LA GUERRA
|Mar Nero, emergenza grano: l’Ucraina propone la tregua alla Russia
Dietro la mossa pesa la nuova escalation contro navi e porti: le esportazioni ucraine di grano sono crollate del 76% rispetto a un anno fa
Kiev, 14 agosto 2026 – Una tregua limitata, lontana da un cessate il fuoco generale ma potenzialmente decisiva per uno dei fronti più delicati della guerra. L’Ucraina avrebbe proposto alla Russia di sospendere reciprocamente gli attacchi contro obiettivi civili nel Mar Nero, nel tentativo di fermare un’escalation che sta colpendo navi, porti e soprattutto le rotte attraverso cui viaggia una parte importante del grano destinato ai mercati mondiali.
La proposta, secondo quanto riferito a Reuters da una fonte a conoscenza della questione, sarebbe stata trasmessa da Kyiv a Mosca attraverso una terza parte. Al momento, però, l’Ucraina sarebbe ancora in attesa di una risposta.
Ucraina-Russia, la proposta di tregua nel Mar Nero
Il perimetro dell’offerta sarebbe molto più ristretto rispetto a quello di un cessate il fuoco sull’intero fronte: l’obiettivo è interrompere gli attacchi contro obiettivi civili nel Mar Nero, dopo settimane nelle quali entrambe le parti si sono accusate reciprocamente di aver intensificato le operazioni contro navi e infrastrutture utilizzate per le esportazioni.
Da Mosca, per ora, non è arrivata una risposta formale. Il Cremlino e il ministero degli Esteri russo non hanno commentato immediatamente la notizia. Poco prima che emergesse la proposta, il viceministro degli Esteri Alexander Grushko aveva sostenuto che la Russia non avesse ricevuto alcuna offerta formale per un cessate il fuoco nel Mar Nero.
Anche la Turchia si era già mossa sul dossier: Ankara aveva espresso preoccupazione per l’aumento degli attacchi e chiesto a Russia e Ucraina una moratoria sulle operazioni nel Mar Nero.
Il grano intrappolato nei porti ucraini
Dietro la proposta c’è però una partita che va ben oltre il campo militare. Il Mar Nero resta una delle arterie fondamentali dell’economia ucraina e del commercio agricolo internazionale.
Le nuove offensive russe contro l’area portuale di Odessa hanno quasi paralizzato le spedizioni marittime. Nei primi giorni di agosto le esportazioni ucraine di grano sono precipitate del 76% su base annua, secondo i dati riportati da Reuters.
La dipendenza di Kyiv dal mare è enorme: circa il 90% delle esportazioni ucraine di grano, mais e semi di girasole passa dal Mar Nero. L’agricoltura rappresenta inoltre quasi il 60% dei ricavi da esportazione del Paese.
Il problema arriva proprio mentre la raccolta del grano è nel pieno della stagione e quella del mais si avvicina. Con le spedizioni quasi ferme, i silos rischiano di riempirsi e gli agricoltori di non avere liquidità sufficiente per finanziare le successive semine.
Attacchi ai porti e rotte alternative sempre più difficili
Kyiv era già stata costretta a reinventare le proprie rotte commerciali dopo l’uscita della Russia, nel 2023, dall’accordo sul grano mediato da Onu e Turchia. L’Ucraina aveva quindi creato un proprio corridoio marittimo lungo la parte occidentale del Mar Nero, attraverso le acque vicine a Romania e Bulgaria.
Ora anche quel sistema è tornato sotto pressione.
Dalla fine di luglio, secondo l’amministrazione portuale ucraina citata da Reuters, la Russia avrebbe condotto oltre 70 attacchi contro infrastrutture portuali ucraine e 62 contro navi. Mosca sostiene invece che i propri raid siano rivolti a infrastrutture militari e logistiche e a imbarcazioni utilizzate per il trasporto di armamenti stranieri.
Nemmeno le alternative sembrano sufficienti. Le vie ferroviarie hanno capacità limitata, mentre il Danubio deve fare i conti con bassi livelli dell’acqua e con gli stessi attacchi russi: il 13 agosto è stato colpito anche il porto di Izmail, uno dei principali snodi ucraini per l’export agricolo.
Perché la tregua riguarda anche i prezzi del cibo
Il timore è che la battaglia per il Mar Nero finisca per uscire dai confini della guerra e arrivare direttamente sui mercati.
Ucraina e Russia sono entrambe grandi esportatrici agricole. Secondo l’Unione degli agricoltori ucraini citata da Reuters, Kyiv fornisce circa il 6% del grano e l’11% del mais commercializzati a livello mondiale, con una particolare esposizione dei Paesi importatori di Africa e Medio Oriente.
L’effetto della sola indiscrezione sulla possibile tregua si è visto anche sui mercati: dopo la notizia pubblicata da Reuters, i prezzi del grano su Euronext hanno ridotto i rialzi, allontanandosi dai massimi delle ultime due settimane.
È in questo spazio, tra guerra ed economia, che si inserisce la proposta ucraina. Non ancora un passo verso la fine del conflitto, ma il tentativo di mettere almeno una parte del Mar Nero al riparo dall’escalation. E di impedire che la guerra dei porti si trasformi anche in una nuova crisi del grano.


