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Salvini sotto assedio, parte la rivolta: “Riprendiamoci la Lega Nord”

Un gruppo di ex parlamentari e militanti punta a convocare dopo nove anni il Congresso della vecchia Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. La resa dei conti a Pontida

Milano, 1° settembre 2026 – C’è una Lega che governa e una Lega che, almeno formalmente, non è mai scomparsa. Per quasi un decennio le due storie hanno camminato senza incontrarsi davvero. Ora quella vecchia sigla, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania fondata da Umberto Bossi, rischia di trasformarsi da reperto della Prima Repubblica del Carroccio a problema politico molto concreto per Matteo Salvini.

La miccia è la nascita del Comitato per il Congresso federale, anticipata da Sky TG24. L’obiettivo dichiarato è ottenere dal commissario Igor Iezzi la convocazione del congresso della vecchia Lega Nord, assise che non viene celebrata da nove anni. Se necessario, spiegano i promotori, anche passando attraverso le vie legali.

Perché dietro una questione che può sembrare statutaria si nasconde una partita molto più grande: riattivare politicamente il partito di Bossi e renderlo un contenitore disponibile in vista delle prossime elezioni politiche.

Lega Nord, il vecchio partito che non è mai morto

È questo il dettaglio che cambia la dimensione dello scontro.

La Lega Nord e la Lega per Salvini Premier non sono infatti semplicemente due nomi diversi della stessa organizzazione. Il vecchio soggetto politico è rimasto formalmente in vita, mentre il baricentro dell’attività politica ed elettorale è progressivamente passato alla formazione costruita da Salvini.

Secondo la ricostruzione di Sky TG24, il progetto del comitato non nascerebbe quindi dalla volontà di organizzare una commemorazione del leghismo delle origini. L’idea sarebbe quella di avere a disposizione un partito già esistente e potenzialmente utilizzabile alle prossime politiche, qualora la frattura tra il segretario e una parte dell’anima nordista diventasse insanabile.

Ed è qui che una battaglia sullo statuto comincia ad assomigliare a qualcosa di diverso: alla preparazione di una possibile via d’uscita.

Da Romeo a Zaia, i nomi che agitano il Carroccio

Nelle prime ricostruzioni sono circolati nomi che, messi insieme, rappresenterebbero molto più di una corrente interna: Massimiliano Romeo, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Riccardo Molinari. E poi Giancarlo Giorgetti, il cui eventuale posizionamento avrebbe un peso politico difficilmente paragonabile a quello degli altri dirigenti.

Sky TG24 li indica come figure che potrebbero diventare protagoniste di una seconda stagione del vecchio partito. Ma proprio su questo punto sono arrivate nel corso della giornata precisazioni sostanziali.

Gianluca Pini, ex parlamentare leghista e tra i promotori dell’iniziativa, ha spiegato che nessuno dei big citati aderisce al comitato e che la raccolta delle firme riguarda al momento semplici militanti. Romeo, Fontana e gli altri esponenti critici della linea nazionale starebbero conducendo, nelle parole di Pini, un percorso politico differente.

Una distinzione decisiva: la rivolta esiste, il contenitore anche. Ma il passaggio dei colonnelli dentro la nuova operazione politica, almeno per adesso, non c’è.

Fontana prende le distanze: “Non c’entro nulla”

Il primo a togliere il proprio nome dalla lista è stato Attilio Fontana.

Il presidente della Regione Lombardia ha confermato di essere a conoscenza dell’iniziativa, precisando però che il comitato non avrebbe nulla a che vedere con il confronto politico che lui e altri dirigenti stanno portando avanti con Salvini.

Una dichiarazione che non cancella le tensioni nella Lega, ma separa due livelli dello scontro: da una parte chi chiede al segretario un cambio di linea, maggiore peso per il Nord e una riorganizzazione del partito; dall’altra chi vuole riaprire materialmente le porte della vecchia Lega Nord.

E la differenza non è soltanto semantica.

Pini: “Il simbolo è ostaggio di Salvini”

Il volto dell’operazione, almeno in questa prima fase, è Gianluca Pini.

L’ex deputato ha spiegato che il comitato vuole arrivare al congresso per rinnovare gli organi federali, recuperare il simbolo e “scongelare” il partito. L’accusa nei confronti dell’attuale gestione è pesante: secondo Pini, il commissariamento avrebbe di fatto impedito per anni ai militanti della vecchia Lega Nord di tornare a decidere sul futuro della formazione.

Il congresso, nella strategia dei promotori, sarebbe dunque soltanto il primo passaggio. Una volta recuperata la piena operatività del soggetto politico, toccherebbe ai nuovi organismi decidere cosa farne: mantenerlo, trasformarlo, modificarne il nome oppure riportarlo direttamente sulla scheda elettorale.

Ed è quest’ultima eventualità a rendere il dossier esplosivo.

Salvini e la risposta della Lega: “C’è chi cerca una poltrona”

Da Via Bellerio la replica è arrivata senza troppi giri di parole.

Fonti della Lega hanno rivendicato il lavoro del partito al governo, i suoi amministratori locali e la preparazione degli appuntamenti politici di settembre, accusando chi riapre oggi il dossier della Lega Nord di occuparsi di polemiche e interessi personali invece che dei problemi dei territori.

Ancora più duro il passaggio contro i promotori dell’operazione: “Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona”, è il messaggio filtrato dall’entourage del segretario.

Non è la prima avvisaglia di una crisi. Ad agosto Salvini aveva già risposto alle tensioni dell’ala lombarda ricordando di essere stato rieletto alla guida della Lega per Salvini Premier dal congresso federale dell’anno precedente e invitando il partito a evitare “beghe interne”.

La partita vera si giocherà a Pontida

Per il momento nessuno dei principali dirigenti del Carroccio ha annunciato rotture. Nessuno ha aderito pubblicamente alla nuova operazione. E lo stesso Pini tiene distinti il comitato e la fronda politica che da settimane chiede un cambio di passo a Salvini.

Ma un elemento nuovo c’è.

Fino ad oggi il dissenso interno aveva bisogno di conquistare la Lega di Salvini per cambiare la Lega. Da oggi, almeno teoricamente, potrebbe esistere anche un’altra strada: riprendersi quella vecchia.

Il calendario rende tutto ancora più delicato. Salvini ha convocato per l’8 e il 9 settembre a Roma una due giorni sui temi economici, mentre sullo sfondo si avvicina Pontida. Quello che tradizionalmente è il luogo nel quale il Carroccio mette in scena la propria unità rischia così di diventare il punto nel quale misurarne tutte le fratture.

La Lega Nord era rimasta congelata. Il problema, per Salvini, è capire chi proverà davvero a scongelarla.