compagnie, Flightradar24 e Farnesina per info in tempo reale. (Credit foto: Adnkronos)






