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Articolo Redazionale

L’importante opera di Don Stefano Meloni nella borgata Gordiani

il suo progetto di accoglienza per i poveri.

A Roma, considerata il “cuore della cristianità”, i sacerdoti in prima linea impegnati per l’ accoglienza dei più bisognosi sono tanti; tra questi c’è anche Don Stefano Meloni, che porta avanti da anni il suo progetto di accoglienza per i poveri.

Don Stefano Meloni: storia e arrivo alla borgata Gordiani

Don Stefano Meloni trascorse la sua adolescenza come volontario nella casa d’ accoglienza “Dono di Maria” delle suore Madre Teresa di Calcutta, dove gli fu insegnato il valore di saper ascoltare e servire e proprio lì, dopo l’incontro con Madre Teresa di Calcutta, comprese la sua vocazione e il suo desiderio di dedicare la sua vita a Dio e agli altri.

Dal suo arrivo nel ’99, Don Stefano ha permesso che la parrocchia S. Maria della Misericordia diventasse un luogo accogliente per tutti i fedeli, ciò lo dimostra la presenza di tante persone alla Santa Messa domenicale, ragazzi all’oratorio, la partecipazione al centro di ascolto e centinaia di volontari al servizio dei più bisognosi.

Don Stefano Meloni è stato poi nominato Parroco alla Chiesa di San Gregorio Magno alla Magliana, nel Settore Ovest della città, dopo essere stato dal 1999 alla Chiesa dei Gordiani.

La sua grande opera: la Casa di accoglienza San Giovanni Calabria

Giunto nella parrocchia di una periferia dimenticata di Roma, la Borgata Gordiani, che ai tempi era poco più di una baraccopoli, dove vivevano persone che non avevano da mangiare e dormivano per strada, Don Stefano Meloni decide di aprire una piccola casa di accoglienza accanto alla parrocchia, la “San Giovanni Calabria“, per garantire pasti caldi e un posto sicuro a tutti i bisognosi, ma soprattutto per dargli una speranza di un futuro migliore.

Gli ospiti della casa di accoglienza di Don stefano sono per lo più anziani, ai quali il parroco è riuscito a garantire, per periodi più o meno limitati,vitto e alloggio.

La casa di accoglienza continua la sua opera solamente grazie alla carità dei propri fedeli, di quella di altre parrocchie del quartiere Prenestino e infine grazie all’impegno dei volontari che si occupano di fare la spesa, oltre a preparare i pasti e lavare i piatti e vivere il centro come se fosse la loro vera casa.

Dice Don Stefano “Una volta accolti, i poveri vengono fatti accomodare ai tavoli e vengono serviti i pasti, per ridare loro la dignità che la situazione in cui vivono gli fa mancare. Poiché basta poco per dare aiuto a chi ne ha di bisogno.”

Don Stefano Meloni ha imparato che la scuola evangelica più grande è semplice e accogliente.

Via dei Gordiani e zone limitrofe prima dell’arrivo di Don Stefano e della sua grande opera, erano una grande baraccopoli dove vivevano famiglie e cittadini con gravi problemi di disagio sociale. Fu proprio questo scenario che contribuì negli anni a rendere il quartiere molto noto, conosciuto infatti per i film neorealisti girati sul posto, e i libri di Pasolini che, non a caso, raccontano le realtà crude delle famiglie che vivevano nella borgata.

Ad oggi, quella che prima era la borgata Gordiani, è stata bonificata e riqualificata ed è diventato un posto vivace e pulito dove al centro, come un vero cuore che batte, si trova la parrocchia di S. Maria della Misericordia.

Nella sua opera Don Stefano ha voluto essere vicino alle persone, ciò è dimostrato dalla continua presenza di gente che si recava in Chiesa per un suo consiglio o per ricevere supporto quando ne era ancora parroco.

Nella casa di accoglienza, da lui stesso fondata, si respira davvero aria di casa e, come tutte le case, ci sono  anche delle regole da rispettare.

Ad oggi la parrocchia continua ed espandere il suo progetto con iniziative sempre nuove, basate sulla filosofia di Don Stefano “la parrocchia è il seme e frumento della vita, oltre ad esserne la gioia.”

A tale proposito ricordiamo il progetto “Teatro” adatto a tutte le età: per i bambini impegnati a preparare le recite per le feste religiose, per i giovani che hanno la possibilità di frequentare una scuola teatrale, seguiti da un regista professionista, ed infine per gli adulti, che invece possono conoscere e avere un confronto con autori importanti.

Non può mancare il centro estivo dell’oratorio dedicato ai ragazzi, dove per circa tre mesi dei volontari accompagnano i ragazzi nel loro cammino di crescita, sia dal punto di vista spirituale, sia per ciò che riguarda scuola, sport, servizi sociali di ogni genere.

La chiesa Santa Maria Madre della Misericordia ha sempre marciato in prima linea, per aiutare le realtà meno abbienti. Da questa esigenza, circa trent’anni fa nasce il Centro di Ascolto per le famiglie.

Qui, ogni mese, i cittadini si riuniscono per pregare tutti insieme, condividendo inoltre i loro problemi e le loro esperienze di una vita difficile.

Non di meno importanza è il Gruppo carità, un altro impegno umanitario della parrocchia per la sua borgata, dove viene data assistenza nelle distribuzione di beni di prima necessità come generi alimentari e abbigliamento, oltre a dare accoglienza.

Quest’ ultimo progetto ha creato un filo di collegamento tra il quartiere e il campo rom poco distante; questo nuovo insediamento ha creato una situazione complessa nel quartiere dando, purtroppo, anche origine a scontri fisici e culturali.

In tale situazione di difficoltà di comunicazione, Don Stefano ha avuto un ruolo di grande importanza; è diventato l’anello di giunzione organizzando un punto di incontro per cercare di incoraggiarli a instaurare tra loro un dialogo in un clima di rispetto reciproco.

Uno dei principali obiettivi è l’integrazione e inserimento dei giovani del campo nomadi nel mondo del lavoro, oltre alla conoscenza della nostra cultura.

L’impresa non è stata facile da portare avanti ma alcuni risultati positivi ci sono stati come ad esempio l’avere dei rapporti più distesi e amichevoli tra i cittadini e gli abitanti del campo nomadi.

Nel corso degli anni Don Stefano ha visto passare generazioni di ragazzi ribelli, famiglie disperate senza più progetti per il futuro, anziani vivere e dormire per strada senza avere nè soldi nè cibo per mangiare. Ma grazie al suo aiuto e alla sua benevolenza non è mutato solo il quartiere, ma anche l’animo delle persone che hanno visto all’orizzonte uno spiraglio di speranza per il loro futuro.

L’idea di Don Stefano Meloni era quella di una Casa di Accoglienza aperta a tutti, senza nessuna barriera di pregiudizi, aperta ai problemi del mondo esterno e che mette in primo piano la crescita e il riscatto personale e sociale di persone che a causa della loro condizione lo avevano perso.

Cliccare qui per contribuire al sostentamento di Don Stefano e di tutti i sacerdoti che come lui portano avanti opere di carità e aiuto ai più deboli,  tramite il sito Insieme ai Sacerdoti.

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