A MONTECITORIO
|Guerra del Golfo, Crosetto e Tajani in Parlamento. Massima allerta per la difesa aerea nazionale, ,-
Lo spostamento dei militari italiani, il ruolo delle basi americane in Italia, il sostegno ai partner regionali, le ricadute economiche: cosa hanno detto i ministri della Difesa e degli Esteri
Roma, 5 marzo 2026 – Il ministro della Difesa Guido Crosetto alla Camera per un aggiornamento sulle “evoluzioni” della crisi in Medio Oriente e sulle ricadute operative per i contingenti italiani dislocati nella regione. Il filo conduttore dell’intervento è la necessità di “adeguare la nostra presenza e la nostra postura nelle missioni e operazioni della Regione”, con una priorità netta: proteggere personale militare, connazionali e interessi nazionali, restando dentro il quadro delle missioni internazionali già autorizzate dal Parlamento.
Crosetto ricorda che l’Italia aveva avviato già prima dell’inizio del conflitto “spostamenti per mettere in sicurezza” il personale. Ora, spiega, sono state intraprese ulteriori misure “nei giorni scorsi” per rispondere al mutare del quadro.
Spostamenti da Kuwait e Qatar, valutazioni su Bahrein ed Erbil
Nel dettaglio, il ministro riferisce che in Kuwait, presso la base del “Real Salem”, “proprio mentre vi parlo, è in atto un movimento di personale di 239 militari verso l’Arabia Saudita” con l’obiettivo di “alleggerire il dispositivo pur mantenendo una capacità operativa essenziale”. Precisa che “rimarranno 82 dei 321 militari”.
Uno schema analogo riguarda il Qatar, “sede del caucus”: “sette dei dieci militari stanno raggiungendo l’Arabia Saudita” e “le tre unità rimanenti assicureranno la continuità di collegamento e la coordinazione con tutta la componente aerea regionale”.
Crosetto cita anche il Bahrein, dove opera il Comando centrale della Marina degli Stati Uniti, spiegando che l’Italia sta ritirando il personale “con modalità analoga a quella descritta per il Qatar”, motivando la scelta con la “momentanea inattività del comando in Libano”. Aggiunge che, “alla luce degli ultimi sviluppi”, la situazione viene “valutata attentamente” e che l’Italia è pronta a intervenire “rimodulando il personale” o “con un dispositivo navale”. In parallelo, riferisce di preparativi per l’eventualità di un’evacuazione anche di personale civile: “abbiamo prudenzialmente posto in prontezza 24 ore l’unità navale da dedicare all’attività a Erbil, nel nord dell’Iraq”.
Sul dispositivo nell’area di Erbil, ricorda infine che l’Italia aveva già operato “una riduzione significativa e una dispersione del personale”, facendo rientrare “in Italia 102 militari” e trasferendone “in Giordania 75”, con trasferimenti “anche relativamente ai velivoli” e “27 elicotteri” spostati “in un’altra sede” prima degli scontri.
L’ampiezza degli attacchi e il nodo Hormuz
Una parte centrale dell’intervento riguarda l’andamento del conflitto e la natura degli attacchi. Crosetto parla di un’evoluzione “molto diversa da quella che era stata precedente” e sostiene che “hanno subito molti più attacchi gli Emirati che non Israele”. Spiega che gli attacchi iraniani si sarebbero concentrati su Paesi che “in teoria non partecipano alla guerra”, citando anche l’Azerbaijan, e fornisce numeri per descrivere la portata del fenomeno: “Negli Emirati sono stati rilevati 186 missili balistici intercettati” e “812 droni intercettati”; “755 in Qatar”; “73 missili iraniani in Bahrein, 91 droni”; “178 missili balistici in Kuwait, 384 droni”. Nella lettura del ministro, l’Iran punterebbe a “creare caos” e “complessità economiche”, anche per ragioni di distanza operativa: “non può colpire con i droni Israele perché la distanza… consentirebbe facilmente di essere intercettati”.
È in questo quadro che Crosetto richiama la centralità dello Stretto di Hormuz, definendone la “rilevanza… economica straordinaria per tutto il mondo”. E avverte che gli attacchi, “fermati”, hanno interessato anche “basi europee e basi NATO”, citando “la Turchia e Cipro”. Il passaggio introduce un ragionamento sulle clausole di assistenza collettiva: “l’articolo cinque della NATO” e “l’articolo sette dell’Unione europea” che “ci obbligherebbero ad essere al loro fianco” qualora fosse riconosciuto un attacco diretto.
La preoccupazione per l’effetto domino e il coordinamento tra ministri della Difesa
Crosetto lega la crisi mediorientale al rischio di aggravare altri fronti aperti, citando in particolare la guerra in Ucraina e “l’atteggiamento russo”. Descrive una pressione interna su Vladimir Putin da parte di “integralisti nazionalisti”, che lo accuserebbero di aver tenuto “il piede leggero con l’Ucraina” e lo spingerebbero ad “aumentare il livello del conflitto”.
In questo contesto, il ministro annuncia una decisione operativa: dopo un incontro con i colleghi di “Germania Francia, UK, Polonia” riferisce che è stato avviato “un coordinamento permanente tra i ministeri della Difesa per seguire questa crisi”, con un tavolo “permanente” che coinvolge “gli advisor dei ministri e i capi di Stato maggiore” e che “lo stiamo allargando anche agli altri Paesi”.
Racconta inoltre di contatti con la Spagna e con altri partner europei per dare “un segnale verso Cipro” e anticipa che “probabilmente italiani francesi olandesi spagnoli porteranno un aiuto a Cipro… un aiuto di sicurezza”.
Missioni, difesa aerea e impatto economico: “Rafforziamo la protezione mitigando i rischi”
Il ministro rivendica che lo strumento per rispondere alle richieste dei Paesi amici in difficoltà è quello “autorizzato da questo Parlamento” nell’attuale pacchetto missioni internazionali. Richiama la “scheda quattro 2025” e indica la linea: “adeguare il dispositivo esistente con assetti difensivi, sistemi di difesa aerea, anti drone, anti missilistica”, “nel perimetro di quanto già autorizzato e nei limiti geografici e funzionali della missione”.
Il punto, chiarisce, non è solo militare. Crosetto insiste sugli effetti economici già in atto. Cita Hormuz e un dato: “ogni giorno passano tra 17 20 milioni di barili di petrolio il 20% del petrolio mondiale”. Quando le rotte sono sotto pressione, aggiunge, “le petroliere gasiere vengono fermate” e “l’effetto per le famiglie è immediato”. Da qui la sintesi politica dell’approccio: “La scelta che stiamo compiendo è di equilibrio e responsabilità. Rafforziamo la protezione mitigando i rischi, difendiamo gli interessi nazionali e diamo un segnale di attenzione a Paesi colpiti”.
Crosetto riferisce anche di aver scritto “all’Alto rappresentante dell’Unione Europea Kallas”, proponendo “una valutazione generale e una strategia generale a livello europeo”, per evitare una somma di risposte nazionali scollegate.
Basi USA in Italia: “Nessuna richiesta” fuori dal perimetro, “l’Italia non è in guerra”
Nella parte finale, il ministro affronta il tema della presenza delle basi statunitensi in Italia, definendolo “un po’ sorprendente” da dover discutere perché disciplinato da “regole internazionali che valgono da oltre 70 anni”. Richiama il quadro giuridico: “NATO Status Forces Agreement del 1951”, gli accordi bilaterali Italia-USA del “1954”, “aggiornati nel 1973” e un “memorandum d’intesa del 1995”. Sottolinea che queste cornici fissano “limiti… molto precisi” e che, allo stato, “non è pervenuta alcuna richiesta relativa a scenari diversi e al di fuori di questo perimetro”.
Il passaggio chiave è politico e comunicativo: “l’Italia non è in guerra”. Crosetto ribadisce che il Paese “sta cercando di gestire, mitigare, in stretto accordo con le nazioni amiche, le conseguenze di questo conflitto”, che viene descritto come “preoccupante e dirompente” e destinato, secondo “americani e israeliani”, a durare “settimane”.
Annuncia inoltre una misura interna: “ho dato mandato… di innalzare a livello massimo il livello di protezione della rete di difesa aerea e anti balistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la NATO”.
Sul dossier Cipro, chiude richiamando testualmente l’articolo 7 dell’Unione europea e anticipa: “nei prossimi giorni manderemo degli assetti navali a protezione di Cipro”. (Credit foto: Adnkronos)







