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Inps: cresce il numero di percettori di Reddito di Cittadinanza

Con ogni probabilità, l'incremento del numero dei percettori è andato acuendosi a seguito dell'emergenza sanitaria

Il numero dei percettori di Reddito di Cittadinanza continua a crescere: è questo ciò che emerge analizzando i dati statistici messi a disposizione dall’Inps, Istituto di Previdenza Sociale che eroga mensilmente gli importi dovuti.

La platea dei percettori si è ampliata negli ultimi mesi

Con ogni probabilità, l’incremento del numero dei percettori è andato acuendosi a seguito dell’emergenza sanitaria, la quale ha comportato non pochi problemi economici per molte categorie di cittadini, si pensi alle partite IVA e ai lavoratori precari.

Quel che è certo è che la situazione economica di molte famiglie e singoli cittadini è peggiorata in molti diversi casi, di conseguenza la platea dei percettori del Reddito di Cittadinanza sta andando ampliandosi.

Ovviamente, per poter percepire il Reddito di Cittadinanza devono sussistere diversi fattori di natura patrimoniale, di conseguenza mensilmente ci sono anche tantissime domande che vengono respinte proprio perché, per una qualche ragione, vengono sforati i “paletti” fissati dall’istituto previdenziale.

Le cifre presentate dall’Inps

Inps ha recentemente sottolineato che a cavallo tra il mese di aprile e quello di maggio il numero complessivo dei percettori di Reddito di Cittadinanza a livello nazionale è risultato essere pari a circa 1.171.000 di cittadini, cifra ben superiore rispetto al mese di gennaio, quando i titolari del sussidio si attestavano a quota 1.041.462.

Durante il periodo di lockdown, dunque, il numero di percettori è cresciuto di circa 130.000 unità; con ogni probabilità i nuovi titolari di Reddito di Cittadinanza sono superiori rispetto a tale cifra in quanto, verosimilmente, in tale lasso temporale ci saranno stati anche dei soggetti decaduti dal diritto.

Un quadro economico poco roseo

Il quadro relativo al prossimo futuro non è dei più rosei: la pandemia che ha toccato l’Italia ha infatti inferto un duro colpo ad un’economia già tutt’altro che florida, di conseguenza tutto lascia immaginare che il numero di persone che avranno modo di lavorare, quantomeno in maniera regolare, nei mesi a venire, rimarrà su livelli piuttosto bassi.

Per contro, l’esigenza di sussidi statali per poter provvedere alle esigenze di base continuerà ad essere accentuata: è verosimile immaginare che sempre più persone richiederanno con successo il Reddito di Cittadinanza, ma non bisogna trascurare anche altre forme di sussidio, come il Reddito di Emergenza, che è stato recentemente ideato per aiutare le famiglie in condizioni di impellente difficoltà economica.

A questo vanno ad aggiungersi molte altre uscite di cui l’istituto previdenziale deve farsi carico, si pensi ad esempio alle Naspi e alle DisColl che spettano ai lavoratori precari al termine del loro contratto, oppure ai sussidi di cassa integrazione, solo per fare alcuni esempi.

In questa situazione tutt’altro che florida per l’economia nazionale e, in generale, per tutto il lavoro “produttivo”, è senz’altro legittimo nutrire dei dubbi su quella che potrà essere la futura tenuta del sistema.

La necessità di politiche lungimiranti

L’incertezza diviene elevata soprattutto in un’ottica di lungo periodo, si pensi ad esempio ai cittadini più giovani, che gioveranno della loro pensione solo tra diversi decenni e che, a causa della disoccupazione e della precarietà del lavoro, giungeranno in età pensionabile con contributi davvero minimi.

Proprio per questo motivo, d’altronde, sempre più persone valutano con attenzione la cosiddetta previdenza alternativa, magari informandosi su come scegliere il fondo pensione presso portali web specializzati come InPensione.

Sicuramente non è il caso di fare allarmismi, ma è evidente che per poter guardare al futuro con serenità occorrono delle misure ben strutturate e lungimiranti.

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