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La lezione dei pini di Fregene

Se non iniziamo a capire che la terra su cui camminiamo e le piazze in cui viviamo sono un’estensione della nostra stessa casa, continueremo a rincorrere le emergenze, piangendo sulle rovine di ciò che avremmo potuto preservare

Fiumicino, 13 luglio 2026 – C’è una notizia cronaca che in queste ore stringe il cuore a chiunque ami il litorale: nella Pineta monumentale di Fregene è scattato l’abbattimento d’urgenza per 40 pini a rischio crollo imminente (leggi qui). Alberi storici, giganti verdi piegati dal tempo e dalle malattie, diventati un pericolo letale per l’incolumità pubblica. Di fronte a perizie che non lasciano spazio a dubbi, l’Amministrazione comunale è dovuta intervenire con un’ordinanza drastica per blindare l’area ed evitare tragedie.

​Quando un simbolo identitario come la Pineta di Fregene perde i suoi pezzi, la tentazione immediata è quella di cercare un colpevole, di puntare il dito, di gridare allo scandalo. Ma se proviamo ad allargare lo sguardo oltre lo steccato della cronaca locale, ci accorgiamo che quegli alberi che cadono sono la metafora perfetta di una fragilità molto più profonda, che riguarda tutti noi. È la fragilità della “manutenzione“, un concetto che troppo spesso dimentichiamo o declassiamo a problema secondario, finché non si trasforma in emergenza.

​Le cose – tutte le cose, siano esse un albero monumentale, una strada, una scuola o una piazza – hanno bisogno di cura. Una cura costante, silenziosa, quotidiana. La prevenzione non fa rumore, non fa grandi titoli sui giornali e non regala consensi immediati nei sondaggi politici. Eppure, in sua mancanza, l’attenzione cala e il conto da pagare diventa altissimo, traducendosi in pericoli reali per la vita dei cittadini.

​Questo discorso investe in primis le amministrazioni comunali, a cui spetta l’onere di programmare, investire e monitorare il territorio non solo quando c’è da inaugurare qualcosa di nuovo, ma soprattutto quando c’è da preservare l’esistente.

Ma attenzione: sarebbe ipocrita e fin troppo comodo scaricare l’intera responsabilità sulla politica o sulla burocrazia. C’è una fetta di responsabilità, enorme, che bussa direttamente alle porte delle nostre case. Parlo del senso civico di noi cittadini. ​Troppo spesso ci culliamo nell’illusione che la “cosa pubblica” sia una “cosa di nessuno”, un’entità astratta gestita da qualcun altro, scindendo i nostri doveri di singoli dall’interesse della collettività. Pensiamo che mantenere pulito e decoroso un quartiere sia solo compito degli operatori ecologici. Non capiamo che ogni cartaccia gettata dal finestrino, ogni sacchetto abbandonato dove capita, ogni piccolo atto di vandalismo o di noncuranza, è una cambiale emotiva, economica e sociale che prima o poi tornerà indietro e che i nostri figli saranno costretti a pagare a caro prezzo. Un ambiente degradato genera cittadini rassegnati; un patrimonio abbandonato genera insicurezza.

La pineta ferita di Fregene ci lancia un monito chiaro: la tutela del bene comune comincia dai grandi piani di monitoraggio ambientale delle istituzioni, ma si completa solo attraverso i piccoli gesti quotidiani di ognuno di noi. Se non iniziamo a capire che la terra su cui camminiamo e le piazze in cui viviamo sono un’estensione della nostra stessa casa, continueremo a rincorrere le emergenze, piangendo sulle rovine di ciò che avremmo potuto preservare con un pizzico di attenzione in più.