Il fatto
|Corea del Sud, valutata una missione nello Stretto di Hormuz con gli Usa
La Corea del Sud valuta possibili contributi alla sicurezza nello Stretto di Hormuz: nessuna decisione sull’invio di forze, mentre crescono le pressioni Usa.
La Corea del Sud sta valutando un possibile contributo alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, ma dalla presidenza di Seul sottolineano che non è stata presa alcuna decisione definitiva. L’ipotesi riguarda anche l’eventuale invio di mezzi e personale militare, in un quadro segnato dalle pressioni di Donald Trump e dai negoziati su commercio e semiconduttori.
Secondo quanto riferito dall’agenzia sudcoreana Yonhap, il governo esamina diverse opzioni. Un funzionario della presidenza ha precisato che ogni contributo dovrebbe essere valutato alla luce della prontezza operativa nella penisola coreana e delle procedure legali, ribadendo che non esiste una decisione finale.
Le opzioni per Hormuz e le pressioni statunitensi
Tra gli asset presi in considerazione da Seul vi sarebbero un aereo P-8 Poseidon, una nave di supporto logistico e, secondo l’emittente Sbs, un’unità di artificieri. Il Chosun Ilbo, citando fonti anonime, ha scritto che il governo avrebbe comunicato agli Stati Uniti l’intenzione di dispiegare un aereo e una nave.
La presidenza sudcoreana ha però ribadito che le notizie su un invio già deciso non corrispondono ai fatti. Al Guardian, un suo ufficio ha confermato che la valutazione è in corso e che Seul ha discusso con la comunità internazionale possibili contributi al ripristino della libertà di navigazione, della pace e della stabilità in Medio Oriente.
Il tema si colloca nelle difficoltà dei rapporti tra Washington e Seul. Trump ha chiesto alla Corea del Sud un maggiore sostegno alla campagna statunitense contro l’Iran e ha criticato il contributo di Seul all’alleanza con gli Usa. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung deve quindi affrontare una scelta definita delicata, senza compromettere le capacità difensive del Paese.
I passaggi istituzionali e il peso dell’energia
Un eventuale dispiegamento richiederebbe una serie di passaggi formali: il via libera del Consiglio di sicurezza nazionale e la successiva approvazione del Parlamento. Nel 2020, ricorda il Chosun Ilbo, il governo di Moon Jae-in estese invece il mandato dell’unità antipirateria nel Golfo di Aden, includendo anche l’area di Hormuz.
Lo stretto è centrale per gli approvvigionamenti energetici della Corea del Sud. Secondo dati citati dal Wall Street Journal, dal Medio Oriente arrivano circa il 70% del greggio importato dal Paese e un terzo del Gnl. Prima del 28 febbraio, la maggior parte dei flussi attraverso Hormuz era diretta verso l’Asia.
Sullo sfondo resta il dossier commerciale. L’accordo tra i due Paesi dello scorso anno prevedeva un piano di investimenti sudcoreani da 350 miliardi di dollari negli Stati Uniti e riguardava anche i semiconduttori. Le trattative vengono descritte come difficili, mentre il segretario al Commercio Usa Howard Lutnick ha annunciato un piano per nuove tariffe nel settore.
Secondo alcuni analisti citati dalla stampa asiatica, nelle prossime settimane potrebbe essere discusso un possibile invio di circa 150 soldati. Si tratta di valutazioni esterne: la posizione ufficiale di Seul resta quella di una valutazione in corso, senza alcun dispiegamento approvato e con più opzioni ancora allo studio.


