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Addio al cardinale Camillo Ruini: scompare lo storico leader della Cei

 Morto a 95 anni il porporato che guidò i vescovi italiani e la diocesi di Roma

Il mondo ecclesiale e politico italiano piange la scomparsa del cardinale Camillo Ruini, spentosi a 95 anni nel suo appartamento a Roma dopo un periodo di progressivo declino fisico. A dare il triste annuncio è stato il vicario Reina, che insieme alla diocesi capitolina ha espresso profonda gratitudine per l’opera e il servizio offerti dal porporato. Con la sua morte scompare una delle figure centrali, più autorevoli e ascoltate della Chiesa cattolica a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, protagonista indiscusso durante i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

Un protagonista della transizione culturale cattolica

Nato a Sassuolo nel 1931, Ruini scelse la via del sacerdozio subito dopo il liceo, compiendo i suoi studi teologici a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana e risiedendo all’Almo Collegio Capranica. Ordinato presbitero nel 1954, rientrò nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, dove si dedicò all’insegnamento e all’impegno pastorale e culturale. La sua capacità di analisi e la sua concretezza lo portarono presto all’attenzione dei vertici ecclesiali, fino alla nomina a vescovo ausiliare di Reggio Emilia nel 1983 da parte di papa Wojtyla.

Il legame con Giovanni Paolo II segnò la svolta definitiva della sua parabola istituzionale. Nel 1986 divenne segretario generale della Conferenza episcopale italiana, per poi assumerne la presidenza nel 1991, carica che mantenne per ben sedici anni. Parallelamente, ricevette la berretta cardinalizia e la nomina a vicario generale per la diocesi di Roma, consolidando un ruolo di primo piano non solo nella pastorale, ma anche nel dibattito pubblico nazionale.

Il progetto culturale e la centralità dei valori

Sotto la sua guida, la Conferenza episcopale italiana assunse una fisionomia forte e compatta. Ruini fu l’artefice del “Progetto culturale cristianamente orientato”, lanciato nel 1997 con l’obiettivo di tradurre la fede in azione sociale e culturale, contrastando il rischio di marginalizzazione del cattolicesimo nei grandi circuiti dell’informazione, dell’università e della ricerca scientifica. La sua linea strategica era chiara e improntata alla massima fermezza sui valori di fondo. “Meglio contestati che irrilevanti.” fu una delle sue espressioni più celebri, sintesi perfetta di un pensiero che non accettava il ripiegamento della Chiesa nella sfera puramente privata.

Fautore di un’interpretazione del Concilio Vaticano II nel segno della continuità e della riforma, il cardinale si distinse per la lucidità nel cogliere le trasformazioni antropologiche e sociali del Paese. Anche dopo la conclusione dei suoi mandati istituzionali, avvenuta nel 2007 per la Cei e nel 2008 per il vicariato di Roma, continuò a intervenire attraverso scritti e interviste. Tra i suoi ultimi impegni di rilievo internazionale si ricorda la presidenza della Commissione d’inchiesta su Medjugorje, i cui lavori si conclusero nel 2014. Nonostante l’alto profilo intellettuale e diplomatico, chi lo incontrava da vicino ne sottolineava il tratto schietto ed emiliano, legato alla fede semplice e profonda del popolo.