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Addio a Satta, quello sguardo visionario che vedeva il futuro di Fiumicino prima degli altri

Dal progetto per difendere la Fossa Traianea conservato in redazione al ricordo di un amico. La perdita di un precursore che dimostra come lo sviluppo di una città costiera richieda lungimiranza e studio, doti oggi sempre più rare.

Il manifesto è ancora quì, nella redazione del Faro on line. Mostra il disegno di un “pennello” da posizionare davanti alla Fossa Traianea per salvare il porto canale dalle mareggiate e dall’insabbiamento. Quel pezzo di carta firmato da Luigi “Gino” Satta non è solo un progetto ingegneristico: è la sintesi di un metodo di vita e di impresa che a Fiumicino, oggi, rischia di estinguersi.

La scomparsa di Gino Satta mi tocca in modo personale, privandomi di un amico, di una persona che stimavo. Ma la perdita supera l’affetto privato e investe il dibattito pubblico sul futuro del litorale. Satta apparteneva a una categoria rara di imprenditori: quelli che non si limitano a monetizzare il presente, ma studiano per anticipare il domani.

Quando decenni fa insisteva sulla necessità di un porto commerciale, o quando viaggiava per il mondo per osservare come l’accoglienza alberghiera e la filiera del pescato venissero gestite all’estero, lo faceva per importare standard elevati in un territorio troppo spesso abituato a pensarsi piccolo. La qualità, per lui, era l’unica forma di crescita possibile.

Oggi che le redini aziendali sono da tempo nelle mani dei figli, e mentre un affettuoso pensiero va a sua moglie, la lezione di Satta rimane aperta. In un’epoca dominata da un’imprenditoria mordi-e-fuggi, la sua competenza garbata dimostra che lo sviluppo di una città costiera si fa con la lungimiranza, non con l’improvvisazione.