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Nostalgia canaglia, ieri Monòpoli oggi VR dai giochi di società e le ludoteche di un tempo al gaming virtuale

Alcuni lettori, principalmente gli over 40, ricordano quando tra la fine gli anni '80 e la prima metà dei '90 in Italia c'era stato un vero e proprio boom di ludoteche.

Forse non tutti conoscono la vera storia e le origini del Monopoly. Anzi, Monòpoli con la “o” accentata che risalta, giacché il celebre gioco di società in Italia inizia ad essere prodotto nel 1935 e viene immediatamente italianizzato con l’accento sulla “o” e con lo scopo di discostarsi dal concetto di monopolio. In realtà, il primo vero prototipo del Monòpoli è stato ideato nel 1903 dalla scrittrice americana Elizabeth Magie. La donna era una sostenitrice della filosofia economica di Henry George e creò un passatempo con finalità didattiche proprio per divulgarne le teorie. Il gioco fu chiamato The Landlord’s Game che significa: il gioco dei proprietari terrieri.

Ma il Monopoly, così si chiama ufficialmente dal 2009 quando anche la distribuzione italiana è diventata di proprietà della Hasbro, che ha riportato il nome a quello originale americano, è solo uno dei numerosissimi giochi della nostra infanzia o “vintage” per i più giovani che amano ripescare nel passato.

Alcuni lettori, principalmente gli over 40, ricordano quando tra la fine gli anni ’80 e la prima metà dei ’90 in Italia c’era stato un vero e proprio boom di ludoteche. Quei locali in cui solitamente si andava a bere dopo cena avevano riempito i propri scaffali di giochi da tavolo, anzi, è più corretto dire da società. Non si trattava di luoghi periferici o a frequentazione esclusivamente pomeridiana, ma di locali in centro, quelli che dopo le 22 si riempivano gente e dove la birra sgorgava a fiumi.

Esistevano due o tre titoli che non mancavano mai, che erano sempre lì a disposizione per il primo gruppo di amici che arriva, ed erano Brivido, Trivial Pursuit e, of course, il Monòpoli. Insieme agli intramontabili scacchi, la dama e Forza 4 e ovviamente le carte. Per non parlare di tutti quei giochi ispirati ai programmi televisivi che ora può capitarci di rivedere (o per i più giovani di vedere per la prima volta) su Techetecheté.

Oggi invece è la Play a ricoprire il ruolo di gioco di società. Non c’è bisogno di uscire, ci si trova a casa di qualcuno e si infila il disco. Naturale passaggio da analogico a digitale, anzi con i giochi per gli Oculus Rift, dovremmo dire, più specificatamente, a realtà virtuale.

Ed è sempre virtualmente che migliaia e migliaia di giocatori vanno oggi a sfidarsi sulle piattaforme on line. Chi addirittura in streaming live o chi abitualmente sui portali di gaming.

Perché come per i giochi da tavolo o di società, anche quelli di fortuna, ormai da un decennio, hanno trovato una loro nuova modalità di fruizione, vedi per esempio il gioco del poker. E proprio il poker, la cui prima bibliografia risale a metà ‘800 e che fu probabilmente insegnato ai colonizzatori francesi di New Orleans dai marinai persiani, è uno di quei giochi che con il passaggio online ne ha giovato in termini di proposte: sono stati inseriti i video, gli streaming e soprattutto i tornei. Ora, sui siti dedicati al poker online, l’ambiente di gioco è personalizzabile e in qualsiasi momento si può accedere live ai tavoli heads-up a sei mani, come se si stesse in una sala fisica.

Altissimo in termini di videogame è l’interesse per lo sport, basta guardare tutte le proposte della Play e di Nintendo.

Tuttavia, sia i nostalgici che gli amanti del vintage, possono serenamente rimbalzare dalla rete ai vecchi giochi da tavolo ben conservati magari dai genitori o nelle nuove riedizioni. E nel caso qualche titolo sia proprio introvabile o manchino i pezzi, sicuramente una versione digitale qualcuno l’avrà inventata e messa on line.

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