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Lavoro nero e retribuzioni in contanti a Ladispoli: tutto il personale non in regola in un locale
L’ispezione della compagnia locale ha rivelato irregolarità per l’intero personale presente nel locale.
Ladispoli, 5 agosto 2026 – Un’operazione orientata al contrasto del lavoro sommerso e alla tutela dei diritti dei lavoratori ha portato alla luce un articolato quadro di irregolarità all’interno del comparto della ristorazione veloce a Ladispoli. I militari della compagnia locale della guardia di finanza, nell’ambito dei quotidiani servizi di controllo economico del territorio coordinati dal comando provinciale di Roma, hanno fatto accesso presso un esercizio di vicinato specializzato nella vendita di cibi da asporto per verificare la posizione della manodopera impiegata.
Al momento del blitz nei locali aziendali, le fiamme gialle hanno individuato sette dipendenti intenti nelle attività di preparazione delle vivande. Le verifiche immediate e i successivi approfondimenti di natura documentale hanno consentito di accertare che l’intera forza lavoro presente nella struttura operava in condizioni di non conformità rispetto alla normativa vigente.
Manodopera non regolarizzata e pagamento in contanti
L’esame della posizione dei singoli addetti ha mostrato due diverse forme di irregolarità giuslavoristica. Per due dipendenti è emerso l’impiego completamente in nero, data la totale assenza della preventiva comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro agli enti preposti. Per gli altri cinque lavoratori, pur presenti nei registri, è stata riscontrata la corresponsione della retribuzione tramite strumenti non tracciabili, con il versamento del salario avvenuto in contanti. A questo quadro si è aggiunta la contestazione per la non corretta tenuta del libro unico del lavoro.
Gli accertamenti sono stati poi estesi al profilo fiscale e previdenziale connesso alle prestazioni lavorative. L’analisi dei conti e della documentazione contabile ha evidenziato la presenza di ritenute previdenziali e assistenziali non operate sui dipendenti, unitamente a ritenute regolarmente operate ma mai versate nelle casse dell’erario.
Sanzioni pecuniarie e impatto economico
A conclusione delle attività ispettive, i finanzieri hanno redatto a carico dell’impresa un verbale unico di accertamento e notificazione. Le violazioni rilevate hanno comportato l’irrogazione di sanzioni pecuniarie per un ammontare complessivo che supera i 23.000 euro. Tale somma include la maxisanzione prevista per l’impiego di personale non regolarizzato, i provvedimenti amministrativi legati all’uso di denaro contante per le retribuzioni e le sanzioni relative alle omissioni nella tenuta dei registri obbligatori.
Sotto l’aspetto strettamente finanziario, i riscontri dei militari hanno quantificato in oltre 8.500 euro l’importo delle ritenute operate sui lavoratori e non versate allo Stato, a cui si sommano quasi 4.000 euro relativi a ritenute dovute e mai operate dalla gestione dell’attività.
L’intervento si inserisce nella linea d’azione del corpo volta a contrastare le distorsioni del mercato. L’impiego di manodopera non regolarizzata priva infatti i lavoratori delle tutele assistenziali, previdenziali e assicurative previste dalla legge, esponendoli a condizioni di precarietà. Al contempo, il mancato rispetto dei costi del lavoro altera la leale concorrenza, danneggiando le imprese che operano nel rispetto delle regole.


