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Stiamo prosciugando il futuro

Multe fino a 500 euro contro gli sprechi d’acqua a Fiumicino. Un provvedimento necessario, che però fotografa un fallimento collettivo: non saper proteggere da soli una risorsa vitale

Fiumicino, 25 maggio 2026 – C’è qualcosa di profondamente deprimente nel dover leggere un provvedimento amministrativo che impone, per legge, ciò che l’istinto di sopravvivenza e l’educazione civica dovrebbero suggerirci ogni giorno. Eppure, siamo arrivati a questo: a Fiumicino è scattato il divieto di sprecare acqua potabile fino al 30 settembre, con multe che possono arrivare a 500 euro (leggi qui). Niente lavaggi compulsivi di auto, niente irrigazione di giardini privati in pieno giorno, niente riempimento di piscine con l’oro blu che esce dai nostri rubinetti.

Un atto dovuto da parte dell’Amministrazione, sia chiaro. Ma il punto non è l’ordinanza in sé, bensì la necessità stessa della sua esistenza. Se abbiamo bisogno del timore di una sanzione economica per evitare di dilapidare un bene vitale, significa che come collettività abbiamo fallito un esame fondamentale. Significa che non abbiamo ancora metabolizzato un concetto tanto semplice quanto drammatico: il pianeta Terra non è un supermercato con gli scaffali infiniti, e le sue risorse non sono un’entità inesauribile.

​Guardiamo al nostro territorio, Fiumicino. Una terra d’acqua per definizione, stretta tra il mare, il Tevere, i canali di bonifica. Eppure, persino qui l’emergenza idrica bussa alla porta a inizio estate, specchio di un cambiamento climatico che non è più una minaccia astratta del futuro, ma una realtà del presente. Ma il vero problema non è il clima che cambia: è la nostra granitica, imbarazzante incapacità di cambiare insieme a lui.

​La facilità con la quale ignoriamo gli avvertimenti degli scienziati, la leggerezza con cui ce ne freghiamo delle conseguenze a lungo termine, l’egoismo cieco con cui pensiamo solo al nostro immediato comfort quotidiano sono disarmanti. Apriamo il rubinetto e l’acqua scorre: tanto basta per farci credere che quel miracolo sia eterno. Ma non lo è. Ogni litro d’acqua potabile sprecato oggi per bagnare un prato inglese sotto il sole di luglio è un mattone in meno sulle fondamenta del nostro domani.

​Siamo maestri della retorica. Ci riempiamo la bocca di parole come “sostenibilità”, “transizione ecologica”, “rispetto per il futuro dei nostri figli”. Altro che pensare alle nuove generazioni. La verità è che stiamo scientemente, e con una discreta dose di strafottenza, disegnando i nostri futuri problemi. Stiamo ipotecando la vita di chi verrà dopo di noi per non rinunciare a un briciolo di comodità oggi.