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Influencer, perché in Italia non piacciono ma all’estero sono richiesti?

Diventato un vero e proprio lavoro per molte persone, recentemente è emersa una certa avversione da parte di alcuni imprenditor

Negli ultimi anni abbiamo assistito al boom dei social network, un fenomeno che ha cambiato profondamente le nostre vite. Con l’ascesa di piattaforme come Facebook e Instagram sono nati anche gli influencer, una versione 2.0 dei personaggi famosi di un tempo popolari su TV e riviste. Diventato un vero e proprio lavoro per molte persone, recentemente è emersa una certa avversione da parte di alcuni imprenditori.

In particolare ristoranti, hotel e altri negozi e strutture vedrebbero gli influencer come persone che vogliono soltanto prodotti e servizi gratuiti oppure un trattamento speciale. Molti esercenti e imprenditori hanno deciso di ribellarsi a questo sistema, rifiutandosi di accoglierli nei loro locali. Eppure si tratta di una situazione tutta italiana, infatti all’estero gli influencer sono valorizzati e appezzati.

Come lavorano gli influencer all’estero

Se nel nostro Paese gli influencer non sono più ben visti, almeno da una parte dei commercianti e delle imprese, fuori dai confini nazionali sono considerati un valido sostegno da parte di molti imprenditori. Naturalmente la maggiore competitività rende molto più difficile emergere all’estero, per questo motivo sono in aumento fenomeni come comprare like Instagram, acquistare follower e altri aiuti che permettono di rendere più appetibile il proprio profilo.

Allo stesso tempo bar, ristoranti, pizzerie e altri locali si rivolgono frequentemente agli influencer, con servizi e proposte che si dividono in due tipologie. Le persone con un bacino di utenti moderato, ad esempio fino a 100 o 200 mila follower, possono ricevere spesso prodotti e servizi gratis in cambio di pubblicità sui social network, soprattutto su Instagram. Il ragionamento è piuttosto semplice, infatti il costo di un pranzo o di un paio di drink per un locale è piuttosto basso.

Ciò significa che con una spesa ridotta possono ottenere visibilità, raggiungendo quasi a costo zero migliaia di persone. Ovviamente i gestori non sono degli sprovveduti, poiché acquistare visualizzazioni e sponsorizzare direttamente i contenuti aziendali è molto caro, specialmente in paesi come gli Stati Uniti dove il mercato è più evoluto e maturo. Alla fine dei conti gli influencer possono ricevere prodotti e servizi senza pagare, mentre gli imprenditori risparmiano sui costi pubblicitari, in quanto la visibilità acquisita in questo modo è più economica.

L’altro tipo di collaborazioni con gli influencer sono con i personaggi più celebri, con milioni di follower oppure famosi anche al di fuori dei social network. In questo caso è necessario fare dei veri e propri investimenti, con campagne mirate a pagamento in cui l’influencer viene remunerato per mangiare in quel ristorante o farsi vedere in quel bar. In cambio vengono pubblicate delle foto e dei contenuti, in base agli accordi presi al momento della sottoscrizione del contratto.

Perché in Italia il settore influencer non decolla?

Se all’estero gli influencer sono dei normali lavoratori, o meglio degli imprenditori che utilizzano la propria visibilità per guadagnare, in Italia la situazione è abbastanza differente. In particolare sono visti come dei privilegiati, delle persone che non fanno nulla, ricevono prodotti e servizi gratis e sostanzialmente vivono alle spalle della società. Naturalmente si tratta di una visione distorta della realtà, forse dovuta a una certa immaturità nostrana nei confronti delle nuove tecnologie e dei lavori che sono emersi con il boom di internet e dei dispositivi mobili.

Senza dubbio i comportamenti scorretti e prepotenti sono da condannare, tuttavia non bisogna giudicare negativamente un settore soltanto perché innovativo e differente. Nonostante possa sembrare strano a una persona che fa un lavoro duro 40 ore la settimana, non vanno criticati a priori occupazioni come l’influencer, a tutti gli effetti un lavoro come un altro. Non c’è molta differenza con una modella, un’attrice o una persona che frequenta i salotti televisivi, la quale può sfruttare la sua esposizione mediatica per guadagnare soldi con la pubblicità.

Allo stesso modo può ricevere un pranzo gratuito da un ristorante, il quale può a sua volta usufruire della presenza per farsi conoscere e aumentare il giro d‘affari. Il web e le nuove tecnologie rappresentano un cambiamento sociale importante, ma non bisogna demonizzare le nuove generazioni o chi riesce a fare soldi postando foto o altri contenuti sui social. Spesso dietro c’è molto lavoro di preparazione, anni passati a far crescere il profilo e un equipe di persone che si occupano di vari aspetti, dalla parte commerciale all’ambito legale.

Al contrario alcuni giovani sono riusciti a trovare nuove opportunità professionali, diventando influencer, youtuber o gamer, occupazioni serie che richiedono impegno al pari di altri lavori. L’influencer marketing può essere sfruttato dalle aziende per abbattere i costi della pubblicità, ottenere visibilità in fretta e raggiungere persone difficili da incontrare con i mezzi tradizionali, tra l’altro sempre più in crisi. I social, internet e la tecnologia fanno ormai parte della nostra vita, dunque bisogna accettare questo cambiamento e cercare di adeguarsi alle novità per non venire schiacciati dalla modernità.

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