LA RECENSIONE
Cosa resta di Peter Parker quando esiste soltanto Spider-Man?
New York ha dimenticato Peter Parker, ma continua ad avere bisogno di Spider-Man. Tom Holland torna in un capitolo segnato dalla solitudine e dal peso di ciò che è andato perduto
New York, 6 agosto 2026 – Spider-Man non ha mai temuto la caduta. La sua vera paura, semmai, è che sotto la maschera non ci sia più nessuno a ricordarsi di Peter Parker. Spider-Man: Brand New Day riparte proprio da questo vuoto: New York ha dimenticato l’uomo, ma continua a pretendere l’eroe, senza curarsi minimamente del volto che si cela dietro la maschera. E lui, semplicemente, continua a correre. Salta, precipita, si rialza. Non perché il passato abbia smesso di far male, tutt’altro: fermarsi significherebbe farsi travolgere da tutto ciò che ha perduto.
Spider-Man: Brand New Day riparte dalla solitudine di Peter Parker
Destin Daniel Cretton prende in mano il Peter Parker di Tom Holland e firma un film rapido, visivamente potente, quasi sempre precisissimo. Un nuovo giorno, sì. Ma con la penombra della notte precedente ancora attaccata addosso. Il finale di No Way Home aveva lasciato Peter da solo, spogliato di un’identità e privo di qualcuno con cui condividerla. Un sacrificio scelto, volentieri o meno, da lui stesso. Brand New Day non cerca di alleggerire quel peso, né prova a scimmiottare a tutti i costi l’imponenza del capitolo precedente. Fa una scelta più intima: torna a posare lo sguardo sul ragazzo.
Cosa resta di Peter Parker quando esiste soltanto Spider-Man?
La sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers muove da un interrogativo semplice: cosa rimane di Peter Parker quando per il mondo esiste soltanto Spider-Man? La risposta non si perde in lunghi spiegoni – pur essendo i dialoghi una componente significativa dell’opera -, ma passa interamente attraverso il movimento. Peter combatte la solitudine tenendosi occupato, riempiendo il silenzio con il brusio delle sirene e il sibilo delle ragnatele. Proteggere gli altri diventa una missione, certo, ma anche il rifugio perfetto per non dover guardare dentro se stesso. Un po’ come chi si seppellisce di lavoro in ufficio pur di non tornare a casa.
Una regia che restituisce altezza, velocità e vertigine
Una parte fondamentale del film riguarda le inquadrature: prima si allargano restituendo la vertigine pura, tanto che pare di cadere nel vuoto insieme a lui; poi si stringono sui volti proprio quando il peso dei sentimenti ruba la scena all’azione. La macchina rincorre Spider-Man, lo anticipa, sembra quasi farsi trascinare via dal suo slancio in mezzo ai grattacieli. Ne esce un film vivo, in grado di far sentire la spinta, l’altezza e la gravità senza mai scivolare nel caos di immagini confuse.
Tom Holland e il peso di un Peter Parker senza più certezze
Tom Holland non deve più dimostrare nulla. Il personaggio gli calza ormai come una seconda pelle. La sua vera sfida, qui, sta nel mostrare cosa sia rimasto dell’uomo dopo che gli è stato tolto tutto, e l’attore lavora proprio sui margini. Nei silenzi, negli sguardi rubati, nei gesti trattenuti si avverte un peso specifico tutto nuovo rispetto al passato.
L’alchimia con Zendaya resta uno dei perni del film, senza bisogno di parole. Vive di distanze, di esitazioni, di tutto ciò che resta sospeso a metà. Anche se, lungo il cammino, le sorprese non mancheranno.
Intorno a loro: Jean Grey (Sadie Sink), Ned Leeds (Jacob Batalon), Frank Castle/Punisher (Jon Bernthal), William Metzger (Tramell Tillman), Mac Gargan/Scorpion (Michael Mando), Bruce Banner/Hulk (Mark Ruffalo) e la detective Jean DeWolff (Liza Colón-Zayas). Presenze ingombranti, alcune già di casa nel mondo Marvel, altre pronte ad aprire portoni inediti.
Il verdetto
Da grandi poteri derivano grandi responsabilità: lo storico motto di Spider-Man, tramandato di generazione in generazione, diventa il peso che gli è rimasto incastrato tra le spalle. Brand New Day trova così la propria identità, trasformando un nuovo capitolo della saga in un racconto di maturità, capace di unire spettacolo e fragilità senza sacrificare l’uno all’altra. Non tutto procede con la stessa precisione ed alcune alcune scelte sono discutibili, soprattutto nella gestione della detective DeWolff e di Punisher.e la durata avrebbe meritato qualche taglio. Ma il film sa esattamente quale storia vuole raccontare e, soprattutto, a chi affidarla. Peter si spinge ancora oltre il cornicione, nel buio di New York, scommettendo che quel filo regga la caduta. In fondo, un nuovo giorno non comincia quando il sole illumina tutto, ma nel momento esatto in cui smetti di aver paura dell’ombra.
VOTO: 8/10.
Photo credit: marvel.com



