Referendum a Roma, dove si è votato di più (e di meno): mappa dell’affluenza, Municipio per Municipio
L’analisi dei dati sezione per sezione mostra una Capitale tutt’altro che uniforme. Il voto racconta una città spaccata non solo geograficamente, ma anche socialmente.
Roma, 23 marzo 2026 – Roma ha votato in modo molto diseguale. Dietro il dato generale dell’affluenza, il dettaglio delle sezioni racconta una città divisa quasi per fasce sociali, oltre che geografiche: più alta nei quartieri centrali, storici e più solidi dal punto di vista economico; più bassa nelle periferie esterne e nelle aree popolari.
Il Municipio I è tra quelli che mostrano i livelli di partecipazione più alti. Qui rientrano il centro storico, Prati, Della Vittoria, Trevi, Campo Marzio, Parione, ma anche Trastevere e Borgo. Soprattutto nel quadrante di Prati-Della Vittoria molte sezioni si muovono tra il 72% e l’80%, con punte come la 2202 all’80,08%, la 2204 al 78,38%, la 2205 al 78,26%, la 2207 al 76,85% e la 2193 al 76,78%. È una delle zone dove la partecipazione appare più robusta e continua.
Il Municipio II è probabilmente il blocco più forte in assoluto. Qui pesano quartieri come Nomentano, Trieste, Parioli, Pinciano e Salario, cioè la geografia classica della Roma più istruita, più stabile e più integrata nei circuiti professionali e istituzionali. Alcune sezioni simboliche lo mostrano con chiarezza: la 61 arriva all’81,03%, la 140 all’80,47%, la 149 al 77,69%, la 151 al 78,75%, la 123 al 77,81%. È uno dei municipi dove il referendum ha mobilitato di più.
Il Municipio III presenta invece una spaccatura interna interessante. Da una parte ci sono aree più solide come Montesacro e Montesacro Alto, che tengono su livelli alti; dall’altra compaiono zone più periferiche e fragili come Val Melaina, Castel Giubileo, Casal Boccone e Marcigliana, dove l’affluenza tende ad abbassarsi. È uno dei municipi che mostrano meglio la frattura tra una Roma semicentrale ancora partecipativa e una Roma più esterna che si mobilita meno.
Nel Municipio IV, che comprende tra gli altri Pietralata, Tiburtino, San Basilio, Casal de’ Pazzi, Tor Cervara e parte della periferia est, l’affluenza appare più irregolare. Non mancano sezioni che tengono, ma il quadro complessivo è più fragile rispetto ai municipi centrali. È uno dei quadranti dove pesa di più la distanza dai poli tradizionali della partecipazione cittadina.
Il Municipio V, con aree come Pigneto, Centocelle, Tor Pignattara, Prenestino, Gordiani e Villa Gordiani, si colloca in una fascia intermedia: più vivo di alcune periferie estreme, ma generalmente meno brillante del centro e dei quartieri più benestanti. È una zona mista, dove convivono aree popolari storiche e quartieri in trasformazione, e questa composizione si riflette anche nei numeri del voto.
Il Municipio VI, che comprende una parte molto ampia della periferia orientale e sud-orientale, da Torre Angela a Tor Bella Monaca, da Borghesiana a Finocchio, fino a Lunghezza e Torre Maura, è tra quelli dove l’affluenza scende con maggiore evidenza. Qui si concentrano diverse sezioni con valori molto bassi, spesso tra il 40% e il 55%, e in alcuni casi anche sotto. È uno dei municipi in cui la distanza sociale e territoriale dal centro emerge con più nettezza.
Il Municipio VII, con il quadrante Appio-Tuscolano, Cinecittà, Tuscolano, Don Bosco, Appio Claudio, mostra invece un andamento più solido. Non è al livello del centro storico o dei quartieri nord più benestanti, ma resta un’area urbana densa e strutturata, dove la partecipazione appare mediamente più alta rispetto alle periferie estreme.
Il Municipio VIII, che comprende Garbatella, Ostiense, San Paolo, una parte dell’Ardeatino, mantiene un profilo mediamente buono. Anche qui si sente l’effetto di quartieri più compatti socialmente e politicamente, con una tradizione civica più radicata, pur senza raggiungere i picchi del Municipio I o II.
Nel Municipio IX, che include EUR, Torrino, Laurentino, Castel di Decima e altri pezzi del quadrante sud, la situazione è composita. Le aree più strutturate e residenziali, a partire dall’EUR, tendono a esprimere una partecipazione più forte; più deboli, invece, le zone periferiche e più distanti. Anche qui si ripropone una frattura interna tra quartieri più consolidati e aree più marginali.
Il Municipio X, cioè il litorale di Ostia, Acilia, Infernetto, Casal Palocco e zone limitrofe, presenta anch’esso forti differenze interne. I quartieri più residenziali e socialmente stabili tendono a reggere meglio, mentre nelle aree più fragili o segnate da maggiore disillusione il dato si abbassa in modo netto. È un municipio che non si lascia leggere in modo uniforme.
Il Municipio XI, tra Portuense, Marconi, Magliana e quadranti limitrofi, si colloca in una fascia media, ma con oscillazioni evidenti. Alcune aree urbane più dense e consolidate tengono, altre molto meno. È uno dei municipi dove il voto sembra seguire da vicino la stratificazione sociale dei quartieri.
Il Municipio XII, con Monteverde, Gianicolense e parte dell’ovest urbano, mostra un profilo generalmente più forte rispetto ad altre periferie. La presenza di quartieri più stabili e tradizionalmente partecipativi aiuta a sostenere il dato, anche se non mancano differenze interne.
Il Municipio XIII, cioè il quadrante dell’Aurelio e delle aree limitrofe verso ovest, si muove su livelli intermedi. Anche qui conta molto la composizione dei quartieri: le zone più strutturate e semicentrali tengono meglio, mentre quelle più periferiche mostrano valori meno brillanti.
Il Municipio XIV, che comprende Monte Mario, Trionfale, Primavalle, Ottavia e aree limitrofe, appare particolarmente interessante perché tiene insieme quartieri popolari, aree residenziali e zone più esterne. Il risultato è un municipio molto eterogeneo, dove convivono sezioni con buona partecipazione e altre decisamente più deboli.
Il Municipio XV, con Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Vigna Clara, Grottarossa, è uno dei municipi che tendono a tenere meglio, soprattutto nelle aree più benestanti del quadrante nord. Anche qui la partecipazione appare in genere più alta rispetto a molte zone della periferia est o del litorale, confermando il peso della geografia sociale della città.
Il contrasto, nel complesso, è netto. Le sezioni più forti non si limitano a stare sopra la media: in diversi casi la surclassano. Le punte massime del dataset arrivano oltre l’80%: la 30 tocca l’80,03%, la 53 l’80,16%, la 61 l’81,03%, la 574 l’81,10%, la 1551 l’80,27%. Al contrario, nelle zone più deboli si trovano sacche di astensione molto marcate, con livelli che sembrano appartenere quasi a un’altra città: la 744 si ferma al 26,29%, la 747 al 31,06%, la 751 al 34,44%, la 775 al 39,79%, la 860 al 26,33%, la 1075 addirittura al 15,76%, la 1294 al 24,62%.
Questo non significa che ogni quartiere ricco voti sempre tanto e ogni quartiere popolare sempre poco. Il dataset mostra anche eccezioni, e proprio queste rendono l’analisi più interessante. Alcuni seggi periferici sorprendono verso l’alto, mentre non mancano sezioni centrali o semicentrali meno brillanti. Ma la tendenza generale appare abbastanza netta: la Roma dei quartieri benestanti, dell’amministrazione, delle professioni e dei ceti medi consolidati si mobilita di più; la Roma più fragile, più distante dai luoghi del potere e più esposta alla disillusione politica resta più indietro.
Foto generata dall’intelligenza artificiale











