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Lotta alle microplastiche nel Tevere, un nemico (quasi) invisibile: la missione di “Tara”

La goletta oceanografica della "Fondation Tara Océan" è ormeggiata al Porto Turistico di Roma per analizzare le acque del Tevere

Ostia – La “Fondation Tara Océan” nasce in Francia nel 2003. Servendosi della goletta oceanografica “Tara”, all’opera da oltre dieci anni e momentaneamente attraccata nel Porto Turistico di Roma, la Fondazione ha oggi come obiettivo quello di individuare le origini dell’inquinamento da microplastiche nei mari europei attraverso il campionamento e l’analisi delle acque di dieci dei suoi principali fiumi, tra cui il Tevere: è questa la “Mission Microplastics 2019”.

La rete che “cattura” le microplastiche in mare

Una missione i cui risultati non sono, al momento, granché confortanti: la quantità di particelle di plastica presente nei nostri fiumi estuari è, infatti, piuttosto alta – anche e soprattutto nel Tevere.

Come sottolineato dagli studiosi a bordo della “Tara”, l’80% dei rifiuti che inquinano i mari e gli oceani del nostro pianeta provengono dalla terra ferma – e ne produciamo oltre 8 milioni di tonnellate l’anno.

“Ma la plastica – precisano – non è di per sé maligna: è, anzi, un materiale che ci è molto utile. Il problema sta nell’uso che ne facciamo, spesso e volentieri smodato: la maggior parte dei rifiuti in plastica che inquinano le nostre acque sono prodotti monouso, di cui dovremmo imparare a limitare drasticamente il consumo”.

Ma quel che più sorprende i ricercatori a bordo della goletta oceanografica è il fatto che almeno il 60% delle plastiche presenti in mare siano già ridotte a minuscoli pezzi nel momento in cui escono dai fiumi e si riversano nei mari: ciò rende ancora più difficoltosa la pulizia delle acque perché, se si asportassero le microplastiche, verrebbero asportati anche quei microrganismi che costituiscono la flora e la fauna marina, causando una vera e propria catastrofe ambientale.

Uno dei laboratori a bordo della “Tara” in cui vengono separate e classificate le microplastiche

D’altro canto, l’inquinamento delle acque di tutto il mondo sta inevitabilmente modificando anche il comportamento degli esseri viventi che vi abitano: alcuni organismi, infatti, non riescono più a capire quando doversi riprodurre; altri, invece, divorano particelle di plastica scambiandole per plancton – il che li conduce, nella stragrande maggioranza dei casi, ad una morte lenta e dolorosa.

“Ogni giorno – ci ricordano i ricercatori della “Fondation Tara Océan” – ci svegliamo e siamo sia parte del problema che parte della soluzione: è importante impegnarsi affinché sia quest’ultima a prevalere”.

(Il Faro online)