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Il grido del Papa contro la mafia: “C’è bisogno di uomini d’amore non di uomini d’onore”

Il Pontefice a Palermo per ricordare il beato Giuseppe Puglisi, martire di mafia, a 25 anni dal suo omicidio: "Dio-amore ripudia ogni violenza e ama tutti gli uomini"

Palermo - "Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore. Oggi abbiamo bisogno di uomini di amore, non di uomini di onore; di servizio, non di sopraffazione; di camminare insieme, non di rincorrere il potere".

E' un appello alla conversione quello che Papa Francesco lancia dal palco del Foro Italico di Palermo. Il Pontefice celebra la Santa Messa nella memoria liturgica di don Pino Puglisi, ucciso nel giorno del suo compleanno (il 15 settembre) venticinque anni fa da quegli stessi uomini d'onore che si professavano, oggi come allora, cristiani.

Un grido che richiama alla memoria quello pronunciato a braccio da Giovanni Paolo II nel maggio del 1993, quando nella splendida cornice della Valle dei Templi di Agrigento, per primo condannò l'operato della mafia, dividendo nettamente la fede cristiana dalla religiosità mafiosa.

Pochi mesi dopo le parole del Papa polacco, l'omicidio di 3P, come lo chiamano i palermitani (Padre Pino Puglisi): al suo uccisore, quel prete scomodo che Cosa nostra provò a silenziare, don Pino rispose con un sorriso.

Alle oltre centomila persone che affollano il lungomare di Palermo, Bergoglio, sulla scia del suo predecessore, ricorda che "non si può credere in Dio e odiare il fratello", precisando: "Se la litania mafiosa è: 'Tu non sai chi sono io', quella cristiana è: 'Io ho bisogno di te'. Se la minaccia mafiosa è: 'Tu me la pagherai', la preghiera cristiana è: 'Signore, aiutami ad amare'. Perciò ai mafiosi dico: cambiate! Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi, convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo! Altrimenti, la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte".

La vittoria della vita

Commentando le letture della liturgia dedicata al beato palermitano, il Santo Padre fa notare che esse parlano "di vittoria e di sconfitta". E spiega:

"Questa è la sconfitta: perde chi ama la propria vita. Perché? Non certo perché bisogna avere in odio la vita: la vita va amata e difesa, è il primo dono di Dio! Quel che porta alla sconfitta è amare la propria vita, amare il proprio. Chi vive per il proprio perde".

Oggi, tuttavia, il mondo sembra dirci il contrario: "Chi moltiplica i suoi fatturati, chi ha successo, chi soddisfa pienamente i propri bisogni appare vincente. La pubblicità ci martella con questa idea, eppure Gesù non è d’accordo e la ribalta".

Dunque, prosegue il Papa, "c’è da scegliere: amore o egoismo". L’egoista pensa a curare la propria vita e si attacca alle cose, ai soldi, al potere, al piacere". Ma così facendo "il cuore si anestetizza" e "finisce sempre male: alla fine si resta soli, col vuoto dentro".

Per Bergoglio, l'idea "per andare avanti servono soldi e potere" è "una grande illusione". Questi, sottolinea, "non liberano l’uomo, lo rendono schiavo".

"Dio non esercita il potere per risolvere i mali nostri e del mondo. La sua via è sempre quella dell’amore umile: solo l’amore libera dentro, dà pace e gioia - spiega -. Per questo il vero potere, secondo Dio, è il servizio. E la voce più forte non è quella di chi grida di più, ma la preghiera. E il successo più grande non è la propria fama, ma la propria testimonianza".

Preti del sorriso

"Oggi siamo chiamati a scegliere da che parte stare: vivere per sé o donare la vita", ammonisce il Pontefice, che ricorda così la figura del beato Puglisi: "Non viveva per farsi vedere, non viveva di appelli anti-mafia, e nemmeno si accontentava di non far nulla di male, ma seminava il bene, tanto bene. La sua sembrava una logica perdente, mentre pareva vincente la logica del portafoglio. Ma padre Pino aveva ragione: la logica del dio-denaro è perdente".

"Guardiamoci dentro. Avere spinge sempre a volere: ho una cosa e subito ne voglio un’altra, e poi un’altra ancora, sempre di più, senza fine. Più hai, più vuoi: è una brutta dipendenza. Chi si gonfia di cose scoppia. Chi ama, invece, ritrova se stesso e scopre quanto è bello aiutare, servire; trova la gioia dentro e il sorriso fuori, come è stato per don Pino".

"Quando morì nel giorno del suo compleanno - prosegue Francesco -, coronò la sua vittoria col sorriso, con quel sorriso che non fece dormire di notte il suo uccisore. Padre Pino era inerme, ma il suo sorriso trasmetteva la forza di Dio: non un bagliore accecante, ma una luce gentile che scava dentro e rischiara il cuore".

Questa, sottolinea il Papa, "è la luce dell’amore, del dono, del servizio. Abbiamo bisogno di tanti preti del sorriso, di cristiani del sorriso, non perché prendono le cose alla leggera, ma perché sono ricchi soltanto della gioia di Dio, perché credono nell’amore e vivono per servire. È dando la vita che si trova la gioia".

"Don Pino sapeva che rischiava, ma sapeva soprattutto che il pericolo vero nella vita è non rischiare, è vivacchiare tra comodità, mezzucci e scorciatoie. Dio ci liberi dal vivere al ribasso, accontentandoci di mezze verità. Dio ci liberi da una vita piccola, che gira attorno ai 'piccioli'. Ci liberi dal pensare che tutto va bene se a me va bene. Ci liberi dal crederci giusti se non facciamo nulla per contrastare l’ingiustizia. Ci liberi dal crederci buoni solo perché non facciamo nulla di male. Signore, donaci il desiderio di fare il bene; di cercare la verità detestando la falsità; di scegliere il sacrificio, non la pigrizia; l’amore, non l’odio; il perdono, non la vendetta".

Poi, l'appello alla conversione dei mafiosi: "Non si può credere in Dio e odiare il fratello. La parola odio va cancellata dalla vita cristiana. Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Perciò ai mafiosi dico: cambiate! Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi, convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo! Altrimenti, la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte".

Un populismo cristiano

Ripetendo le parole del Vangelo, il Pontefice sottolinea: "Non si può seguire Gesù con le idee, bisogna darsi da fare. 'Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto', ripeteva don Pino. Quanti di noi mettono in pratica queste sue parole? Oggi, davanti a lui domandiamoci: 'Che cosa posso fare io? Che cosa posso fare per gli altri, per la Chiesa?' Non aspettare che la Chiesa faccia qualcosa per te, comincia tu. Non aspettare la società, inizia tu! Non pensare a te stesso, non fuggire dalla tua responsabilità, scegli l’amore! Senti la vita della tua gente che ha bisogno, ascolta il tuo popolo. Questo è l’unico populismo possibile, l’unico 'populismo cristiano': sentire e servire il popolo, senza gridare, accusare e suscitare contese".

"Così ha fatto padre Pino, povero fra i poveri della sua terra. Ecco la mentalità vincente. Ecco la vittoria della fede, che nasce dal dono quotidiano di sé, che porta il sorriso di Dio sulle strade del mondo, che nasce dallo scandalo del martirio. Dare la vita è stato il segreto della sua vittoria, il segreto di una vita bella. Oggi scegliamo anche noi una vita bella".

Nel pomeriggio la visita al quartiere Brancaccio, dove operava don Puglisi, e l'incontro con i clero diocesano e i giovani palermitani.

(Il Faro online) – Foto © Vatican Media