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Latina, morte Satnam Singh: datore condannato a 16 anni in primo grado

La sentenza del Tribunale di Latina: il bracciante indiano morì dopo un grave incidente sul lavoro

Latina, 9 luglio 2026 – Il titolare dell’azienda agricola di Latina dove lavorava Satnam Singh, è stato condannato in primo grado a 16 anni di reclusione dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina.

Singh, bracciante agricolo di origine indiana, morì nel giugno 2024 dopo un grave incidente sul lavoro nelle campagne pontine. Il suo caso scosse profondamente l’opinione pubblica, diventando uno dei simboli più drammatici dello sfruttamento nei campi e della battaglia contro il caporalato.

Condanna a 16 anni

“La procura aveva chiesto nelle sue conclusioni una pena a 22 anni per omicidio volontario nella forma del dolo eventuale. La difesa aveva chiesto di riformulare il capo di imputazione in omicidio colposo con l’aggravante della violazione delle norme che regolano la sicurezza sul luogo di lavoro spiegando che mancava la prova del nesso causale tra la condotta di Lovato e l’evento morte della vittima. La Corte di Assise ha emesso una decisione di condanna a 16 anni per omicidio volontario nella forma del dolo eventuale ma con la prevalenza delle circostanze attenuanti su tutte le aggravanti contestate, ha detto l’avvocato Mario Antinucci per poi aggiungere: “Io attendo di leggere le motivazioni della sentenza”, ha detto l’avvocato Antinucci dicendosi “fiducioso” nella Corte di Assise di appello.

Rocca: “Una ferita aperta che non rimargina”

Sulla sentenza è intervenuto anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ha definito la morte di Satnam Singh “una ferita aperta che non rimargina”.

“La condanna a 16 anni di reclusione per la morte di Satnam Singh rappresenta un passaggio importante nel percorso di giustizia per una vicenda che ha profondamente colpito il Lazio e l’intero Paese”, ha dichiarato Rocca.

“Nessuna sentenza potrà restituire una vita spezzata né cancellare il dolore della sua famiglia, che ho avuto modo di incontrare e alla quale rinnovo la mia vicinanza”, ha aggiunto il presidente della Regione.

Per Rocca, la decisione della magistratura afferma “un principio essenziale: la vita, la dignità della persona e la sicurezza sul lavoro non possono mai essere sacrificate all’indifferenza”.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.