Logo
Ue, maxi-pacchetto di sanzioni verso la Russia Vertice Rubio-Lavrov

Il nuovo pacchetto colpisce 218 persone ed entità, la Borsa di Mosca e decine di istituti finanziari. A Manila Washington conferma la disponibilità a mediare, ma avverte: “Non esiste una soluzione rapida”

Kiev, 23 luglio 2026 – Bruxelles stringe, Manila prova ad aprire uno spiraglio. Nello stesso giorno, la guerra in Ucraina torna a muoversi lungo i due binari che hanno segnato il conflitto: la pressione economica sulla Russia e la ricerca di un negoziato ancora lontano.

L’Unione europea ha raggiunto l’accordo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, uno dei più ampi adottati negli ultimi anni. Contemporaneamente, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nelle Filippine, a margine della riunione dei ministri dell’Asean.

Due mosse apparentemente opposte, ma parte della stessa strategia: aumentare il costo della guerra per il Cremlino senza chiudere completamente la porta della diplomazia.

Nuove sanzioni contro banche e Borsa di Mosca

Il nuovo pacchetto europeo colpisce complessivamente 218 persone ed entità, comprese 94 istituzioni finanziarie e la Borsa di Mosca.

Trentadue banche russe saranno escluse dal sistema Swift, la rete utilizzata dagli istituti finanziari per comunicare e trasferire denaro a livello internazionale. Le misure puntano anche contro le piattaforme di criptovalute e i circuiti alternativi utilizzati da Mosca per aggirare le restrizioni già in vigore.

L’obiettivo è isolare ulteriormente il sistema finanziario russo e ridurre le risorse disponibili per sostenere l’offensiva militare in Ucraina.

Il pacchetto comprende inoltre il congelamento per un anno del tetto al prezzo del petrolio russo, che resterà fissato a 44,10 dollari al barile. Una misura particolarmente significativa in una fase segnata dall’aumento delle quotazioni energetiche provocato dalla guerra tra Stati Uniti e Iran.

Senza l’intervento europeo, il meccanismo automatico avrebbe potuto innalzare il limite, consentendo alla Russia di ottenere maggiori entrate dalle esportazioni di greggio.

L’intesa è stata raggiunta dopo settimane di trattative tra i Pa tra i Paesi membri. La Grecia ha ottenuto una deroga che permetterà alle imprese europee di continuare, per un periodo limitato, il trasferimento di gas naturale liquefatto russo verso Paesi terzi. Il compromesso ha consentito di superare le ultime resistenze e mantenere compatto il fronte europeo.

Rubio incontra Lavrov a Manila

Mentre Bruxelles aumentava la pressione economica, a Manila Marco Rubio e Sergej Lavrov tornavano a parlarsi.

Il segretario di Stato americano ha ribadito che l’amministrazione Trump è pronta a contribuire alla fine della guerra, definita “insensata”, ma ha escluso la possibilità di arrivare rapidamente a un accordo.

Secondo Rubio, i precedenti tentativi di mediazione si sono rivelati infruttuosi. Per riaprire il negoziato serviranno quindi “nuove proposte e nuove idee” capaci di trovare un punto di equilibrio accettabile sia per Mosca sia per Kiev.

Il problema centrale resta lo stesso: individuare una soluzione che entrambe le parti possano accettare senza considerarla una resa.

Washington, ha assicurato Rubio, continuerà a cercare uno spazio diplomatico qualora le condizioni dovessero cambiare. Ma non è prevista, almeno per il momento, alcuna modifica al sostegno militare americano all’Ucraina. Le armi continueranno a essere acquistate dagli alleati della Nato e trasferite a Kiev.

Mosca chiede lo stop alle armi per Kiev

Lavrov ha invece ribadito l’opposizione russa alla prosecuzione delle forniture militari occidentali all’Ucraina. Secondo il ministero degli Esteri di Mosca, il capo della diplomazia russa ha sottolineato a Rubio “l’inaccettabilità” di un ulteriore riarmo di Kiev.

La Russia accusa inoltre i Paesi europei di voler perseguire una sua “sconfitta strategica”, una posizione che continua a rappresentare uno dei principali ostacoli a qualsiasi intesa.

Mosca sostiene di essere disponibile a una soluzione politica e diplomatica, richiamando gli accordi raggiunti durante il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska. Le distanze sulle condizioni necessarie per fermare il conflitto, tuttavia, restano profonde.

Zelensky cambia i vertici militari

Il tentativo diplomatico arriva mentre Kiev riorganizza la propria catena di comando. Zelensky ha sostituito Oleksandr Syrskyi con il 43enne Mykhailo Drapatyi alla guida delle Forze armate e ha rimosso il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Il licenziamento di quest’ultimo, considerato uno dei principali promotori dell’innovazione tecnologica nell’esercito, ha provocato proteste in diverse città ucraine. Drapatyi, esponente di una nuova generazione di comandanti, dovrà ora aggiornare la strategia difensiva e proseguire la modernizzazione della struttura militare. Kiev cerca quindi uno spazio per il negoziato, ma contemporaneamente prepara una nuova fase delle operazioni sul campo.

Photo credit: X @RusEmbUSA / Russian Embassy in the U.S.