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“Da Ladispoli al Circeo, ecco i punti più inquinati del litorale laziale”

Le analisi hanno riguardato 16 punti in mare e otto foci di fiumi o canali. Cosa dice il rapporto

Roma, 27 luglio 2026 – Otto punti fuori dai limiti su 24 campionati lungo le coste del Lazio. Quattro sono risultati fortemente inquinati, altri quattro inquinati. È il quadro tracciato da Goletta Verde di Legambiente al termine dei monitoraggi condotti tra l’8 e il 21 luglio nelle province di Roma, Viterbo e Latina.

Le analisi hanno riguardato 16 punti in mare e otto foci di fiumi o canali, individuando le principali criticità nei tratti maggiormente esposti agli effetti di una depurazione insufficiente o inefficiente.

Mare del Lazio, i punti più critici

Nel territorio della provincia di Roma è risultato fortemente inquinato il Rio Vaccina a Ladispoli, mentre sono stati classificati come inquinati il Fosso Zambra a Marina di Cerveteri e il tratto di mare davanti alla foce del fiume Arrone, a Fregene, nel Comune di Fiumicino.

Più complessa la situazione sulla costa pontina. Sono risultati fortemente inquinati il fosso all’incrocio tra via Gibraleon e viale Europa, a San Felice Circeo, la foce del Rio Santacroce a Gianola, nel Comune di Formia, e lo sbocco del canale di scolo a sud della darsena di Scauri, a Minturno. Fuori dai limiti anche il canale Sant’Anastasia a Fondi e il tratto di mare davanti alla foce del Rio Recillo, nella Marina di Minturno.

Da Ostia a Nettuno, i prelievi entro i limiti

Nel territorio romano sono invece risultati entro i limiti i campioni prelevati alla foce del Canale dei Pescatori a Ostia, presso il canale Crocetta a Torvajanica e nei due punti della Marina di Ardea, in corrispondenza del Rio Torto e del Fosso Grande.

Esito regolare anche al Lido dei Gigli di Anzio, nei pressi del depuratore comunale, e davanti al canale Loricina a Nettuno.

Proprio a Nettuno, tuttavia, i tecnici hanno segnalato la presenza di numerosi bagnanti nonostante il divieto di balneazione presente nell’area.

Il miglioramento della foce del Marta

Buone notizie arrivano dalla provincia di Viterbo, dove sono risultati entro i limiti sia il campione raccolto alla foce del Fiora, a Montalto di Castro, sia quello alla foce del Marta, al Lido di Tarquinia. Quest’ultimo punto era risultato fuori dai limiti nei precedenti 15 anni. Per Legambiente, il miglioramento dimostra come gli interventi sul sistema di depurazione possano incidere concretamente sulla qualità delle acque.

Entro i limiti anche la foce del canale lungo la via Aurelia, al chilometro 64, nel Comune di Santa Marinella.

Legambiente: “Serve intervenire sulle cause”

“Dai monitoraggi di Goletta Verde emerge una chiara concentrazione di punti critici sul litorale pontino, nella costa del Lazio meridionale”, ha dichiarato Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.

Scacchi ha precisato che il monitoraggio non assegna patenti di balneabilità e non rappresenta un giudizio complessivo sull’intero litorale dei singoli comuni: “Indichiamo punti troppo spesso molto critici, anche in luoghi pieni di persone che fanno il bagno, dove c’è bisogno di indagare sulle cause e mettere in campo azioni concrete per risolvere i problemi”, ha spiegato.

I risultati saranno inviati sotto forma di esposto ai Comuni interessati, alle Province, alla Regione Lazio, alle Capitanerie di porto, ai carabinieri forestali e ai gestori del servizio idrico.

I risultati sulla costa pontina

In provincia di Latina sono risultati entro i limiti i prelievi effettuati a Foce Verde e alla foce del Rio Martino, nel Comune di Latina. Esito regolare anche nei due punti di Terracina, accanto alle foci del fiume Sisto e del fiume Portatore, e nei campioni raccolti a Fondi, Sperlonga e Gaeta, compresa la spiaggia di Serapo.

Il canale Sant’Anastasia a Fondi è invece risultato inquinato per la prima volta dopo cinque anni consecutivi entro i limiti.

L’appello per tutelare le coste

Durante la tappa laziale, Goletta Verde ha rilanciato anche la richiesta di istituire il Monumento naturale di Tor Caldara, ad Anzio, esponendo lo striscione «30% di aree protette al 2030».

Legambiente ha inoltre richiamato l’attenzione sugli effetti della crisi climatica lungo il litorale, sempre più esposto all’erosione e agli eventi meteorologici estremi.

L’obiettivo della campagna resta quello di individuare e denunciare le criticità legate alla depurazione, tutelando la salute dei bagnanti e gli ecosistemi costieri.