L'Angelus
|Papa Francesco sui migranti: “Nessuno può voltarsi dall’altra parte”
Il Pontefice lancia un forte appello nella Giornata mondiale del rifugiato e invita i leader globali a proteggere chi fugge dalle persecuzioni.
Città del Vaticano – Un richiamo vibrante alle coscienze dei grandi della Terra, ma anche un monito rivolto a ogni singolo cittadino. Papa Francesco torna a parlare con forza della crisi globale dei migranti e lo fa in occasione della Giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite. Affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico al termine della preghiera dell’Angelus, il Pontefice ha toccato una delle corde più sensibili del dibattito internazionale, chiedendo un impegno concreto e universale per l’accoglienza.
L’appello del Pontefice per i rifugiati
Il capo della Chiesa cattolica ha voluto ricordare il senso profondo della ricorrenza internazionale, nata per tutelare chi è costretto a fuggire da guerre e violenze. Secondo il Santo Padre, la protezione di chi scappa dalla propria terra, lasciando affetti e certezze, deve rimanere una priorità assoluta per l’intera comunità globale. Davanti a una piazza San Pietro gremita, le parole del Pontefice sono risuonate come un’esortazione diretta a non ignorare il dramma umanitario che si consuma quotidianamente ai confini del mondo occidentale.
Nel suo discorso, Bergoglio ha espresso l’auspicio che lo spirito originario che ha portato alla nascita dei trattati internazionali per la tutela dei perseguitati possa continuare a guidare le scelte politiche odierne. L’obiettivo deve essere quello di garantire a tutti il diritto di vivere in pace e con dignità, offrendo la possibilità di guardare al futuro con rinnovata fiducia.
La forza della fede contro l’odio e la violenza
Oltre al tema dell’accoglienza, la riflessione del Papa si è estesa alla complessità del vivere quotidiano e alla difficoltà di mantenere vivi i valori cristiani in un contesto sociale spesso segnato da tensioni e conflitti. Camminare nel solco degli insegnamenti evangelici richiede, secondo il Pontefice, un coraggio non comune, specialmente quando si tratta di rispondere all’odio con l’amore e alla prepotenza con la mitezza.
Per superare i momenti di scoraggiamento e portare avanti questa missione, il Papa ha indicato la necessità di coltivare un legame profondo e costante con la spiritualità. Solo attraverso questa radice solida è possibile trovare l’energia necessaria per non arrendersi e continuare a diffondere un messaggio di speranza, uno strumento indispensabile in un’epoca storica che sembra aver smarrito la via del dialogo e della convivenza pacifica.
Il messaggio si inserisce in un quadro globale particolarmente complesso, dove le crisi geopolitiche continuano a generare flussi continui di profughi, rendendo il richiamo alla solidarietà internazionale più urgente che mai.


