Logo
Il Mediterraneo più caldo aumenta il rischio di temporali intensi: l’INGV studia il caso Fiumicino

Uno studio coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia analizza il temporale che colpì l’aeroporto di Fiumicino nel dicembre 2024

Fiumicino, 8 settembre 2026 – Il Mediterraneo si scalda e cambia anche il contesto nel quale si sviluppano i temporali più intensi. A dirlo è un nuovo studio coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ha analizzato quanto accaduto il 13 dicembre 2024 all’aeroporto di Roma-Fiumicino “Leonardo Da Vinci”.

Quel giorno, in circa tre ore di intensa attività convettiva, il maltempo provocò almeno otto dirottamenti, ritardi e circuiti di attesa. Un episodio preso come caso di studio per capire come il riscaldamento del Mediterraneo stia modificando le condizioni atmosferiche nelle quali questi fenomeni possono svilupparsi.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Atmospheric Science Letters della Royal Meteorological Society.

Lo studio INGV sul temporale che colpì Fiumicino

I ricercatori hanno utilizzato un metodo basato sugli analoghi atmosferici, confrontando situazioni simili a quella osservata durante l’evento del 2024 in due diversi periodi climatici: 1979-2000 e 2002-2023.

Il confronto mostra un cambiamento netto del contesto termodinamico.

Nel periodo più recente, la temperatura dell’aria risulta più elevata di circa 2 gradi su ampie zone dell’Italia, mentre la temperatura superficiale del Mediterraneo è aumentata di circa 1,5 gradi su gran parte del bacino.

Lo studio segnala anche variazioni del wind shear, cioè dei cambiamenti improvvisi nella direzione e nell’intensità del vento, oltre a modifiche nelle raffiche e nella visibilità.

Parametri particolarmente delicati per l’aviazione, soprattutto durante le fasi di decollo e atterraggio.

“È cambiato il contesto climatico”

“Il risultato più importante emerso dal nostro lavoro è che non sono necessariamente cambiate le configurazioni atmosferiche che generano questi eventi, ma è cambiato il contesto climatico nel quale esse agiscono”, spiega Tommaso Alberti, ricercatore dell’INGV e primo autore dello studio.

Secondo Alberti, un Mediterraneo più caldo mette a disposizione dell’atmosfera una maggiore quantità di calore e umidità.

“Un Mediterraneo più caldo fornisce maggiori quantità di calore e umidità all’atmosfera, aumentando l’energia potenzialmente disponibile per la formazione di temporali molto intensi, che possono dare origine a precipitazioni intense, forti raffiche di vento, riduzioni della visibilità e altri fenomeni meteorologici severi”.

Il caso di dicembre e il rischio di fenomeni fuori stagione

Il temporale di Fiumicino assume particolare rilievo anche perché si è verificato in pieno dicembre.

Per i ricercatori, però, il tema non riguarda soltanto gli eventi fuori stagione.

“Il riscaldamento del Mediterraneo non riguarda soltanto i temporali fuori stagione”, chiarisce Alberti.

Durante l’estate, temperature molto elevate possono infatti combinarsi con condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali intensi. Un mare più caldo può aumentare ulteriormente energia e umidità disponibili in atmosfera.

Ma il calore accumulato in estate può persistere anche nei mesi successivi, prolungando condizioni favorevoli alla convezione durante autunno e inverno.

Fiumicino, perché i temporali sono un problema per un grande hub

Quando fenomeni di questo tipo interessano direttamente un aeroporto delle dimensioni di Fiumicino, le conseguenze possono estendersi rapidamente oltre l’area colpita dal maltempo.

Temporali, raffiche intense, precipitazioni violente e riduzioni della visibilità possono infatti limitare decolli e atterraggi, provocando ritardi, attese e dirottamenti.

In una rete aeroportuale fortemente interconnessa come quella europea, anche una riduzione dell’operatività per poche ore può generare effetti a catena.

“Il blocco o la forte riduzione dell’operatività di un aeroporto delle dimensioni di Fiumicino, anche per poche ore, può produrre conseguenze che vanno ben oltre l’area interessata dal temporale”, sottolinea Alberti.

“Possibili effetti sulla resilienza degli aeroporti”

Lo studio non afferma che i temporali diventeranno necessariamente più frequenti ovunque.

Il punto, spiegano i ricercatori, è che potranno svilupparsi in un ambiente atmosferico sempre più caldo e ricco di energia.

“Se il Mediterraneo continuerà a riscaldarsi, sarà plausibile attendersi condizioni potenzialmente favorevoli alla formazione di temporali più intensi, sia durante l’estate sia nei successivi mesi autunnali e invernali, con un crescente impatto sulla resilienza delle infrastrutture aeroportuali e sulle operazioni di volo”, spiega Alberti.

“Questo non significa necessariamente che i temporali diventeranno ovunque più frequenti, ma potranno agire in un ambiente sempre più caldo e ricco di energia”.

Il prossimo passo della ricerca

Il lavoro si inserisce in una più ampia attività di studio sugli effetti del cambiamento climatico sui fenomeni atmosferici che interessano l’aviazione.

Il prossimo obiettivo sarà estendere l’analisi agli scenari climatici futuri, per capire come potrebbero evolvere la convezione severa e i relativi impatti sui grandi hub del Mediterraneo.

“Quantificare questo rischio futuro sarà uno dei prossimi obiettivi della nostra ricerca, soprattutto per infrastrutture strategiche e particolarmente esposte come i grandi aeroporti”, conclude Alberti.

Per Fiumicino, il messaggio che emerge dallo studio è quindi chiaro: il rischio non passa soltanto dalla frequenza dei temporali, ma anche dal fatto che questi fenomeni possono svilupparsi in un’atmosfera sempre più calda, umida ed energeticamente favorevole agli eventi più intensi.