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|Bonaccini: «Il Pd sostiene Kiev, ora il centrosinistra punti sulla diplomazia»
Stefano Bonaccini chiede al centrosinistra di superare le divisioni, respinge l’etichetta «campo Lavrov» e invoca maggiore capacità diplomatica europea per sostenere l’Ucraina.
Stefano Bonaccini respinge l’etichetta «campo Lavrov» associata al centrosinistra e ribadisce il sostegno del Partito democratico all’Ucraina. L’intervento è arrivato durante la Direzione del partito, in un passaggio dedicato all’unità della coalizione e alla guerra.
«Chiedo solo questo: che non ci si chiami più però campo Lavrov perché è semplicemente offensivo», ha detto il presidente del Pd, riferendosi alla definizione utilizzata soprattutto sui social per indicare il centrosinistra. Il richiamo è alle differenti posizioni tra le forze della coalizione: il Pd sostiene l’Ucraina, mentre il Movimento 5 Stelle è contrario alla fornitura di armi a Kiev.
Il sostegno a Kiev e la via diplomatica
Bonaccini ha detto che il Pd ha sempre votato «a favore del sostegno all’Ucraina» e che la segretaria Elly Schlein ha chiarito l’intenzione di proseguire su questa linea fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura.
Secondo Bonaccini, però, al sostegno a Kiev deve affiancarsi ciò che finora è mancato: una maggiore capacità diplomatica, soprattutto a livello europeo. Ha auspicato che la richiesta della delegazione e dei socialisti venga accolta dalla Commissione von der Leyen.
La proposta è individuare una personalità, uomo o donna, incaricata di parlare al mondo in tutti i 27 Paesi. Per Bonaccini, la diplomazia deve quindi affiancare il sostegno all’Ucraina.
Unità e programma comune
Il presidente del Pd ha collegato il tema internazionale alla costruzione dell’alleanza. L’unità del centrosinistra, ha sostenuto, è necessaria per battere le destre, ma non è sufficiente: serve anche un programma all’altezza di un Paese «che sta peggio ogni giorno del giorno prima».
Bonaccini ha inoltre citato l’esperienza dell’Unione, che dopo aver vinto le elezioni sarebbe andata a casa dopo due anni a causa delle divisioni sul programma. Un’intesa programmatica, ha concluso, renderebbe più forti anche eventuali primarie, evitando che si trasformino in un confronto tra sole leadership senza un’idea condivisa del Paese.


