L'ESCALATION
|Gli Houthi allargano la guerra al Mar Rosso: colpite due petroliere saudite

Gli Houthi rivendicano l’attacco a due petroliere saudite e minacciano di chiudere Bab el-Mandeb. Trump promette una dura risposta militare, mentre il Brent supera i 100 dollari
Teheran, 23 luglio 2026 – La guerra per il controllo dello Stretto di Hormuz rischia di stringere il commercio mondiale anche dall’altra parte della Penisola Arabica. Dopo dodici notti consecutive di raid statunitensi contro l’Iran, il conflitto si allarga al Mar Rosso, dove gli Houthi hanno rivendicato l’attacco a due petroliere saudite.
Nel mirino sarebbero finite la Encelia e la Layla, colpite con missili e droni nell’ambito del blocco navale annunciato dal movimento yemenita contro l’Arabia Saudita.
Una fonte della sicurezza marittima ha confermato che la Encelia ha lanciato una richiesta di soccorso dopo essere stata colpita vicino al porto saudita di Jizan. L’agenzia ufficiale di Riad ha riferito che l’impatto ha provocato un incendio nella parte anteriore dell’imbarcazione. Non risultano vittime. L’attacco contro la Layla, invece, non è stato ancora confermato in modo indipendente.
Trump minaccia una risposta militare
Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti riterranno Teheran responsabile di eventuali nuove azioni compiute dagli Houthi, considerati dalla Casa Bianca una forza alleata dell’Iran.
Trump ha promesso una “pesante punizione militare” contro la Repubblica islamica e lo stesso movimento yemenita qualora gli attacchi alle navi dovessero proseguire.
Le minacce arrivano mentre le forze statunitensi hanno completato la dodicesima notte consecutiva di bombardamenti contro obiettivi iraniani. La nuova escalation è iniziata dopo il fallimento della tregua provvisoria che avrebbe dovuto fermare il conflitto e riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che il prezzo pagato dall’Iran continuerà ad aumentare fino a quando Teheran non accetterà un’intesa considerata credibile da Washington.
La risposta di Teheran
L’Iran ha rivendicato attacchi contro sistemi missilistici, depositi di armi e carburante utilizzati dagli Stati Uniti in Giordania, oltre ad azioni contro postazioni militari americane in Kuwait.
L’esercito giordano ha riferito di aver intercettato quattro missili e sei droni iraniani nelle ultime 24 ore. Soltanto un missile avrebbe superato le difese, cadendo in una zona disabitata.
Teheran ha assicurato che le operazioni proseguiranno finché Washington continuerà a colpire le infrastrutture e le aree costiere iraniane. La rappresaglia si sta così estendendo ai Paesi arabi che ospitano basi e installazioni statunitensi, aumentando il rischio di un coinvolgimento diretto dell’intera regione.
Due stretti sotto pressione
Il punto centrale della nuova escalation è Bab el-Mandeb, lo stretto che separa lo Yemen dal Corno d’Africa e collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano. Il suo nome significa “Porta delle Lacrime”. Da questo passaggio transita circa il 12% del commercio mondiale.
Gli Houthi hanno annunciato un blocco delle navi collegate all’Arabia Saudita in risposta alle restrizioni imposte allo Yemen e al recente bombardamento dell’aeroporto di Sana’a, attribuito alle forze sostenute da Riad.
La minaccia arriva nel momento peggiore per i mercati. L’Arabia Saudita aveva infatti aumentato il trasferimento di petrolio attraverso gli oleodotti diretti verso il Mar Rosso per aggirare la paralisi dello Stretto di Hormuz.
Ora anche la rotta alternativa rischia di chiudersi. Hormuz a est, Bab el-Mandeb a ovest. Due passaggi stretti sui quali viaggiano una parte decisiva dell’energia e delle merci mondiali.
Diverse petroliere hanno già cambiato rotta per evitare le acque controllate dagli Houthi. Le navi potrebbero essere costrette a circumnavigare l’Africa, con tempi più lunghi e costi di trasporto maggiori. Due superpetroliere cinesi, con un carico complessivo di circa quattro milioni di barili, stavano tentando di attraversare Bab el-Mandeb nella giornata di giovedì.
Il petrolio torna sopra i 100 dollari
La prospettiva di una crisi simultanea nei due principali passaggi energetici del Medio Oriente ha immediatamente colpito i mercati. Il prezzo del Brent è aumentato di oltre il 6%, tornando sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio.
Il blocco di Hormuz ha già ridotto drasticamente i flussi petroliferi dal Golfo. Una chiusura prolungata del Mar Rosso potrebbe aggravare ulteriormente la carenza di forniture, alimentando inflazione e rincari energetici ben oltre i confini della regione.
La crisi rischia inoltre di mettere sotto pressione le capacità militari statunitensi, chiamate a proteggere contemporaneamente la navigazione nel Golfo Persico e nel Mar Rosso.
L’ombra iraniana sullo Yemen
Secondo un’inchiesta di Reuters, nel corso di luglio l’Iran avrebbe trasferito in Yemen comandanti e consiglieri dei Guardiani della Rivoluzione, insieme a componenti per missili e droni. L’operazione sarebbe avvenuta attraverso un volo partito da Teheran il 13 luglio e diretto inizialmente a Sana’a.
Le fonti citate dall’agenzia sostengono che a bordo si trovassero tra i 10 e i 21 membri dei Guardiani della Rivoluzione, oltre a equipaggiamenti militari e oro destinato a finanziare le attività degli Houthi. Teheran ha sempre negato di fornire capacità missilistiche al movimento yemenita, che a sua volta respinge la definizione di forza controllata dall’Iran.


