LA GUERRA
|Iran, Trump sospende i bombardamenti: prima tregua dopo 13 notti
Il Pentagono non ha condotto operazioni nel fine settimana. Teheran si dichiara pronta a sospendere le rappresaglie finché Washington manterrà ferma la campagna di bombardamenti
Teheran, 27 luglio 2026 – L’Iran fermerà i propri attacchi a condizione che gli Stati Uniti non riprendano i bombardamenti. Dopo tredici notti consecutive di raid americani e rappresaglie iraniane nella regione, Teheran apre alla possibilità di una sospensione delle operazioni militari. Ma lega ogni passo alla tenuta della pausa decisa da Washington.
«Finché gli Stati Uniti manterranno la sospensione, anche noi fermeremo gli attacchi», ha riferito a Reuters un alto funzionario iraniano. Una dichiarazione che non equivale ancora a un cessate il fuoco formale, ma segna il primo segnale concreto di de-escalation dopo quasi due settimane di combattimenti.
Il Pentagono non ha effettuato bombardamenti contro l’Iran né sabato né domenica, interrompendo una sequenza di tredici notti consecutive di operazioni. Durante il fine settimana non sono stati segnalati neppure nuovi attacchi iraniani contro i Paesi vicini che ospitano basi o militari statunitensi.
Iran e Stati Uniti sospendono gli attacchi
La pausa è arrivata dopo la decisione del presidente americano Donald Trump di fermare temporaneamente la campagna aerea contro l’Iran, cominciata come risposta agli attacchi iraniani contro il traffico marittimo e le installazioni statunitensi nella regione.
Washington non ha annunciato una tregua definitiva. La Casa Bianca conserva la possibilità di riprendere le operazioni qualora Teheran torni a colpire obiettivi americani o alleati degli Stati Uniti.
Anche la posizione iraniana rimane strettamente condizionata. Teheran presenta infatti le proprie operazioni come azioni di rappresaglia e attribuisce agli Stati Uniti la responsabilità di decidere se la pausa potrà trasformarsi in un’intesa più stabile.
Il risultato è una tregua basata, almeno per ora, sulla reciprocità: nessuna delle due parti intende compiere per prima un passo irreversibile, ma entrambe sembrano disposte a evitare una nuova escalation immediata.
Tredici notti di bombardamenti americani
La sospensione interrompe una campagna militare durata tredici notti consecutive. Gli Stati Uniti avevano colpito infrastrutture militari, sistemi di sorveglianza, postazioni costiere e altri obiettivi iraniani.
Il 23 luglio il Pentagono aveva confermato il completamento della dodicesima notte consecutiva di raid. Le operazioni erano poi proseguite per un’altra notte, prima dello stop deciso nel fine settimana.
L’Iran aveva risposto colpendo basi e interessi americani nei Paesi del Golfo, oltre a intensificare la pressione sul traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più importanti al mondo.
Gli attacchi incrociati avevano alimentato il timore di un allargamento della guerra, coinvolgendo direttamente gli Stati della regione e mettendo a rischio le rotte utilizzate per il trasporto internazionale di petrolio e gas.
Trump lascia spazio alla diplomazia
L’amministrazione statunitense ha presentato la sospensione come un tentativo di lasciare spazio ai negoziati. L’ambasciatore americano alle Nazioni Unite Mike Waltz ha affermato che Trump sta concedendo «un po’ di spazio» alla diplomazia, senza però escludere il ritorno all’opzione militare.
Contatti e colloqui sarebbero in corso a diversi livelli, con il coinvolgimento di intermediari regionali. L’obiettivo immediato è impedire la ripresa degli attacchi e trovare un’intesa sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Anche l’Oman continua a svolgere un ruolo di mediazione. Il Sultanato ha già ospitato interlocuzioni tecniche tra rappresentanti iraniani e statunitensi nel tentativo di recuperare gli accordi raggiunti nelle precedenti fasi della crisi.
Teheran, tuttavia, osserva la pausa americana con cautela. Secondo la leadership iraniana, lo stop potrebbe essere una scelta tattica e non l’inizio di una reale revisione della strategia statunitense.
Il nodo dello Stretto di Hormuz
Al centro delle trattative resta la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. La crisi ha ridotto sensibilmente il passaggio delle navi commerciali e aumentato il rischio per petroliere e mercantili.
L’Iran considera il controllo dello Stretto uno dei principali strumenti di pressione sugli Stati Uniti e sui loro alleati. Washington punta invece a ripristinare la piena circolazione marittima e a garantire la sicurezza delle rotte energetiche.
La tensione ha già avuto effetti sui mercati internazionali, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio e aumentando i timori per le forniture. Una nuova ripresa degli attacchi potrebbe compromettere rapidamente la fragile finestra diplomatica aperta nel fine settimana.





