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Articolo Redazionale

Cosa sono gli attacchi di panico?

un fenomeno breve e intenso di ansia e paura estrema

È capitato a tutti di provare ansia o avere paura nella vita. Dai banchi di scuola, ai colloqui di lavoro. Dai primi appuntamenti in adolescenza fino agli attuali confronti con i superiori o altre persone autorevoli.

Nel corso della tua vita però forse hai avuto degli attacchi di panico. Un attacco di panico è un fenomeno breve e intenso di ansia e paura estrema. Secondo gli esperti chi lo vive non lo racconta così, anche come se stesse per morire. Spesso infatti chi ha queste crisi di ansia pensa sia il cuore che sta cedendo. Oppure crede di essere sul punto di perdere il controllo o di impazzire.

I sintomi degli attacchi di panico

I sintomi degli attacchi di panico si possono suddividere in due famiglie. I sintomi di ‘testa’ che hanno a che fare con i pensieri. Il grosso però è rappresentato dai sintomi di ‘pancia’ che rappresentano l’attivazione del corpo (detta neurovegetativa).

Ecco alcuni sintomi del panico:

  • Paura di morire
  • Paura di impazzire
  • Paura di perdere il controllo
  • Sudorazione
  • Vampate di calore
  • Brividi
  • Nausea o mal di stomaco
  • Sensazione di soffocamento
  • Tremori
  • Dolore al petto
  • Sensazione di svenire
  • Testa leggera

Una cosa è certa: gli attacchi di panico non sono pericolosi. Certo, sono esperienze che spaventano molto e possono portare le persone a temere di averne altri evitando alcuni luoghi. Però da un punto di vista medico non danneggiano il nostro organismo, non sono nocivi per la salute – almeno quello fisica.

Il disturbo di panico

Gli attacchi di panico in sé non sono problematici. Certo fanno paura, molta. Però non rappresentano un problema né per la salute fisica, né per il benessere mentale. Avere un attacco di panico rappresenta quindi un’esperienza comune e normale.

Il problema arriva in quelle persone che iniziano a temere di avere altri attacchi. Magari hai avuto una crisi di panico molto intensa oppure ti sei solo spaventato molto. Hai paura che capiti nuovamente. Gli scienziati che studiano il comportamento spiegano che noi impariamo associando le cose in maniera inconsapevole. Quindi chi ha avuto un attacco di panico in metropolitana può iniziare a temere le metropolitane. Così ogni volta che si avvicina al luogo dove è stato male, inizia a provare ansia. Quest’ansia provoca dei sintomi fisici del panico – anche se più lievi. Questi sintomi vengono letti come indizi di un attacco di panico ed ecco che inizia questo circolo vizioso. Quando una persona arriva a una certa soglia di ansia, scatta l’attacco.

Un ruolo importante nel disturbo di panico è dato dal comportamento di fuga dalle situazioni. Prendiamo il caso di Laura che ha avuto un attacco di panico in metropolitana e ha paura di quei luoghi. Entra in metro e inizia a percepire l’inizio di un attacco. Cosa farà? Ovviamente si allontana di fretta per mettersi in salvo. Ma se quei sintomi sono dovuti al fatto che è in metro, i sintomi allontanandosi spariscono.

Questo è un meccanismo molto potente. Entro in metro e sto male, mi allontano e passa la mia ansia. Quello che il cervello impara è che la risposta alla metro e a quei sintomi dev’essere la fuga. Cosi le persone imparano a fuggire da ciò che temono o che gli provoca ansia. È proprio in questo modo che gli esperti sostengono si crei l’agorafobia.

L’agorafobia è una paura che porta le persone a evitare luoghi aperti o affollati. Nei casi più gravi anche solo a uscire di casa. Tutto questo perché le persone vengono condizionate a scappare davanti a quei sintomi innocui ma terrificanti.

Esiste una cura per il panico?

Al giorno d’oggi esistono cure efficaci per il panico. Le più importanti associazioni mediche e scientifiche americane e la sanità pubblica inglese (la più importante al mondo) raccomandano un trattamento specifico. Una psicoterapia cognitiva e comportamentale specializzata per intervenire sul disturbo di panico.

Esiste anche la possibilità di utilizzare dei farmaci, ma a volte vengono sconsigliati in prima battuta. Questo perché alcuni studi mostrano come i farmaci possono peggiorare i risultati a lungo termine. Dopotutto un farmaco permette di ‘fuggire’ dai sintomi e non permette quindi di sconfiggere il problema alla base.

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