Logo
SummerSlam 2026, Oba Femi-Brock Lesnar atto III: la resa dei conti nell’Hell in a Cell

Dopo WrestleMania e Clash in Italy, A Minneapolis va in scena il terzo capitolo della rivalità tra la Bestia e il vincitore del King of the Ring. Sullo sfondo il possibile ritiro Lesnar, pronto a passare il testimone

Stamford, 30 giugno 2026 – Non serve una cintura alla vita per misurare la statura di un campione. Brock Lesnar, dopotutto, non ne indossa una da anni, eppure la sua ombra continua a oscurare chiunque orbiti attorno ai titoli massimi della WWE. Sconfiggerlo, magari in via definitiva, è l’unico vero passaporto per l’Olimpo della disciplina. Lo sa bene Oba Femi, il cui destino sembrava già scritto sui binari della logica industriale: fresco vincitore del prestigioso torneo King of the Ring, il sovrano nigeriano si era guadagnato il diritto di sfidare un campione del mondo sul palcoscenico di SummerSlam. Ma ha deciso di gettare via quella chance o, comunque, di posticiparla per consumare l’ultimo atto contro la Bestia. Non un match normale, bensì un Hell in a Cell. Sarà il primo battesimo all’interno della struttura per Oba e l’ultimo di una lunghissima serie per Brock, in quello che, secondo le indiscrezioni, potrebbe essere a tutti gli effetti il suo incontro d’addio. Questa volta per davvero.

Il primo capitolo si era consumato sul palcoscenico di WrestleMania 42. In quella notte, Femi era riuscito nell’impresa che la WWE non aveva ancora concesso a nessuno, nemmeno a giganti come Undertaker e John Cena: abbattere davvero la Bestia. Una vittoria talmente traumatica da spingere Lesnar a un sofferto e simbolico addio, con stivali e guanti lasciati al centro del ring come reliquie di una carriera irripetibile. Oggi, a mesi di distanza, non è ancora chiaro se quella scena fosse parte integrante della storyline, una reazione commossa e spontanea oppure un gesto di vendetta di Lesnar nei confronti della WWE. Ad ogni modo, poche settimane dopo, la Bestia è tornata a sorpresa, portando la rivalità oltreoceano fino a Clash in Italy. Sul ring della Inalpi Arena di Torino, per la gioia dei fan italiani il veterano si è preso la sua rivincita dopo una battaglia logorante, ricordando al rivale il punteggio prima di abbandonare il quadrato: uno a uno.

Ora l’atto conclusivo. Il ring di SummerSlam non sarà un luogo qualsiasi, ma si accenderà a Minneapolis, in quel Minnesota dove Lesnar è nato e cresciuto. Se le voci sul suo definitivo ritiro dovessero trovare conferma, la WWE avrebbe scelto il teatro più naturale per il suo addio, forse su sua esplicita richiesta. Chiudere la carriera a casa sua, davanti al proprio pubblico e dentro la gabbia dell’Hell in a Cell, significherebbe consumare l’addio perfetto. Magari dopo un match storico, capace di consacrare definitivamente Oba Femi e di consegnargli uno status unico all’interno della compagnia.

La dirigenza di Stamford vede nel giovane nigeriano qualcosa che va ben oltre il semplice prototipo atletico. Femi ha dimostrato di possedere il pacchetto completo: una presenza scenica straripante, una fisicità dominante e quel carisma naturale che non si può insegnare a tavolino. Ma attenzione: l’errore più grave che il team creativo di Stamford potrebbe commettere a SummerSlam sarebbe tentare di modellarlo come il “nuovo Brock Lesnar“. Sostituire una Bestia con un’altra sarebbe una mossa sterile, un esercizio di clonazione che il pubblico boccerebbe alla prima sera. Lesnar è sempre stato la furia anarchica che irrompe per distruggere lo show, l’atleta che combatte contro il sistema stesso. Oba Femi si muove su binari completamente diversi: la sua fisicità è imponente ma regale, i suoi movimenti sono calcolati, quasi istituzionali. Ha l’attitudine di un sovrano che non entra nell’arena per creare il caos, ma per prendere possesso di un territorio che gli spetta di diritto.

Il titolo mondiale verrà dopo. Prima c’è la gabbia, prima c’è Minneapolis, prima c’è il match che può cambiare tutto. E se quella notte segnerà davvero l’addio di Brock Lesnar, la WWE avrà completato il ricambio generazionale perfetto: il vecchio campione che saluta il suo pubblico e il giovane sfidante che si prende il ring e si candida a diventare il volto della federazione per i prossimi anni. Senza aver bisogno di una cintura alla vita per dimostrarlo.

Photo credit: wwe.com