L'APPROFONDIMENTO
|Hormuz, ora Trump vuole “salvare” l’alleanza con l’Europa
Il grande paradosso: Washington impone la riapertura dello Stretto per garantire l’energia a quegli alleati che Trump minaccia di abbandonare ogni giorno
Washington, 9 aprile 2026 – Più passano i giorni, più la guerra contro l’Iran somiglia ad un conflitto che non ha prodotto i risultati strategici promessi da Donald Trump e, soprattutto, da Benjamin Netanyahu. Lo straordinario reportage del New York Times, che ricostruisce le ore e i giorni che portarono la Casa Bianca all’intervento, rivela che già prima dell’operazione alcuni tra i principali consiglieri del presidente consideravano eccessive, se non del tutto irrealistiche, le previsioni israeliane che Netanyahu avrebbe illustrato a Trump durante la visita a Washington dell’11 febbraio: dal rapido collasso del regime alla possibilità di neutralizzare in poche settimane la capacità di risposta iraniana e mantenere aperto lo Stretto di Hormuz.
Il vero fallimento della guerra israelo-americana, oggi, si misura proprio nello Stretto. Prima della guerra, quel passaggio non apparteneva in esclusiva a nessuno: era uno snodo marittimo internazionale, tra Iran e Oman, protetto dal principio della libera navigazione. Oggi, invece, Teheran ne esercita un controllo di fatto. Lo apre e lo chiude a proprio piacimento, decide chi passa, impone tariffe milionarie dove prima il transito era libero e gratuito, detta condizioni, assegna coperture militari. Uno stretto attraverso cui transita circa il 20% dei flussi mondiali di petrolio e gastrasformato in una piscina privata.
Le conseguenze? Potenzialmente devastanti. L’Iran ha capito che il proprio potere non si misura soltanto nella capacità militare, ma anche nella possibilità di condizionare il mercato energetico, mettere le borse in ginocchio, spingere verso l’alto il prezzo del petrolio e del gas, far salire noli e premi assicurativi, aumentare il rischio percepito dagli operatori e trasferire instabilità dalle acque del Golfo ai mercati internazionali. Teheran valuta pedaggi fino a 2 milioni di dollari per nave, che il passaggio resta limitato e che questa nuova leva è destinata a incorporare prezzi energetici più alti e maggiore volatilità nei mercati. Insomma, che altro serve? Il regime ha capito di avere in mano uno strumento capace di incidere direttamente sulle vite dei suoi più grandi nemici: gli occidentali. Prima non lo sapevano. Ma ora sì.
Foto generata con l’intelligenza artificiale











