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Cannabis in Italia, le 3 cose da sapere per essere davvero informati

Partiamo da una questione di base: al di là delle posizioni ideologiche o politiche, per migliaia di anni la canapa è stata un'importantissima pianta medicinale

Si fa presto a dire cannabis: a lungo demonizzata, la coltivazione di canapa in realtà è molto più della semplice produzione di quello che diventa una “canna” e ha importanti applicazioni sanitarie ed economiche, spesso sottovalutate e non sfruttate a pieno, soprattutto in Italia. Le spiegazioni degli esperti e le notizie sul blog di Prodotti-Cannabis.it ci aiutano a fare luce su questo tema, uscendo dalla retorica e dai pregiudizi.

  1. La canapa è uno stupefacente?

Partiamo da una questione di base: al di là delle posizioni ideologiche o politiche, per migliaia di anni la canapa è stata un’importantissima pianta medicinale, fino a quando gli Stati Uniti hanno lanciato una vera e propria battaglia di proibizionismo sul suo uso, che ha avuto conseguenze mondiali che si notano ancora oggi.

Negli ultimi decenni c’è stata una riscoperta delle proprietà farmacologiche della cannabis e delle sue possibili applicazioni, con tante pubblicazioni e studi scientifici riconosciuti che hanno dimostrato gli effetti positivi di trattamenti con questi prodotti come antidolorifico o antistress.

Venendo alla domanda, in Italia c’è ancora distinzione tra cannabis light e cannabis “non light”: la prima è legale, mentre la seconda è considerata uno stupefacente, seppur rientrante tra le droghe leggere. La bassa concentrazione di THC della versione legale fa perdere al prodotto i suoi effetti pisicotropi, ma ne mantiene tutti gli effetti rilassanti e distensivi.

  1. La cannabis in Italia è legale?

Veniamo quindi a un altro tema “scottante”: la legge 242 del 2016 – entrata in vigore nel gennaio dell’anno successivo – ha ammesso la coltivazione, l’utilizzo e la commercializzazione di una versione di cannabis legale: ovvero, una tipologia di canapa sativa che presenta concentrazioni di principio attivo (THC) non superiore allo 0,2% con un limite di tolleranza dello 0,5%, poi diventata nota col nome di cannabis light o marijuana light.

Questa decisione, per certi versi storica, ha dato un forte impulso al rinnovamento dell’interesse nei confronti del prodotto e ha dato una spinta anche all’economia nazionale: le applicazioni della canapa light sono molteplici e hanno portato alla nascita di imprese attive nella bioedilizia, nelle bioplastiche, nella cosmetica, nel campo alimentare o nella produzione di estratti terapeutici al CBD, come infiorescenze, hashish e oli sempre perfettamente legali.

Per dare qualche numero, il settore ha generato solo nel 2019 si contavano 10.000 addetti, 1500 aziende di produzione e trasformazione e un fatturato da 150 milioni di euro in tutta Italia, e in questa primavera i fatturati degli store sono triplicati, complice anche il Coronavirus.

  1. La storia della canapa in Italia: recuperare il primato dimenticato

Fino agli anni Trenta del Novecento, l’Italia era il più grande produttore di canapa legale al mondo: il nostro Paese, da solo, superava il totale di ettari coltivati nel resto del mondo, con 90mila ettari contro 85mila. In particolare, gli indumenti, le vele e le corde delle navi mercantili erano realizzati con questo materiale e costituivano una vera e propria eccellenza italiana.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il settore della canapa sprofondò gradualmente: i contadini rivolsero la propria attenzione ad altre coltivazioni, più remunerative nel breve periodo, e la campagna anti-cannabis degli Stati Uniti si fece sentire anche da noi, provocando un atteggiamento sempre più ostile delle istituzioni verso tale coltivazione.

Oggi in Italia si contano solo 4mila ettari coltivati a canapa, ma la crescente richiesta del mercato e la versatilità di questa pianta possono dare una spinta per trovare una nuova via di economia verde e far recuperare al Paese un primato che abbiamo abbandonato e dimenticato.

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