A distanza di una settimana dai fatti di via Monte Solarolo, dove due cittadini stranieri sono stati bersagliati ( e feriti) da colpi partiti da un’auto in corsa, ciò che colpisce maggiormente è l’assenza di reazioni.
Fiumicino, 20 luglio 2026 – Il silenzio fa più rumore dei piombini esplosi nella notte. A distanza di una settimana dai fatti di via Monte Solarolo, dove due cittadini stranieri sono stati bersagliati ( e feriti) da colpi partiti da un’auto in corsa (leggi qui), ciò che colpisce maggiormente è l’assenza di reazioni.
Un episodio che, stando alle testimonianze, si sarebbe ripetuto nella stessa notte anche sul Lungomare della salute, delineando i contorni di una dinamica tutt’altro che casuale: quattro persone incappucciate a bordo di una vettura, intente a colpire lavoratori che rientravano a casa in bicicletta.
Davanti a uno scenario simile, la risposta del territorio è stata il vuoto. Al di là di un singolo intervento da parte delle forze di opposizione, la redazione non ha registrato prese di posizione. Nessuna nota ufficiale da chi detiene la responsabilità della sicurezza pubblica, nessun chiarimento sollecitato, nessun commento da parte delle realtà associative o della società civile.
Questo immobilismo interroga il tessuto sociale della città. Anche qualora le indagini dovessero derubricare l’accaduto a una pesante bravata o a un atto di puro vandalismo giovanile, resta il nodo culturale. La scelta dei bersagli e le modalità dell’azione non possono essere archiviate come dettagli irrilevanti. Esiste un problema di controllo del territorio nelle ore notturne, ma esiste soprattutto un tema legato all’educazione e alla percezione dell’altro.
Sottovalutare l’episodio o, peggio, confinarlo nell’alveo delle questioni minori solo perché non si è registrato un esito tragico rappresenta un errore di prospettiva. La sicurezza di una comunità si misura anche dalla capacità di indignarsi e di fare argine comune di fronte a segnali di intolleranza o di violenza gratuita. Il rischio reale è che l’abitudine alla cronaca anestetizzi la sensibilità collettiva, trasformando la mancata denuncia o il silenzio istituzionale in una forma di implicita accettazione.



