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Chi era Ratko Mladic, il generale condannato per il genocidio di Srebrenica

L’ex comandante militare dei serbo-bosniaci è morto all’Aja a 84 anni mentre scontava l’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra

L’Aja, 29 agosto 2026 – È morto Ratko Mladic, l’ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco diventato uno dei volti più controversi e sanguinosi delle guerre che accompagnarono la dissoluzione della Jugoslavia.

Mladic è morto giovedì 27 agosto 2026, mentre era ricoverato all’Aja. Aveva 84 anni e stava scontando una condanna all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, pronunciata nel 2017 e confermata definitivamente in appello nel 2021.

Con la sua morte si chiude la vicenda giudiziaria di uno dei principali comandanti militari della guerra in Bosnia, ma non il confronto sulla sua eredità. A poche ore dal decesso, il tribunale internazionale ha disposto un’indagine sulle circostanze della morte, mentre da Belgrado è arrivato l’annuncio che l’ex generale riceverà onori militari e di Stato.

Ratko Mladic è morto all’Aja

La conferma ufficiale è arrivata dall’International Residual Mechanism for Criminal Tribunals, l’organismo delle Nazioni Unite che ha ereditato le competenze del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia.

Secondo la nota, Mladic è morto mentre si trovava ricoverato all’Aja. Immediatamente sono state attivate le procedure previste dalle autorità olandesi.

Negli ultimi anni le sue condizioni di salute erano progressivamente peggiorate e l’ex comandante aveva presentato più richieste di rilascio anticipato per motivi umanitari. Secondo le informazioni diffuse dopo la morte, aveva inoltre subito diversi ictus.

Aperta un’inchiesta sulle circostanze della morte

La presidente del Meccanismo internazionale, la giudice Graciela Gatti Santana, ha ordinato un’indagine completa sulle circostanze del decesso.

A condurre l’inchiesta sarà il giudice Iain Bonomy. Parallelamente, le autorità olandesi hanno avviato le procedure previste dalla legislazione nazionale.

L’accertamento dovrà ricostruire le circostanze nelle quali Mladic è morto mentre si trovava sotto la responsabilità delle strutture giudiziarie internazionali.

L’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità

Ratko Mladic fu arrestato in Serbia il 26 maggio 2011, dopo quasi sedici anni di latitanza, e trasferito pochi giorni dopo all’Aja.

Il 22 novembre 2017 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia lo condannò all’ergastolo. Nel giugno 2021 la sentenza venne sostanzialmente confermata in appello.

Al centro della condanna c’erano alcuni dei capitoli più drammatici della guerra in Bosnia.

Il tribunale riconobbe la sua responsabilità per il genocidio di Srebrenica, dove nel luglio 1995 furono uccisi oltre 8mila uomini e ragazzi bosgnacchi, e per la campagna di terrore contro la popolazione civile durante l’assedio di Sarajevo. Fu inoltre condannato per persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione, trasferimento forzato, attacchi contro civili e presa di ostaggi.

Da comandante dell’esercito serbo-bosniaco alla latitanza

Mladic aveva guidato lo Stato maggiore dell’Esercito della Republika Srpska durante gran parte della guerra in Bosnia, dal 1992 al 1995.

La sua figura rimane indissolubilmente legata all’offensiva militare con cui le forze serbo-bosniache cercarono di conquistare e mantenere territori della Bosnia-Erzegovina durante il conflitto seguito alla dissoluzione della Jugoslavia.

Il Tribunale dell’Aja lo aveva incriminato già nel 1995. Per anni riuscì però a sottrarsi alla cattura, fino all’arresto avvenuto nel 2011 in Serbia.

La Serbia annuncia gli onori militari e di Stato

La morte dell’ex generale ha immediatamente riaperto anche una frattura politica e memoriale mai realmente chiusa nei Balcani.

Il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic ha dichiarato che Mladic sarà sepolto con i più alti onori militari e di Stato, mentre la scelta del luogo della sepoltura spetterà alla famiglia.

Una decisione destinata a riaccendere le polemiche attorno a una figura che, nonostante le condanne definitive dei tribunali internazionali, continua a essere considerata un eroe da una parte del nazionalismo serbo.

Dal lato opposto restano le famiglie delle vittime di Srebrenica, Sarajevo e degli altri crimini commessi durante la guerra: per loro il nome di Mladic rimane quello di uno dei principali responsabili giudiziariamente accertati delle atrocità del conflitto bosniaco.

La sua morte, dunque, non chiude quella storia. Chiude la vita dell’uomo che ne è diventato uno dei simboli più oscuri, ma lascia intatto il conflitto sulla memoria delle guerre jugoslave.