SOCIALE
|Ostia, la voce dei ragazzi alla Biennale di Save the Children: “La periferia è dura, ma insegna a cavarsela”
A Roma l’evento “Impossibile 2026” dedicato ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La testimonianza di Olivia Monti: “I giovani del quartiere chiedono di essere ascoltati”
Roma, 22 maggio 2026 – “Finalmente ho detto le cose che tutti i ragazzi di Ostia, o la maggior parte, pensano”. La voce è quella di Olivia Monti, giovane di Ostia intervenuta all’Acquario Romano, a Roma, durante “Impossibile 2026”, la biennale dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza promossa da Save the Children Italia.
Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”. Un titolo che trova una sintesi concreta proprio nelle parole della ragazza, salita sul palco per raccontare cosa significa crescere in un quartiere periferico della Capitale.
“Ero molto agitata – ha raccontato Olivia – però è stato bello perché finalmente la mia voce e anche tutte le voci dei ragazzi che hanno partecipato a questo progetto sono state ascoltate”.
La periferia raccontata da chi la vive
Nel suo intervento, Olivia ha descritto le difficoltà quotidiane di chi cresce lontano dal centro, in territori dove spesso opportunità, servizi e collegamenti non sono gli stessi del resto della città. “Le persone che vivono in periferia purtroppo stanno indietro – ha spiegato – viviamo con un po’ di difficoltà per raggiungere le persone che stanno al centro”.
Un racconto semplice, diretto, che restituisce il senso di una distanza non solo geografica, ma anche sociale. Per molti ragazzi delle periferie, l’accesso a spazi educativi, culturali, sportivi e relazionali resta più complicato. E proprio da questa condizione nasce la richiesta più forte emersa dalla testimonianza: essere ascoltati.
“Vivere in periferia è difficile – ha detto ancora Olivia – ma è questo che ci rende più forti, perché la periferia è dura ma ti insegna, ti insegna a cavartela”.
Save the Children: “Investire nei bambini significa investire nella democrazia”
Ad aprire i lavori è stato Claudio Tesauro, presidente di Save the Children, che ha richiamato la necessità di ridurre le disuguaglianze tra i territori. “Migliorare le condizioni di vita dei bambini, delle bambine e degli adolescenti che vivono nelle aree più vulnerabili del nostro Paese significa investire nel loro futuro, e di conseguenza nella qualità della nostra democrazia”, ha affermato.
Secondo la ricerca “I luoghi che contano”, realizzata dall’organizzazione, nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane italiane un minore su dieci, circa 142mila bambini e adolescenti, vive in un’area di disagio socioeconomico urbano. In queste zone il tasso di abbandoni e bocciature è doppio rispetto alla media delle città, mentre oltre un giovane tra i 15 e i 29 anni su tre non studia e non lavora.
Per Save the Children serve una politica pubblica stabile, capace di garantire nelle aree più fragili spazi socio-educativi sicuri, accoglienti e attivi tutto l’anno, dove bambini e adolescenti possano trovare sostegno educativo, psicologico, culturale, sportivo e relazionale.
Gualtieri: “A Roma troppe disparità tra i quartieri”
All’iniziativa è intervenuto anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha riconosciuto le disuguaglianze presenti nella Capitale. “Garantire a tutti i ragazzi di Roma le stesse opportunità è fondamentale. Oggi non è così, ci sono molte disparità tra i quartieri”, ha detto.
Per il sindaco, la risposta passa da investimenti nei quartieri più difficili e periferici, con servizi sportivi, culturali, ambientali, sociali ed educativi. Ma non basta costruire infrastrutture: “Vanno animate attraverso la collaborazione e l’impegno delle istituzioni”, ha spiegato Gualtieri, sottolineando l’importanza di valorizzare anche le associazioni già attive nei territori.
Il primo cittadino ha richiamato il lavoro sui punti di luce educativi, sulle comunità educanti e sugli interventi di rigenerazione urbana che devono essere anche sociali, culturali, occupativi e ambientali. “Il lavoro da fare è grandissimo”, ha concluso.
Dai quartieri una richiesta di futuro
La testimonianza arrivata da Ostia ha dato volto e voce al tema centrale della biennale. Le periferie non sono solo luoghi di fragilità, ma anche territori attraversati da energie, relazioni e risorse che chiedono di essere riconosciute.
Il messaggio di Olivia Monti va in questa direzione: i ragazzi delle periferie non chiedono compassione, ma attenzione, ascolto e opportunità. Chiedono di poter partecipare, studiare, crescere e immaginare il proprio futuro senza partire da una posizione di svantaggio.
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