Logo
Ranucci a Cerveteri: “Non sono un puro, se potessi andrei a cena anche con Toto Riina”

Il giornalista parla al Parco della Legnara prima e durante la tappa di “Diario di un trapezista”. E su Report: “Non credo vogliano farmi restare”

Cerveteri, 26 agosto 2026 – “Potrebbe essere l’ultimo spettacolo da conduttore di Report”. Sigfrido Ranucci lo dice dal palco di Cerveteri e dalla platea arriva prima un lungo “Noooo!”, poi un invito che assomiglia quasi a un ordine: “Resisti!”.

È in questo clima che il giornalista e conduttore Rai affronta uno dei momenti più delicati della sua carriera. A margine della tappa di “Diario di un trapezista”, Ranucci parla con i cronisti del proprio futuro, delle ipotesi che circolano intorno a Report e di un possibile spostamento all’interno della Rai. E le sue parole lasciano poco spazio alle interpretazioni.

Ranucci: “Non credo vogliano farmi restare a Report”

Alla domanda sulla possibilità di continuare alla guida della trasmissione d’inchiesta, Ranucci risponde senza giri di parole.

Non credo che sia questa l’intenzione”.

E quando il discorso si sposta sulla squadra di Report, il giornalista ribalta la prospettiva: “La squadra di Report è composta da persone che hanno mostrato la loro lealtà nei pezzi e nelle inchieste. Non è importante la lealtà nei miei confronti, è importante la lealtà nei confronti del pubblico e della trasmissione”.

Un concetto che torna anche quando gli viene chiesto dell’eventualità di affidare il programma a figure esterne.

“Sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti. Non vedo perché bisognerebbe ricorrere a figure esterne che non hanno la memoria di Report”.

“Spostarmi in un’altra testata sarebbe tornare indietro”

Per Ranucci, un eventuale trasferimento non rappresenterebbe semplicemente un cambio di incarico.

“Un eventuale ridimensionamento o uno spostamento ad altre testate della Rai per me sarebbe un tornare indietro”.

Poi aggiunge: “Se sposti Sigfrido Ranucci perché non lo ritieni consono per una trasmissione d’inchiesta, che fai, vai a formare altri 100 Sigfrido Ranucci per poi spostarli dopo che li hai formati? Non ha senso”.

Sul futuro lascia comunque aperta la porta alle valutazioni: “Vediamo quali sono le offerte che faranno e farò le mie valutazioni, certo non torno indietro dopo la mia storia, lo devo alla mia famiglia e a tutto quello che ha dovuto subire, compresa la bomba sotto casa”.

E alla domanda su cosa potrebbe esserci di meglio di Report, sceglie l’ironia: “Forse c’è uno spazio informativo dentro Sanremo? Però la vedo dura”.

“Hanno già tentato di mandarmi via”

Ranucci ricostruisce poi alcuni dei passaggi più complessi della propria carriera in Rai.

Non è la prima volta che tentano di mandarmi via. Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l’intervista di Borsellino. Hanno tentato di farlo con l’inchiesta su Fallujah nel 2005, poi con la storia dell’Autogrill e adesso ci riprovano”.

Ma assicura di non vivere queste ore con preoccupazione.

“Non sono preoccupato, sono tranquillissimo perché ho la coscienza a posto”.

Sono 35 anni che sono in Rai, sono nato come assistente al programma, non ho avuto sponsor politici né di sindacato. Ho fatto il mio percorso grazie alle persone che ho incontrato sulla mia strada, Roberto Morrione e Milena Gabanelli”.

Poi la rivendicazione del lavoro svolto: “Report è la trasmissione più premiata, io sono il giornalista più premiato della storia della Rai. Ho attraversato indenne oltre 240 atti di citazione, querele e mediazioni. Ho tenuto alto l’onore della Rai mettendo a repentaglio la mia vita, quella dei miei cari e anche dei miei inviati”.

Il rapporto con Lavitola

Nel corso dell’incontro con i giornalisti Ranucci affronta anche le domande sul rapporto con Valter Lavitola.

“Io non sono puro. Sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino perché faccio questo mestiere”.

E aggiunge: “Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei”.

Sulle questioni oggetto di approfondimento da parte degli inquirenti, però, Ranucci non entra nei dettagli.

“Questa roba la spiego agli inquirenti. Per rispetto ai magistrati, quello che ho da dire lo dico ai magistrati”.

Poi precisa: “Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, l’avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me”.

“Ho tanti amici clandestini che mi scrivono”

C’è infine il capitolo della solidarietà ricevuta dopo l’attentato e nelle settimane successive.

“Personalmente ho ricevuto tantissima solidarietà. Ricevo bella gente, dove vado vado, ho tantissime manifestazioni di solidarietà”.

Quando gli viene chiesto se si sia sentito isolato all’interno della Rai, la risposta è amara: “Se mi sento isolato? Ho tanti amici clandestini che mi scrivono, hanno paura anche”.

Parole che arrivano da Cerveteri, davanti a un pubblico che, alla prospettiva di vedere Ranucci lontano da Report, ha già fatto conoscere la propria posizione con una sola parola: “Resisti”.