Meloni chiede all’Ue di considerare nei conti pubblici l’impatto dell’inflazione
Giorgia Meloni chiede all’Ue di considerare l’impatto dell’inflazione sui conti pubblici e maggiore flessibilità per affrontare il caro energia.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere che l’Unione tenga conto dell’impatto dell’inflazione sui conti pubblici italiani. Secondo la premier, l’aumento dei prezzi sta facendo crescere automaticamente alcune voci di spesa, tra cui pensioni e assegno unico, senza dipendere dalle decisioni del governo.
La richiesta riguarda anche una maggiore flessibilità di bilancio per affrontare la crisi energetica. La lettera, inviata il primo ottobre, dovrebbe essere discussa al prossimo Ecofin, previsto la settimana successiva a Lussemburgo.
La richiesta italiana sui conti pubblici
Nel testo, Meloni osserva che le regole europee fissano il limite alla crescita della spesa netta in termini nominali. Questo meccanismo, sostiene la presidente del Consiglio, potrebbe non riflettere pienamente l’aumento delle uscite provocato da un’inflazione superiore alle proiezioni utilizzate per concordare il percorso di spesa dell’Italia.
La premier definisce la questione urgente e sottolinea che il problema riguarda tutti gli Stati membri. L’incremento temporaneo del gettito derivante dall’aumento dei prezzi, si legge nella lettera, non può essere impiegato per finanziare misure compensative se il Paese non dispone di margini all’interno del percorso di spesa concordato.
La Commissione europea ha confermato di aver ricevuto la missiva italiana. I portavoce dell’esecutivo comunitario hanno ricordato che una flessibilità aggiuntiva è già stata concessa agli Stati membri, attraverso la possibilità di utilizzare la clausola nazionale di salvaguardia non solo per la difesa, ma in parte anche per l’energia.
Il caro energia e gli interventi del governo
Tra le priorità indicate da Meloni c’è il contrasto al caro energia. La presidente del Consiglio ha ricordato che negli ultimi anni il governo ha stanziato circa 60 miliardi di euro per proteggere famiglie e imprese dall’aumento dei costi.
Tra le misure citate figurano il rafforzamento e l’ampliamento del bonus sociale, gli interventi per rendere più leggere le bollette e il taglio delle accise attraverso il meccanismo delle accise mobili. Meloni ha inoltre riferito dell’appello rivolto alle società energetiche, cui hanno aderito Eni, Socar, Q8 e, più recentemente, Tamoil.
Secondo la premier, tuttavia, gli interventi emergenziali non sono sufficienti. Servono soluzioni strutturali di lungo periodo, anche a livello europeo, per contenere l’impatto dei prezzi su famiglie e imprese e sostenere la competitività del sistema produttivo.
Il vertice a Palazzo Chigi e la strategia energetica
La questione è stata affrontata anche in un vertice a Palazzo Chigi tra Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti.
L’incontro si è svolto in vista dell’approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica e per approfondire la strategia del governo davanti al nuovo quadro economico internazionale, segnato dalle pressioni inflazionistiche e dall’aumento dei costi dell’energia.
Meloni ha infine indicato tra gli obiettivi l’aumento della produzione nazionale di petrolio e gas e la ripresa del percorso sul nucleare, con l’intento di rafforzare l’autonomia energetica dell’Italia e la competitività del sistema economico.


