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Articolo Redazionale

Benetton e Mapuche: la verità storica

Questa regione del Sud America, compresa tra Cile e Argentina, vanta la presenza di aree dalle caratteristiche geografiche uniche al mondo

La Patagonia. Regione ai confini del mondo dove Ande e Oceano Pacifico si guardano senza sospetto, dove la maestosità della natura selvaggia e rigogliosa si scontra con gli estremi luoghi desertici o – all’opposto – glaciali. Questa regione del Sud America, compresa tra Cile e Argentina, vanta la presenza di aree dalle caratteristiche geografiche uniche al mondo ed è anche una delle poche, a livello planetario, ancora abitata dai suoi antichi e originari popoli nativi.

Stiamo parlando dei Mapuche, popolo indigeno che nei secoli si è dovuto abituare a più-o-meno-pacifiche convivenze con ospiti stranieri dopo aver combattuto contro i conquistadores spagnoli per buona parte della seconda metà dello scorso millennio.

Questa volta però, l’ospite straniero deve abbandonare le sembianze del vecchio colonizzatore e usurpatore, per guadagnarsi piuttosto il titolo di proprietario terriero, perchè lui, quella terra non l’ha semplicemente occupata piantandoci sopra una bandierina, ma l’ha legittimamente acquistata quando Cile e Argentina ebbero la geniale illuminazione di guadagnare qualcosa da una terra tanto bella quanto infruttuosa.

Fu questo il caso di molti ricchi magnati, investitori e persino star di Hollywood come Sylvester Stallone, Jeremy Irons e Michael Douglas, ma anche di noti imprenditori tra cui i nostrani Benetton.

Al contrario delle sopracitate celebrities americane che si limitarono ad acquistare proprietà di lusso  per vivere qualche memorabile giornata in paradiso, i nostri Benetton acquistarono ben l’1% dell’intera regione a scopi prettamente produttivi. A quel punto, il nuovo polo industriale sorto in Patagonia non potè prescindere dalla condivisione del territorio con i nativi Mapuche, i quali si integrarono perfettamente con il tessuto sociale e lavorativo nato dall’insediamento del business italiano.

Quando parliamo di integrazione intendiamo riferirci a quella pacifica convivenza tra popoli nativi e ospiti stranieri che comporta la contaminazione da parte dei primi con le abitudini del tessuto sociale dei secondi, non da ultime importanti innovazioni a livello urbanistico e sanitario di cui i Mapuche hanno potuto usufruire da quando nel 1991 i Benetton acquistarono le loro terre.

Eppure ecco spuntare i problemi: i giornali si riempiono di notizie di rivolte e contestazioni da parte dei Mapuche contro il colosso italiano, accusato di aver impunemente sottratto agli abitanti del posto il proprio territorio e di averci versato sopra colate di cemento a spregio del diritto ancestrale della popolazione nativa di disporre delle terre dove è nata e cresciuta.

Ecco dunque che è bene puntualizzare come questo “diritto ancestrale” non costituisca un vero e  proprio diritto riconosciuto a livello giuridico da alcuna nazione, bensì potremmo definirlo come il buon senso di riconoscere ad un popolo la sacralità del bisogno di difendere le proprie radici e origini.

E per quanto riguarda i Mapuche, tale diritto viene difeso da più di 500 anni, dai secoli delle battaglie contro i conquistadores stranieri, e non certo solo dall’avvento dei Benetton, i quali – a dire il vero- nel 2004 addirittura acquistarono e donarono al popolo nativo ben 7500 ettari di terreno affinchè disponessero dei diritti di proprietari a tutti gli effetti, ancestrali e legali.

Con questo non vogliamo santificare la figura dei Benetton, ma per dovere di informazione è giusto avere ben chiaro il quadro completo della vicenda, senza limitarsi a guardare il dito invece di puntare alla luna, scegliendo sempre, ove possibile, la completezza e l’onestà della comunicazione.

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