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#fiumicino, lo scandalo dell’asilo crollato in fase di costruzione

Giovanni Olivieri: ''Il cantiere è stato posto sotto sequestro pochi mesi dopo l'inizio dei lavori e ad oggi risulta completamente abbandonato''

Fiumicino, lo scandalo dell’asilo crollato in fase di costruzione

Il Faro on line – ”In questi giorni, sull’onda emotiva del recente terremoto molti chiedono il fascicolo del fabbricato. Ottima idea, ma il fascicolo del costruttore chi lo chiede? Chi ha le competenze per sapere se i materiali che usa sono quelli adatti? Prendiamo come esempio il nuovo asilo nido Comunale di Fiumicino in via Coni Zugna angolo via Passo Buole, i lavori sono iniziati nel febbraio del 2014, ma ad oggi quel che rimane è solo un cumulo di macerie e tanto degrado, proprio di fronte al già presente complesso scolastico di via Coni Zugna ad occhi inesperti potrebbe davvero essere paragonato ad uno dei tanti edifici pubblici e privati crollati nel centro Italia” – lo dichiara Giovanni Olivieri, Sindacalista Fim-Cisl e componente del direttivo regionale del Lazio.

”E non si tratta nemmeno del solito lavoro pubblico all’italiana del tipo ‘prendi i soldi e scappa’ – continua Olivieri -. Purtroppo la cosa è ancora più grave ed allarmante se possibile, infatti il crollo del solaio del nuovo edificio è avvenuto fortunatamente mentre si stava costruendo l’asilo nido. Non oso immaginare nemmeno se fosse successo una mattina di qualche giorno dopo l’inaugurazione”.

”Il cantiere è stato posto sotto sequestro pochi mesi dopo l’inizio dei lavori  – si spiega nel comunicato – e ad oggi risulta completamente abbandonato, privando Fiumicino di un asilo di cui avrebbe disperato bisogno visti i prezzi di quelli privati e le lunghe liste di attesa per quelli pubblici. I lavori sarebbero dovuti durare poco meno di 24 mesi per un importo vicino al milione di euro. Ritengo il sindaco Montino e la sua giunta parte lesa e degni di assoluto rispetto ed estranei ad ogni eventuale malaffare, ma non è possibile affidare soldi pubblici e la costruzione di opere di primaria necessità in modo cosi superficiale e soprattutto non prevedere una uscita di “emergenza” in casi di questo genere”.

”Quindi ritorniamo sempre al punto di partenza – conclude il Sindacalista -, bene tutto quanto si sta facendo e chiedendo affinché eventi simili non provochino ogni volta una strage, mentre in altri Paesi paragonabili all’Italia al massimo crolla l’intonaco, ma occorre che a tutto questo seguano delle best practice che portino ad un nuovo modo di operare quando si tratta di mettere in sicurezza vite umane, sia che si tratti di edifici pubblici o privati. Altrimenti anche il sacrificio di queste vite sarà stato vano come tutte le altre dei terremoti e delle calamità precedenti”.