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Concertone del Primo Maggio, dal lavoro precario alla Palestina: il megafono della protesta

Artisti e sindacati hanno intrecciato musica, lavoro, pace e diritti

Roma, 1 maggio 2026 – Non solo musica, ma anche lavoro, pace, diritti civili e memoria. Il Concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni in Laterano si è trasformato in un grande spazio di denuncia collettiva, con interventi che hanno attraversato il tema del lavoro dignitoso, la guerra a Gaza, la Palestina, l’antifascismo, la violenza giovanile e le discriminazioni.

Sul palco, davanti alla piazza romana, gli artisti hanno alternato le esibizioni a messaggi sociali e politici, confermando la natura del Concertone come appuntamento musicale ma anche come momento pubblico di mobilitazione.

Rob: “Stufi di lavori di m… e stage non retribuiti”

A dare voce al disagio di una generazione è stata Rob, 21 anni, vincitrice dell’ultima edizione di X Factor. Dopo aver cantato la sua hit “Cento ragazze”, l’artista ha lanciato un messaggio diretto dal palco.

“Siamo stufi di fare lavori di m… e stage non retribuiti. Il cambiamento deve partire da noi”, ha detto, trasformando la sua performance in un urlo generazionale contro la precarietà. Rob ha poi aggiunto: “È tutto un caos, ma dobbiamo riuscire a renderlo perfetto”, prima di intonare “Chaos Perfetto”.

Dutch Nazari e l’appello: “Palestina libera”

Tra i temi più ricorrenti della serata c’è stata la Palestina. Dutch Nazari ha richiamato l’attenzione su quanto accaduto alla Global Sumud Flotilla, parlando di “barche cariche di persone altruiste per la Palestina, arrestate come dei criminali ben prima che si avvicinassero alla meta”.

L’artista ha chiesto alla piazza un urlo capace di “arrivare al governo”, sottolineando che “alle parole di condanna devono seguire fatti concreti”. Il suo intervento si è chiuso con il grido: “Palestina libera”.

Emma Nolde: “Se cantiamo insieme ci sentiranno”

Anche Emma Nolde ha legato la sua esibizione al sostegno alla Global Sumud Flotilla. “Siamo tanti qui sulle onde per la Global Sumud Flotilla”, ha detto dal palco.

L’artista ha parlato di un presente “per niente rassicurante” e ha invitato il pubblico a recuperare due verbi spesso considerati deboli: immaginare e sperare. “Ci hanno insegnato che immaginare è infantile e che il verbo sperare è provvidenziale e passivo. Io credo invece che siano due verbi da ricominciare a pronunciare per costruire un presente diverso da questo”, ha affermato.

Poi l’appello collettivo: “Troppi giorni mi sento troppo piccola per riuscire a cambiare cose così enormi. Ma se cantassi da sola nessuno mi sentirebbe, se cantiamo insieme ci sentiranno”.

Delia canta “Bella ciao”: “Continueremo finché qualcuno deciderà chi vive e chi muore”

Un altro momento simbolico è arrivato con Delia, che ha cantato “Bella ciao”. Al termine dell’esibizione, l’artista ha collegato il brano al tema della libertà.

“Questa è una canzone che parla di libertà e noi dobbiamo continuare a cantarla finché ci sarà qualcuno che si arroga il diritto di decidere chi deve vivere e chi morire”, ha detto dal palco del Concertone.

Landini: “Senza pace il lavoro dignitoso non c’è”

Nel backstage del Concertone è intervenuto anche Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. Landini ha ribadito il sostegno alla Global Sumud Flotilla e ha chiesto un intervento del governo e dell’Europa.

“La situazione a Gaza sta peggiorando e le politiche del governo Netanyahu sono una cosa che va fermata e bloccata”, ha dichiarato. Sulla possibilità di una mobilitazione per la pace, Landini non ha escluso iniziative: “Le mobilitazioni non si minacciano, si fanno quando è il momento di farle”.

Il leader della Cgil ha poi collegato pace e lavoro: “Senza la pace il lavoro dignitoso non c’è. Le guerre non risolvono nessun problema, anzi, peggiorano le situazioni”.

Serena Brancale: “Contro ogni oppressione”

Anche Serena Brancale ha portato sul palco un messaggio contro ogni forma di oppressione. Prima di cantare “Hasta siempre”, l’artista ha dichiarato: “Oltre ogni colore, oltre ogni bandiera siamo contro ogni oppressione perché scegliamo sempre la pace”.

Poi ha aggiunto: “Noi scegliamo l’amore ma quando difendersi è necessario per me la resistenza diventa il respiro, diventa sopravvivenza”.

Levante: “Per un lavoro dignitoso servono persone oneste”

Il tema del lavoro è tornato anche nelle parole di Levante. “Ricordiamoci perché siamo qui. Per un lavoro dignitoso servono persone oneste, servono persone che sappiano riconoscere l’importanza della base della piramide”, ha detto dal palco di San Giovanni.

L’artista si è poi esibita con “Dell’amore il fallimento”, inserendo la sua performance nel filo conduttore della giornata dedicata ai diritti dei lavoratori.

Piero Pelù e i Litfiba tra Chernobyl, Mussolini e Gaza

Tra gli interventi più duri della serata c’è stato quello di Piero Pelù, tornato sul palco del Concertone con la formazione storica dei Litfiba. Il cantante ha costruito una performance scandita da tre riferimenti politici e storici.

Pelù ha ricordato la tragedia di Chernobyl, poi ha attaccato il fascismo, definendo Benito Mussolini “un morto sul lavoro ma un morto sanguinario e traditore”. Infine, ha rivolto il suo intervento alla Palestina, parlando di “genocidio del popolo palestinese” e chiedendo attenzione su Gaza, sulle ong umanitarie e sulla Global Flotilla.

La chiusura è stata netta: “Fanculo i colonialismi. Palestina libera”.

Geolier ricorda le giovani vittime di Napoli

Momento di forte impatto anche con Geolier, che ha scelto di ricordare dal palco alcune giovani vittime di Napoli, uccise negli ultimi anni da colpi d’arma da fuoco. Tra i nomi citati anche quello del musicista Giovanbattista Cutolo, detto “Giogiò”.

“La mia è una generazione che viene messa in pericolo ogni giorno”, ha detto il rapper. Poi ha precisato: “Nessuno di questi ragazzi faceva parte di un sistema camorristico, erano lavoratori”.

Geolier non ha chiesto un minuto di silenzio, ma “un forte applauso che arrivi fino a lassù”.

BigMama presenta “Luca è gay”, inno queer per il Pride

Sul palco del Concertone anche BigMama, co-conduttrice dell’evento insieme ad Arisa e Pierpaolo Spollon. L’artista ha presentato per la prima volta dal vivo l’inedito “Luca è gay”, un brano elettro-pop pensato come inno queer in vista del mese del Pride.

BigMama ha introdotto la canzone con una fiaba dedicata a Luca, “il più bello del reame”, un ragazzo amato ma anche giudicato. La performance, accompagnata da due ballerini, ha trasformato il palco in una metafora contro stereotipi e discriminazioni.

Il brano uscirà ufficialmente a giugno, in concomitanza con il Pride Month.

Il Primo Maggio come palco dei diritti

Dal lavoro precario alla guerra, dalla Palestina alla libertà, dai giovani di Napoli ai diritti LGBTQ+, il Concertone del Primo Maggio ha confermato la sua dimensione politica e sociale. La musica è rimasta al centro, ma ogni esibizione ha portato con sé un messaggio.