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Scaramanzia e portafortuna: simboli e usanze da tutto il mondo

Ogni cultura ha prodotto, nel corso dei secoli, numerosi simboli scaramantici, alcuni dei quali si sono diffusi in tutto il mondo.

Il motto “non è vero ma ci credo” sintetizza in maniera molto efficace il rapporto che in tanti hanno con la scaramanzia, quella serie di riti, abitudini e gesti che fanno parte della cultura popolare e della tradizione. A differenza di quanto si possa pensare, non si tratta di un fenomeno solo italiano, anzi. In tutte le culture del mondo ci sono segni e simboli dal significato scaramantico e propiziatorio, spesso associati ad oggetti considerati portafortuna.

Cos’è la scaramanzia

Come spiega la versione online dell’Enciclopedia Treccani, la scaramanzia è definibile come “scongiuro, formula magica o anche amuleto cui si attribuisce la capacità di allontanare la iettatura e il malocchio, usati quindi per propiziarsi la fortuna”. Il termine deriva probabilmente da “gramanzia” che, a sua volta, potrebbe essere una forma alterata della parola “chiromanzia”, derivante dal greco “cheiromanteìa”, ossia “lettura della mano”. Com’è facile intuire, rientrano nel perimetro della scaramanzia tutte le pratiche e le credenze, fondate principalmente sulla superstizione, caratterizzate da una connotazione propiziatoria o protettiva rispetto alla malasorte.

Simboli e oggetti scaramantici da tutto il mondo

Ogni cultura ha prodotto, nel corso dei secoli, numerosi simboli scaramantici, alcuni dei quali si sono diffusi in tutto il mondo. Di seguito, vediamo quali sono.

  • Lo scarabeo. Furono gli egizi ad assegnare, per primi, facoltà propiziatorie a questo animale, considerato il simbolo della resurrezione. Veniva associato ad eventi lieti e ritenuto in grado di migliorare le facoltà intuitive e spirituali;
  • La zampa di coniglio. Originario della cultura Hoodoo, questo amuleto viene associato alla fertilità, per via della facilità di riproduzione del coniglio. Col tempo, l’associazione propizia è diventata più ampia ed oggi è un simbolo portafortuna noto in tutto il mondo;
  • Il ferro di cavallo. Altro simbolo universale di buon auspicio, secondo la scaramanzia va appeso alla porta di casa con le estremità rivolte verso l’alto per tenere lontana la sfortuna. Secondo un’antica leggenda inglese, un monaco ed un abate riuscirono ad intrappolare il Diavolo proprio all’interno di un ferro di cavallo;
  • Il corno. Simbolo di fertilità e potenza, veniva utilizzato come talismano fin dall’antichità. In epoca moderna, è particolarmente famoso il corno napoletano, leggermente storto e dal tipico colore rosso, retaggio di una credenza diffusasi nel Medioevo;
  • Il gatto della fortuna. Si tratta del “maneki neko” (letteralmente, “il gatto che chiama”) ed è un amuleto tipico della tradizione giapponese, a forma di gatto con la zampa alzata. Le origini del talismano sono incerte ma, molto probabilmente, fece la sua comparsa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Negli anni Sessanta divenne popolare anche negli USA grazie al libro “The culture of Cat” di Patricia Dale-Green. Oggigiorno, i maneki neko sono facilmente reperibili anche online, grazie a e-commerce specializzati come it;
  • Il Nazar. Noto anche come “occhio di Allah” o “occhio del Diavolo”, è un talismano caratteristico del Medio Oriente. La foggia è quella di un pendaglio o una perla decorati o dipinti in modo tale da raffigurare un occhio. Secondo le tradizioni locali, il Nazar protegge dal malocchio e dalla sfortuna;
  • Le ghiande. Tra le credenze popolari diffuse nei paesi del Nord Europa vi è quella per cui qualche ghianda, appoggiata sul davanzale, sia sufficiente per tenere lontani dalla casa i fulmini e altri eventi nefasti. Il valore propiziatorio di questo frutto deriva anche dalle antiche tradizioni dei popoli germanici, i quali lo consideravano il simbolo del dio Thor;
  • La coccinella. Questo animale è considerato portafortuna fin dall’antichità, quando la presenza delle coccinelle era un segno di buon auspicio, dal momento che queste si nutrono degli afidi che possono danneggiare le coltivazioni.

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