CRISI UMANITARIA
|Ceuta, il confine d’Europa travolto: 50mila migranti in poche ore e almeno 57 morti
La più grave crisi migratoria mai vissuta dall’exclave spagnola: migliaia di persone hanno raggiunto Ceuta dal Marocco a nuoto, attraverso i varchi e scavalcando le barriere. Madrid schiera l’esercito
Ceuta, 31 luglio 2026 – Sulla spiaggia del Tarajal, il confine tra Africa ed Europa è diventato una fila di corpi nell’acqua. Migliaia di persone hanno aggirato a nuoto il frangiflutti, attraversato i varchi, scavalcato le barriere. Dall’altra parte non c’era soltanto una città spagnola. C’era la porta dell’Unione europea. In poche ore quella porta ha ceduto. Il ministero dell’Interno spagnolo stima che circa 50mila migranti siano entrati irregolarmente a Ceuta dal Marocco dalla mattina di giovedì 30 luglio. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, porta il conteggio fino a 60mila: l’equivalente di oltre il 70% degli abitanti di un territorio che conta circa 83.600 residenti.
Ceuta, 50mila ingressi e almeno 57 morti
La dimensione della tragedia è ancora difficile da ricostruire. Secondo l’ultimo aggiornamento riportato da El País, nelle acque di Ceuta sono stati recuperati 57 cadaveri. Le cifre diffuse nelle ore precedenti erano più basse, perché le operazioni di ricerca lungo la costa e intorno al molo del Tarajal sono ancora in corso.
Molte vittime sarebbero annegate durante il tentativo di raggiungere la riva. Altre sarebbero morte nella calca formatasi vicino alla barriera del frangiflutti. Nell’acqua sono rimasti scarpe, salvagenti improvvisati e oggetti personali. Sulla terraferma, invece, migliaia di persone hanno trascorso la notte nei parchi, sui marciapiedi o davanti alle strutture di accoglienza ormai sature.
La maggioranza degli arrivati è composta da giovani marocchini, ma tra loro ci sono anche donne, famiglie e cittadini provenienti dall’Africa subsahariana. Una prima stima governativa indicava inoltre la presenza di circa 7mila minori, un dato che rende ancora più complessa qualsiasi procedura di rimpatrio.
La città ha rallentato fino quasi a fermarsi. Diversi negozi hanno abbassato le serrande, mentre polizia, Guardia Civil, Croce Rossa e servizi sanitari sono stati costretti a lavorare oltre la propria capacità ordinaria. Ceuta ha chiesto a Madrid di dichiarare l’emergenza nazionale. Il governo centrale non ha accolto formalmente la richiesta, ma ha inviato l’esercito in sostegno alle forze di sicurezza.
La sentenza sulle “devoluzioni in caliente”
Per il governo spagnolo, uno dei detonatori della crisi è stata una recente sentenza del Tribunal Supremo. La decisione, emessa il 29 giugno e resa nota l’8 luglio, ha stabilito che le cosiddette devoluciones en caliente, ossia i respingimenti immediati in frontiera, non possono essere applicate automaticamente alle persone intercettate in mare mentre cercano di raggiungere Ceuta o Melilla a nuoto.
La sentenza, però, non vieta i rimpatri. Stabilisce che chi arriva dal mare non ha materialmente superato un “elemento di contenimento frontaliero”, come una recinzione. Di conseguenza, non può essere respinto attraverso la procedura eccezionale prevista per chi scavalca le barriere terrestri, ma deve essere sottoposto alla procedura ordinaria di rimpatrio, con assistenza legale, interprete e possibilità di chiedere protezione internazionale. Tradotto: chi raggiunge Ceuta a nuoto non può essere rimandato indietro.
Pedro Sánchez sostiene che questa lettura distorta sia stata diffusa e sfruttata dalle reti criminali. Secondo il premier, le organizzazioni che trafficano esseri umani avrebbero fatto circolare la notizia “come una polveriera”, convincendo migliaia di giovani che esistesse una finestra temporanea per entrare e restare in Spagna.
Non tutti condividono questa ricostruzione. Attivisti e osservatori marocchini ritengono improbabile che una decisione giudiziaria sia sufficiente, da sola, a spiegare la mobilitazione di decine di migliaia di persone. Dietro la corsa verso Ceuta restano la disoccupazione giovanile, le disuguaglianze e la convinzione che dall’altra parte del confine possa esistere una possibilità che in Marocco non c’è.
Il ruolo del Marocco e il precedente del 2021
Resta poi la domanda più delicata: come è stato possibile che un numero così elevato di persone raggiungesse contemporaneamente la frontiera?
Madrid evita di accusare Rabat. Sánchez ha ringraziato il governo marocchino per la collaborazione e per la disponibilità ad accogliere i cittadini che stanno tornando. L’ambasciatrice del Marocco in Spagna, Karima Benyaich, ha dichiarato che quanto accaduto è contrario alla volontà del suo Paese.
Non esistono, al momento, prove pubbliche di un’apertura deliberata del confine. Il precedente del 2021, tuttavia, pesa sull’interpretazione politica della crisi. Cinque anni fa circa 8-10mila persone entrarono a Ceuta dopo l’allentamento dei controlli marocchini, nel pieno dello scontro diplomatico provocato dall’accoglienza in Spagna di Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario.
La frattura fu ricomposta nel 2022, quando Madrid riconobbe il piano marocchino di autonomia per il Sahara Occidentale come la proposta “più seria, realistica e credibile” per risolvere la disputa.
Oggi i rapporti ufficiali restano buoni. Ma il viaggio di Sánchez ad Algeri del 20 luglio, organizzato per rilanciare le relazioni con l’Algeria – rivale regionale del Marocco e sostenitrice del Polisario – ha alimentato sospetti su una possibile irritazione di Rabat. Il ministero degli Esteri spagnolo ha smentito qualsiasi collegamento. Per ora, dunque, l’ipotesi di una pressione geopolitica marocchina resta tale: un’ipotesi, non un fatto dimostrato.
Sánchez manda l’esercito e prepara le barriere in mare
Arrivato a Ceuta insieme al ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, Sánchez ha definito l’ingresso di massa una “violazione dell’integrità territoriale della Spagna” e ha promesso l’impiego di tutte le risorse dello Stato.
Madrid ha disposto un aumento di circa il 10% degli effettivi di Polizia nazionale e Guardia Civil, affiancati dalle Forze armate. È stato inoltre predisposto un centro temporaneo per identificare le persone entrate, esaminare le eventuali richieste di asilo e accelerare i provvedimenti di rimpatrio.
Il governo vuole installare anche una linea di boye vicino al frangiflutti del Tarajal. La barriera dovrebbe ostacolare fisicamente gli attraversamenti e, nelle intenzioni dell’esecutivo, creare quell’“elemento di contenimento” richiesto dalla legge per applicare il respingimento immediato. Una soluzione d’emergenza che apre già nuovi interrogativi sulla sicurezza in mare e sulla compatibilità delle future operazioni con il diritto d’asilo.
Lo scontro tra Italia e Spagna su Schengen
La crisi ha già oltrepassato Ceuta. Giorgia Meloni ha annunciato che l’Italia è pronta a valutare misure straordinarie, compresa la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. Antonio Tajani ha collegato gli ingressi alla regolarizzazione promossa dal governo Sánchez e ha parlato della concessione della cittadinanza a oltre 500mila migranti.
Il riferimento alla cittadinanza, tuttavia, è inesatto. Il provvedimento spagnolo riguarda la regolarizzazione amministrativa e il rilascio di permessi di soggiorno e lavoro a persone già presenti nel Paese. Non attribuisce automaticamente la cittadinanza e non comprende chi è entrato irregolarmente dopo il primo gennaio 2026.
La risposta di Madrid è stata durissima. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha definito “indegno” il messaggio di Tajani e ha convocato l’ambasciatore italiano in Spagna


